Arriva in 4K Ultra HD e Blu-ray Fumo di Londra, l’esordio alla regia di Alberto Sordi restaurato

Erano gli anni Sessanta. La musica beat, l’Inghilterra, i capelli a caschetto, la bombetta, l’ombrello. Inutile negare che quel decennio era nelle mani di questo trend, che ormai aveva preso piede in tutto il mondo, condizionando uno stile che ancora oggi ricordiamo con vena nostalgica.

E chi meglio di Alberto Sordi, nostro re della commedia, poteva affrontare tale tendenza all’epoca? Lo fece ponendosi addirittura nel 1966 dietro la macchina da presa per la sua prima regia, aprendosi così una carriera alternativa a quella da magnifico interprete del cinema italiano: Fumo di Londra, spaccato consono al suo sguardo sardonico, capace di analizzare nel profondo vezzi e lazzi dell’italiano medio di allora.

La storia raccontata è quella dell’antiquario di Perugia Dante Fontana (Sordi stesso), il quale, grazie alla vendita di un antico pezzo etrusco, riesce ad effettuare un viaggio a Londra, meta da lui tanto agognata e sognata, considerata la sua ammirazione nei confronti dell’Inghilterra.

Giunto a destinazione, fa innanzitutto la conoscenza della Duchessa di Bradford (Amy Dalby), la quale lo introduce nella vita beata della Swinging London; ma presto Dante si rende conto del fatto che il suo essere italiano è difficile da nascondere, soprattutto quando si trova davanti a contesti lontani dalle sue abitudini di abitante dello stivale tricolore.

Malinconico, graffiante, divertente. Per esordire registicamente Sordi decise di deridere questo costume che si fece strada dagli anni Sessanta, gestendo a suo modo una commedia tipica del proprio cinema, dopo che negli anni Cinquanta aveva preso in giro la moda della cultura americana influente sul popolo capitolino (come dimenticare Un americano a Roma?).

Con un taglio quasi documentaristico, Fumo di Londra portò sui grandi schermi il ritratto di un glamour atto ad esplodere, l’inconsueto scontro di culture e classi divergenti che genera i loro risibili frutti. Sordi regista sfrutta la camera di ripresa per riprendere scorci e abitudini londinesi, accompagnato dalle ammalianti musiche del fidato Piero Piccioni (indimenticabile la main song You never told me cantata da Julie Rogers) e affidandosi ad uno script che è un semplice pretesto (firmato da Albertone stesso insieme al Sergio Amidei di tanto Neorealismo italiano passato).

Una prova che non cerca di sorreggersi esclusivamente sulla battuta (aspetto in cui il protagonista di Una vita difficile ha sempre primeggiato), ma sperimenta anche determinati aspetti visivi, quasi come si trattasse di una sorta di Jacques Tati in salsa italiana.

Un film che ha consentito al grande attore romano di dimostrare che anche come autore possedeva buone capacità, tanto che, nel corso degli anni, sono seguite altre esperienze dietro la macchina da presa (ben diciannove regie si contano nel suo carnet), l’ultima delle quali fu Incontri proibiti, del 1998.

Restaurato grazie alla collaborazione tra il Centro Sperimentale di Cinematografia Cineteca Nazionale e la Fondazione Alberto Sordi, Fumo di Londra resuscita letteralmente in home video per merito di Koch Media, che lo rende disponibile in un’elegante confezione inserita in slipcase cartonato dispensatrice sia del blu-ray del film che di quest’ultimo in formato 4K Ultra HD, entrambi corredati di un extra di sedici minuti intitolato Intervista radiofonica ad Alberto Sordi e l’intrigante storia del restauro della pellicola.

 

Mirko Lomuscio