Anna Utopia Giordano: bellezza tra estetica e visioni

Primo progetto per la modella e performer Anna Utopia Giordano, primo lavoro di spoken word dal titolo “Fogli d’ombra” in cui liriche lisergiche e visionarie si adagiano su urbane sensazioni sonore costruite grazie agli interventi musicali di Giuseppe Fiori, Leonardo Barilaro e Un Artista Minimalista. Ci pare efficace il gioco di luce, anacronistico sicuramente, decisamente sociale per molti aspetti che le liriche ci regalano. Un lavoro difficile che non ha troppi appigli abitudinari, che invita al viaggio onirico tra le righe, dove il suono spesso è sostanza a se stante e trascina la parola più che attenderci il contrario. “Fogli d’ombra” mi pare sappia ben giocare anche con l’impossibilità e l’immobilità della sostanza. La bellezza per noi passa anche dalla quiete e dall’osservazione. E questo progetto regala ampio spazio alla contemplazione…

Noi iniziamo sempre parlando di bellezza. E tu ne hai da vendere… ma andando oltre le righe, per te cos’è la bellezza?
Ti ringrazio. Il discorso sulla bellezza e l’estetica è molto ampio, restringendolo alla bellezza dei corpi e cercando di andare oltre alle riflessioni specifiche sul canone estetico – un modello che muta insieme all’evoluzione della società e sul quale ho posto attenzione nel mio lavoro artistico Venus – penso che la valutazione della bellezza sia legata al percepire nell’altro una certa armonia nei movimenti, una profonda consapevolezza e fiducia in sé stessi e un fascino che proviene tutto dal modo di porsi. I corpi si muovono, parlano, pensano, non sono statici. Per questo ritengo che i movimenti aggraziati, un buon uso della voce e il pensiero logico siano elementi del bello più di determinate proporzioni o tratti fisici.

E poi, come punto di pregio e complimenti, vengo a dirti che non usi la bellezza sfacciata per celebrare l’arte, la parola, la visione di tutto questo… vero?
Tengo molto alla mia immagine e sono attenta a come mi propongo su internet e i social network, ho rifiutato in passato lavori che non sentivo aderenti con il mio modo di propormi. Siamo tutti dotati di un corpo, non possiamo fare a meno di apparire agli altri – nel senso di manifestarsi, farsi vedere – e, secondo me, se le persone stanno davvero bene con loro stesse e con il modo in cui si mostrano, abbandonano spontaneamente il timore del giudizio altrui. Alcune immagini di set fotografici per i quali ho posato possono risultare, per alcuni, un po’ eccessive e, per altri, del tutto sobrie. Possiamo controllare molto poco la percezione che gli altri hanno di noi stessi e delle nostre azioni, ed è impossibile sottrarsi al giudizio.
Non escludo che io possa scegliere di propormi in una versione completamente diversa per un progetto futuro: l’arte e la parola possono essere celebrati in modi molto differenti a seconda del contesto.

Forse l’unico momento più “pop” per la bellezza in mostra è proprio la copertina… ma in generale che tipo di visione e di risultato hai cercato di inseguire in questo lavoro?
In generale, Fogli d’ombra è un abbraccio in una stanza in penombra, nella quale la luce si diffonde in modo tenue. È il racconto di possibilità e situazioni imprecise, poco definite, ma anche di eventi con forte impatto su chi li vive. È una storia a più voci, anche se a leggerle nell’album è sempre la mia.

Lo spoken word è una trama artistica antica e decisamente notturna… e forse anche per questo c’è tanta psichedelia e tanta notte dentro queste liriche e questi suoni. Cosa ne pensi?
L’estetica sonora che contraddistingue Fogli d’ombra caratterizza la mia poetica da quando ho iniziato a scrivere, è parte del mio immaginario e della ricerca sulla parola che porto avanti da anni. Rispetto ai miei componimenti passati, questi brani risultano meno criptici ed ermetici, almeno dal punto di vista lessicale, e hanno una struttura che mescola poesia e sceneggiatura. Le musiche sono state composte da tre artisti (Giuseppe Fiori, Leonardo Barilaro, Un Artista Minimalista) con cui ho collaborato in passato per performance ed eventi dal vivo, li ho scelti conoscendo bene le loro sonorità e con la consapevolezza che avrebbero seguito la mia visione in modo opportuno.

A chiudere penso al video: come ti immagini le visioni di questo lavoro?
Proprio in questi giorni sto lavorando al primo video tratto da Fogli d’ombra insieme all’art director Carlo Alleva. Immagino giochi di luce e scene oniriche, simili agli spettacoli notturni son et lumière.