Arachnid di Jack Sholder: l’incubo nasce nella giungla

“Se i ragni fossero grandi come gatti, per la razza umana sarebbe la fine”.

I nomi sono importanti nel cinema, si sa. Ed in Arachnid – Il Predatore, film spagnolo del 2001, ne avevo letti subito tre parecchio interessanti. A partire dal regista, l’americano Jack Sholder, che ha firmato nel tempo pellicole quali Nel Buio da Soli (1982), Nightmare 2 – La Rivincita (1985) e Wishmaster 2 (1999). Per seguitare poi con due dei produttori, Julio Fernández Rodríguez e Brian Yuzna; il primo è un produttore spagnolo noto per aver fatto venire alla luce gioielli come Nameless di Jaume Balagueró (1999), L’Uomo senza Sonno di Brad Anderson (2004), I Delitti della Luna Piena di Paco Plaza (2004) ed il capolavoro della coppia Balagueró/Plaza Rec (2007); il secondo direi che non ha bisogno di grandi presentazioni: regista di capolavori visionari quali Society (1989), Re-Animator 2 e Beyond Re-Animator (1990, 2003), The Dentist 1 e 2 (1996, 1998), è inoltre produttore, non solo dei suoi film, ma anche di altri titoli iconici quali ad esempio Re-Animator, From Beyond, Dolls e Dagon di Stuart Gordon (1985, 1986, 1987, 2001). Tutta questa presentazione farebbe quindi presupporre un film di notevole spessore, ma ahimè, non è proprio così. Il Predatore, o Arachnid, che dir si voglia, è forse il peggior prodotto del periodo spagnolo di Yuzna, un film che rimane senza capo né coda dall’inizio alla fine, spesso noioso, che non si sa bene dove voglia andare a parare.

Su una piccola isola dell’Oceano Pacifico un marine, che sta collaudando un aereo, precipita dopo che il motore e le strumentazioni di bordo si bloccano all’improvviso nel momento in cui sorvola uno strano gorgo nelle acque. Uscito illeso dall’incidente l’uomo si troverà a dover fronteggiare una sorta di mostro alieno. Qualche tempo dopo un team di scienziati decide di recarsi sull’isola per cercare di trovare un antidoto per gli strani morsi, apparentemente di ragno, che mandano in cancrena il corpo portando velocemente alla morte. Oltre a due scienziati fanno parte della spedizione anche un entomologo, alcuni nativi che fanno da guide e la pilota dell’aereo. Giunti in prossimità dell’isola, però, ancora una volta l’aereo si bloccherà e il gruppo sarà costretto ad un atterraggio di fortuna, in mezzo ad una natura selvaggia dove pare non viva più nessuno ma stiano invece verificandosi strane mutazioni da parte degli insetti. Enormi ragnatele sono ovunque, ed anche l’entomologo non sarà più tanto convinto di amare e capire i ragni dopo questa esperienza.

La sceneggiatura di Mark Sevi contamina il genere degli insetti killer con la fantascienza, facendo in modo che gli alieni giunti sulla terra si fondano con i ragni, già di per sé poco carini e simpatici, per dar vita a mostri super evoluti e super corazzati che potrebbero mettere in serio repentaglio la sopravvivenza della razza umana. Il sottogenere del beast movie, cha ha come protagonisti insetti assassini e spesso di proporzioni gigantesche, prende vita già nei lontani Anni Cinquanta, con titoli come Assalto alla Terra di Gordon Douglas del 1954, La Mantide Omicida di Nathan H. Juran del 1957, L’Esperimento del dottor K. di Kurt Neumann del 1958 e La Donna Vespa di Roger Corman del 1959. Ma sono i ragni che, fin da sempre, hanno generato maggior terrore nella mente di registi e spettatori: il primo film a tema aracnofobo è addirittura un cortometraggio muto del 1896 dal titolo Une Nuit Terrible diretto dal padre del cinema Georges Méliès, a cui seguono poi titoli iconici quali Tarantola di Jack Arnold (1955), La Vendetta del Ragno Nero di Bert I. Gordon (1958), L’Invasione dei Ragni Giganti di Bill Rebane (1975), fino ai più recenti Aracnofobia di Frank Marshall (1990), Spiders di Gary Jones (2000) e Vermin di Sébastien Vanicek (2023). Su questo filone si inserisce il nostro Arachnid, senza però riuscire a spaventare, ad inquietare, e nemmeno, in fin dei conti, a far sorridere.

Sebbene il film abbia guadagnato una candidatura al Premio DVD Premiere per i migliori effetti visivi ai DVD Exclusive Awards 2023, tuttavia i primi effetti che ci vengono mostrati sono davvero bruttissimi, imbarazzanti, tanto da farci venire subito in mente quei terribili film della casa di produzione Asylum che sugli effetti a dir poco ridicoli ha fatto la sua fortuna. Il gorgo nell’acqua dell’Oceano, gli alieni simili a fantasmi, le zampone del ragnone, sono tutto tranne che realistici, e scollegano subito l’interesse da quello che si sta guardando. Appena ci si sposta dall’isola contaminata le cose non migliorano: nell’ospedale i rumori di fondo sono insopportabili e l’audio è talmente pessimo da far risultare incomprensibili alcuni dialoghi che dovrebbero far parte dell’antefatto di tutta la storia. Poi il team parte, e le cose, un pochino, migliorano. L’atmosfera, sull’isola, non pare essere male, si creano un po’ di mistero e di suspense, anche se, ovviamente, si sa già a cosa si va incontro, avendocelo spiattellato all’inizio. Si spera, forse, in una qualche sorta di spiegazione, che però non verrà, ahimè, mai data, quindi mettetevi il cuore in pace.

Alcuni personaggi e situazioni ricordano molto da vicino il film di Michele Massimo Tarantini Nudo e Selvaggio, conosciuto anche come Massacre in Dinosaur Valley, classe 1985: anche qui una spedizione composta da nove persone precipita con l’aereo in una zona incontaminata della foresta amazzonica, ed anche qui inizierà la lotta per la sopravvivenza, ma i nemici sono un po’ più terra terra, si tratta infatti dei cannibali Acquara e dei cacciatori di diamanti, sebbene non manchino, ovviamente, animalacci di ogni tipo quali sanguisughe e piranha. L’eterna lotta tra l’uomo e la natura fa paura, soprattutto in queste zone così selvagge e lontane da noi, figuriamoci se poi ci mettono lo zampino persino gli alieni che, come sempre, cercano di ucciderci tutti, chissà poi perché. Certo è che andare a cercare un potenziale predatore sconosciuto il cui morso è letale per l’uomo in pantaloncini e canottiera e con solo un po’ di blando repellente sulla pelle fa parecchio ridere, e porta a sperare che il mostrone di turno faccia fuori tutta questa fetta così poco evoluta della razza umana. E così sarà, per fortuna. Ovviamente arrivano alla fine solo quelli che fin dall’inizio si sa che ci arriveranno, nessuna sorpresa, la strizzatina d’occhio ad una possibile love story è sempre dietro l’angolo, anche quando, come in questo caso, non c’incastra nulla. O un po’ di sano sesso fino a se stesso, come aveva inserito il buon Tarantini, specialista in commedie sexy, o meglio lasciar perdere, no?

Quando il ragno mostruoso appare sembra di essere davanti ad una versione corazzata, e perché no, anche un po’ evoluta, di aracnidi come It, Aragog, l’acramantula gigante di Hagrid in Harry Potter, o Shelob, il malefico ragno di Mordor de Il Signore degli Anelli. Ma se i succitati aracnidi erano comunque portatori di un misterioso fascino spaventoso, il nostro ragnone alieno corazzato, che non muore nemmeno a scaricargli addosso un caricatore di mitra, è sì un animatrone realizzato molto, molto bene, ma non ha il minimo fascino, si vede che è finto lontano un miglio, non ha pulsioni vitali, più che un alieno sembra un robot, e non fa paura né come mostro in sé ne come ragno, parola di un’aracnofobica doc! E poi, suvvia, quando si cala dall’alto del bunker dove i nostri eroi trovano rifugio, si vedono chiaramente i fili che lo tengono su e lo fanno scendere pian piano: ma come si fa, dico io? Eppure i produttori sono super top, ed agli effetti speciali c’è una squadra composta da un alto numero di quelli che dovrebbero essere specialisti e professionisti. Che sia anche questo un omaggio agli insettoni giganti degli Anni Cinquanta? Io ne dubito, sinceramente, ma da una parte lo spero anche!

Verso metà pellicola il livello ed il tenore degli effetti speciali si riprende un po’, forse perché si abbandona la CGI di pessima qualità usata all’inizio in favore di begli animatroni e trucchi prostetici niente male che mostrano l’impronta di Yuzna e dei suoi gusti alla Society, per intendersi. La morte di un membro della spedizione a causa di infestanti parassiti modificati dal DNA alieno sarà senz’altro una gioia per gli occhi per gli amanti di un certo tipo di pellicole altamente splatter. L’idea del ragno tessitore, che non agguanta le sue vittime nella consueta ragnatela, ma fa cadere loro addosso una sostanza vischiosa, che li rinchiude in bozzoli durissimi mantenendoli in vita come incubatrici di uova, è quasi poetica nella sua brutalità, ma non basta a risollevare le sorti di questa pellicola che, ahimè, è lontana sia dai primi film di Sholder che da quelli di Yuzna.

Il finale è imbarazzante, coi soliti noti che si salvano convinti di aver salvato il mondo e la solita minaccia nascosta che continua ad incombere, che, se poteva andare bene negli Anni Ottanta e parzialmente Novanta, quando si facevano ancora dei film meravigliosi che prevedevano già un remake o addirittura una saga, pensare che di questa roba possa esserci un seguito fa male al cuore, e quindi ci auguriamo francamente di no. E poi non c’è alcuna spiegazione del perché e del per come questa minaccia aliena sia giunta sulla terra, e questo, in un film già di per sé inutile, irrita non poco.

Tra gli attori, l’unica che merita di essere menzionata è l’inglese Alex Reid, che interpreta la pilota Mercer,  non tanto per la sua performance, piuttosto anonima ed incolore come quella di tutti gli altri, ma perché nel 2005 ha preso parte ad uno degli horror più belli del nuovo millennio, The Descent di Neil Marshall, in cui interpreta Beth, una delle protagoniste, e verrà successivamente riconfermata anche per il secondo capitolo del 2009 diretto da Jon Harris. Evidentemente questo esordio sotto l’ombra importante di Yuzna le ha portato fortuna e l’ha spinta nella direzione giusta … me lo auguro per lei …

Se penso che questo film fu co-prodotto dalla Filmax nel tetativo di far risorgere l’horror iberico con prodotti pensati anche per il mercato internazionale … direi proprio che il risultato non sia stato raggiunto per nulla, ed a parte la bellissima e lussureggiante ambientazione, il film risulta davvero tedioso e fine a se stesso. C’è davvero da chiedersi come possa aver avuto la Candidatura a Miglior Film al Fantasporto, il Festival Internazionale del Cinema di Porto, nel 2002. Fortunatamente la Filmax ha poi trovato la giusta via, producendo opere memorabili come tutti i capitoli della meravigliosa saga cinematografica di Rec ed altri horror interessanti come Dagon di Stuart Gordon (2001), Darkness di Jaume Balagueró (2002) e Beyond Re-Animator dello stesso Yuzna (2003). In fin dei conti, gli spagnoli ne hanno sempre capito di horror …

Il film è attualmente disponibile sulle piattaforme Netflix, NOW, Apple TV, Google Play e Rakuten TV, ed in dvd Eagle Pictures.

https://www.imdb.com/it/title/tt0271972

Lascia il primo commento

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*