Nel panorama italiano della musica degli anni ’90, pochi artisti hanno saputo unire romanticismo e mistero come Roberto Scozzi, noto al grande pubblico come Anonimo Italiano.

Dietro quella maschera che ne celava il volto, si nascondeva una voce calda e intensa, capace di scalare le classifiche e di conquistare il cuore di migliaia di ascoltatori con brani intrisi di passione e malinconia.

Oggi, a distanza di anni dal suo debutto, abbiamo l’occasione di ripercorrere con lui il viaggio artistico che lo ha reso un’icona inconfondibile, scoprendo curiosità e retroscena della sua vita.

Ciao Roberto, grazie per essere con noi. Com’è iniziata l’avventura di Anonimo Italiano e perché la scelta di indossare una maschera?

Ciao e grazie a voi. La maschera fu una scelta artistica, di comune accordo con l’allora Direttore artistico Michele Mondella, per creare un personaggio irreale, di sogno, che si ispirava anche un po’ al film “Anonimo Veneziano”, al Casanova. Prima di quella debuttai a “Non è la Rai”, dietro un telo colorato, come un’ombra cinese.

Il tuo successo fu immediato, poi arrivò una diffida da Claudio Baglioni e a seguire una lunga pausa artistica. Ci vuoi raccontare cos’è successo e come hai vissuto quegli anni?

Accadde che Claudio Baglioni, che nomino sempre con rispetto, diffidò la mia ex casa discografica, la “BMG Ricordi”, per concorrenza sleale. In realtà alla diffida, non ebbe seguito una causa, perché io cantavo le mie canzoni, con la mia voce. Certamente però quell’episodio negativo, segnò il proseguire della mia carriera.

Se oggi avessi l’occasione di parlare con Baglioni, cosa gli diresti?

In realtà, anche se sembra incredibile e me lo chiedono spesso, non ho mai incontrato Claudio in questi anni. Un po’ perché non amo diciamo “ruffianerie”, per usare un brutto termine, un po’ per rispetto. Se lo incontrassi oggi, ma dovrebbe accadere per caso, magari in un ristorante, gli direi solo “Posso stringerti la mano? Vediamo se mi riconosci”. Comunque lui è un caposcuola indiscusso. E a seconda della sua reazione, gli chiederei con un sorriso: “Facciamo un duetto insieme?”

Quest’anno hai scelto di tornare sotto i riflettori partecipando a “Ora o mai più” condotto da Marco Liorni, affiancato da Riccardo Fogli che ti ha fatto da coach. Com’è andata?

Veramente non ho scelto io. Mi ha chiamato la RAI il 23 dicembre scorso, chiedendomi la mia disponibilità a partecipare a “Ora o mai più”, condotto dal bravissimo e simpatico Marco Liorni. Ricordo che stavo facendo l’albero di Natale, e per l’emozione, ho rotto una pallina ?. È stata una esperienza bellissima, e Riccardo Fogli, grande persona nonché artista, mi ha lasciato molto spazio nelle canzoni. Sue testuali parole: “Io il mio tempo l’ho fatto, ora tocca a te.” ♥️

Qual è stato il momento più significativo sul palco?

Ricordo il momento in cui ho tolto la maschera in RAI, ed ancora più con piacere, quando Marco Liorni mi ha chiesto espressamente, di cantare in diretta “Piccolo Grande Amore”, con l’orchestra del Maestro Leonardo De Amicis.” ♥️

Pensi che i giudizi della giuria siano stati più tecnici o più influenzati da fattori personali?

Ho affrontato, diciamo, la giuria con la mia esperienza ormai trentennale. Ho capito che non avrei mai vinto, ma in televisione si va con il sorriso, sempre, oltre che con la voce.

Se potessi parlare direttamente ad uno dei giurati, cosa gli diresti a distanza di tempo?

C’è stata una bella festa di chiusura programma, sempre in RAI, dove mi sono fatto poi quattro chiacchiere davanti alla torta, con i giurati. Con alcuni di loro sono rimasto in amicizia, specie con Riccardo, persona stupenda. Ma anche con gli altri. Fra complimenti e battute, del tipo “Ti ho dato il massimo dei voti, ma dovevi cambiare stile etc solite cose. Il complimento più bello me lo ha fatto il Maestro Leonardo De Amicis, quando mi ha detto: “Tu con la tua voce, non hai nessun problema, puoi cantare quello che vuoi.” ♥️

Quando non sei sul palco, chi sei davvero e come ti descriveresti a chi ti conosce solo come “Anonimo Italiano”?

Io prima di salire su un palco, mi sdoppio. In quel momento sono solo Anonimo Italiano, con le sue canzoni, un disco di platino, la sua storia musicale. Quando ho finito, torno a essere Roberto Scozzi, un uomo qualsiasi. Come Superman e Clark Kent. Anche perché questo nostro lavoro particolare, alla fine ti assorbe troppo. Spente le luci, mi cambio in una cabina del telefono.

C’è un sogno non legato alla musica che tieni ancora nel cassetto?

Un sogno certamente. Un grande sogno. Quello di poter partecipare un giorno a Sanremo. Poi come vada, vada. Sono abituato a essere un artista diciamo fuori dagli schemi. Un outsider. Un uomo di sogno, con le sue maschere, i suoi ricordi e le sue canzoni. Grazie a voi per la bella intervista.
Anonimo Italiano

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