Conosciamo oggi Antonio Pinto. Un brillante giovane Tarantino, che nella vita ha scelto di dedicarsi alla professione del coaching, ovvero di aiutare allievi, professionisti nel campo del business (come business coach) e ai promettenti giovani calciatori (come sport coach).
«La mia passione nasce nel lontano 2018, quando, dopo un periodo di avversità personali e professionali, ho maturato la consapevolezza di intraprendere un percorso di sessioni presso un Mental Coach, sito a Bari. Sin da subito, ho pensato fosse la decisione migliore da prendere e, infatti, si è rivelata essere la “carta vincente”: c’è stata una risalita, una maturità sempre più grande che mi ha portato a fare quadrato nelle mie cose e ripartire. Da lì, è scattato qualcosa. Nel 2023 decido di scendere in campo e scelgo, come scuola di formazione, la Master Coach Italia (Bari), formandomi ufficialmente nel 2024, diventando Coach Professionale. È stata un’emozione incredibile. La passione, la volontà di emergere, di trasmettere valori e senso di appartenenza mi hanno spinto a fare del Coaching la mia attività lavorativa principale.
In pratica di cosa tratta il tuo metodo?
«Il mio metodo affonda le radici su una base importante per poter costruire un percorso fruibile e vincente: Identità, Personalità e Mentalità. Qualche anno fa, subito dopo la qualifica di Coach, ho dato vita a un acronimo, “IPM” che potesse evidenziare la validità di queste 3 componenti: “Chi sono?” (Identità), “Chi desidero essere?” (Personalità), “Qual è l’approccio migliore per fare la differenza nella propria vita?”(Mentalità). Ho sempre pensato che il primo passo per poter cambiare potesse essere quello di mettersi in gioco: solo misurandosi con se stessi, riusciamo a capire il nostro reale valore.»
Quali sono gli ingredienti fondamentali della tua professione, quelli che pensi non dovrebbero mai mancare?
«Gli ingredienti fondamentali per poter fare la differenza come Coach sono tre. Al primo posto l’empatia, perché crei un rapporto di fiducia e direzionalità con il Coachee, ossia col cliente. Poi l’ascolto attivo, perché permette al Coach di creare una connessione diretta col proprio interlocutore: immaginate di entrare in macchina e accendere la radio; situazione abituale, ma che ci riporta verso quella che è la nostra preferenza. C’è una connessione mentale, implicita, con quella scelta. Stessa cosa accade quando c’è ascolto. Ultima ma non meno importante è la creatività: scelgo questa come terza componente perché la reputo importante in un percorso di sessioni. Bisogna essere pronti a reinventarsi, a guidare il Coachee verso la creazione di un piano d’azione o di un business plan, nel caso aziendale, o di un programma sportivo, nel caso dello sport. L’obiettivo non si raggiunge casualmente, c’è una predisposizione naturale che porta a dare qualcosa di più, giorno dopo giorno.»
“IO E LA VITTORIA – UNA BELLISSIMA OSSESSIONE” è il tuo librod’esordio. Di cosa parla?
«In “Io e la vittoria: una bellissima ossessione”, è un Antonio Pinto che cerca di farsi strada, mettendosi a nudo e cercando di trasmettere qualcosa, non soltanto al mondo giovanile, ma all’intera società. Questo testo è un mix di emozioni, stati d’animo, piccole rivincite, vittorie e insegnamenti: la vittoria è il baricentro della mia vita, in quanto provo a ricercarla ovunque, con la consapevolezza che solo osando possono arrivare determinati risultati. Il libro ha dei punti cardine fermi e decisi: Antonio Conte, che reputo essere il mio punto di riferimento, personale e professionale, Gianni Agnelli, “l’Avvocato”, pieno di charme e stile con carisma da vendere e, infine, Vittorio Gassman, attore dalle qualità indiscusse, che attraverso la depressione ha avuto la capacità di riscoprire e rivedere se stesso, con principi e valori nuovi. Insomma, è un testo che vale la pena leggere e, soprattutto, attraversare nella sua interezza».
Cosa ti ha spinto a scegliere la strada dell’autopubblicazione? Rifaresti questa scelta?
«La strada dell’autopubblicazione, francamente, non la intraprenderei di nuovo: essendo alle prime armi, ho pensato che potesse essere la scelta giusta, anche perché non conoscevo il mondo dell’editoria. È stata un’esperienza formativa che mi ha permesso di capire dove e come intervenire per dar vita a un progetto ancora più ambizioso. Grazie a Marylin Santaniello, ho scoperto il piacere di essere seguito passo dopo passo, di migliorare sotto tutti i punti di vista. All’epoca mi sentivo solo, nonostante fosse alta la volontà di dar vita a un prodotto funzionale, che potesse dire la propria nel mercato letterario. Credo di esserci riuscito.»
In che modo ti assiste l’Agenzia Sopralerighe?
«È stata la scelta migliore: opzionare l’Agenzia Sopralerighe ha significato per me muovere un passo avanti netto: nel mio percorso parlo sempre di alzare l’asticella, in qualsiasi settore. Ecco, a riguardo, penso di averlo fatto. Voglio dar vita a un manuale di Coaching che abbia una visione totale: metodo di studio da applicare in ambito scolastico e universitario, zone di intervento con tecniche specifiche, nel Life, Business e Sport e connessione aperta con il lettore che dovrà calarsi nel testo. Come detto in precedenza, il supporto tecnico di Marylin è decisivo. È stimolante fare lezione con lei, perché ti guida, come farebbe un buon Coach, verso la riuscita dell’obiettivo. Mi sento in dovere di ringraziarla pubblicamente.»
Hai nuovi progetti in corso? (non solo nel campo della scrittura)
«Di progetti ce ne sono tanti, in questo momento della mia vita vorrei fare tante cose, ma bisogna riadattarsi alla realtà quotidiana, ponderare ogni scelta e capire quale possa essere l’occasione giusta. Mi piacerebbe fondare una scuola di Coaching nel tarantino, cosicché i ragazzi della mia età possano avere la possibilità di conoscere la metodologia. Vorrei far capire quanto fosse importante mettersi in gioco e, soprattutto, reagire alle avversità. Ribaltare i pronostici che, spesso e volentieri, il percorso ci pone davanti, è uno stimolo non da poco: vorrei che si vivesse di stimoli, obiettivi e disciplina. Un altro progetto che mi piacerebbe realizzare sarebbe quello di entrare nel mondo dello sport, in particolare nel calcio, dalla porta principale e non da quella di servizio. Sogno, ma in realtà lo sento come bisogno, di diventare il Coach di atleti di spessore e di società sportive dal pedigree internazionale. Una su tutte? La Juventus.»
Per chi volesse contattarti tramite canali social, come e dove può trovarti?
«Possono trovarmi sui miei canali social: Instagram (antonio.pinto9726), Facebook e Linkedin. Colgo l’occasione per ringraziarvi per questa intervista: reputo necessaria, soprattutto per un giovane come me, la possibilità di dire la propria. Chiudo con una frase che è circoscritta al mio percorso: “Chi vince scrive la storia, gli altri possono soltanto leggerla.”»
