Arriva in dvd la Fantozzi Collection

Sebbene Paolo Villaggio ci abbia lasciati da oltre anno, la sua eredità artistica ci tiene ancora compagnia, soprattutto quel suo mitico ragionier Ugo Fantozzi, sventurata sagoma dipendente della Megaditta e che dal 1974, anno della sua uscita nei cinema (dopo un grande richiamo a livello letterario), ci fa ridere  a suon di gag e ritratti dell’Italia che viviamo, tra piccole tragedie e ancor più piccoli personaggi che lo circondano, come il geometra Filini interpretato da Gigi Reder e la miss quarto piano Silvani di Anna Mazzamauro.

Sempre affiancato dall’immancabile moglie Pina (inizialmente resa da Liù Bosisio, poi interpretata da Milena Vukotic) e dalla orribile figlia Mariangela (ruolo affidato al maschio Plinio Fernando), Fantozzi ci ha rallegrato per ben dieci pellicole, dandoci il meglio (o il peggio) dell’Italietta che viviamo, e CG Entertainment (www.cgentertainment.it), giusto in tempo per le feste natalizie 2018, ci regala il box Fantozzi Collection, contenente ben quattro film incentrati sull’iconico ragioniere con basco in testa e perennemente alla guida della sua Bianchina. Quattro film che rientrano nel periodo di chiusura della sua avventura cinematografica: Fantozzi va in pensione, Fantozzi alla riscossa, Fantozzi in paradiso e Fantozzi 2000 – La clonazione.

 

Fantozzi va in pensione (1988)

Dopo anni di soprusi, sfruttamenti, umiliazioni e schiavismo senza fine, Fantozzi finalmente si gode la sua meritata pensione, o, almeno, così sembra.

Sì, perché, nonostante la vita di assoluto riposo che dovrebbe avere, il ragioniere ben presto si trova coinvolto in un’altra serie di disavventure, come quella di prendersi cura di un temibile cane da battaglia, affrontare una gita a Venezia guidata da Filini, riavere un lavoro fingendosi giovane in un desiderato concorso, avere a che fare con una disperata Silvani e intraprendere un mestiere di ripiego sulle spalle della vessata Pina.

Tutto ciò lo riporta, però, ai vecchi tempi, al desiderio di voler essere alle dipendenze di una ditta sfruttatrice, quindi non è mai troppo tardi per tornare dietro la scrivania a vita.

Sesto capitolo della saga fantozziana, questo lungometraggio rappresenta il quarto diretto da Neri Parenti, che con Villaggio ormai aveva consolidato un rapporto professionale senza eguali, ritenendosi, alla fine, l’autore che nel miglior modo ha saputo sfruttare la comicità dell’attore genovese.

Inoltre, l’episodio rappresenta probabilmente quello che maggiormente estrae il lato poetico del regista toscano, tramite questa vicenda malinconica incentrata sui ricordi di lavoro di un pensionato come Fantozzi, assorto dalla voglia di riprendere a vivere tornando ad essere sfruttato.

Un espediente che dimensiona notevolmente questo tassello fantozziano, in questo caso accompagnato nella sezione extra da un’intervista ad Anna Mazzamauro della durata di diciannove minuti.

 

Fantozzi alla riscossa (1990)

Non c’è nulla da fare, la tutt’altro che rosea esistenza di Fantozzi lo porta ad un vero e proprio desiderio di ribalta, un’intenzione profonda di voler cambiare le cose e non essere più quella “merdaccia” che per anni è stato sempre ritenuto, finendo in una serie di circostanze che lo portano al cospetto di nuove disavventure tutte da ridere. Accompagna la nipote Ughina (sempre Fernando) ad un provino a Cinecittà (passandolo miracolosamente), diventa giurato per un processo di mafia che gli si ritorce contro, si fa insegnare l’arte del vandalismo da un ex hooligan (interpretato da Pierfrancesco Villaggio, figlio dell’attore), finisce indagato per frode dopo aver firmato dei documenti per conto della Megaditta, vede la moglie Pina risalire la china del successo scrivendo un libro sulle disgrazie dello sfigato marito e, infine, tenta di nuovo di conquistare la signorina Silvani con l’aiuto del fido Filini.

Settimo capitolo dell’immensa eredità fantozziana, stavolta l’accoppiata Parenti/Villaggio si lascia andare sulla più anarchica voglia di girare a vuoto, regalando al ragioniere un capitolo, cosiddetto, di sfogo, intenzionato a dargli un’opportunità per rifarsi da una vita costellata di sbagli e di pura mediocrità.

Ovviamente, nulla di fatto per l’Ugo nazionale, ma il tutto regalando delle grasse risate con una sequela di gag legate all’attualità dell’epoca (Cosa Nostra era nel pieno delle indagini allora).

Come extra nel supporto digitale è possibile trovare un’intervista al regista Parenti, della durata di sedici minuti.

Fantozzi in paradiso (1993)

E per il mitico ragioniere venne il giorno di raggiungere l’aldilà, non prima, però, di mettere in atto una rapina insieme al collega Filini, di finire sfrattato di casa per mano della figlia Mariangela, di trovare una nuova abitazione affiancato dalla moglie Pina e di esaudire un ultimo desiderio, concedendosi una settimana bianca con la tanto desiderata signorina Silvani.

Soltanto dopo lascia la vita terrena, finendo su un aereo che lo porta direttamente in paradiso, salvo essere dirottato all’ultimo da un gruppo di terroristi. Per il nostro Fantozzi, quindi, non c’è pace neanche al settimo cielo.

Capitolo che sapeva all’epoca dell’uscita di epitaffio, anche se, poi, la saga ha avuto ugualmente un seguito, questo ottavo fantozziano ci porta in un’atmosfera dal sapore onirico, a tratti conclusivo, consapevole di dover concretizzare una chiusura all’esistenza di una delle sagome comiche più famose del nostro paese.

Fortunatamente, così non è stato e Villaggio crea per il suo personaggio un’altra nuova sequela di gag/disgrazie, supportato dalla solita regia attenta nel far ridere di Parenti, qui alla sua penultima esperienza nei meandri del cinema di Fantozzi (il capitolo seguente è Fantozzi – Il ritorno, del 1996).

Un’intervista di sedici minuti alla Mazzamauro occupa la sezione riservata ai contenuti speciali.

 

Fantozzi 2000 – La clonazione (1999)

Il ragionier Ugo Fantozzi è ormai morto da tempo e il duca conte Balaban (interpretato dal sempreverde Paolo Paoloni), preoccupato dal buonismo del suo piccolo figlio, sente la mancanza di quell’inferiore, del suo servilismo e della sua presenza mediocre, che gli dava il piacere che oggi i dipendenti della Megaditta non sanno più conferirgli.

Cosa fare, quindi? Semplice: tramite la tecnologia moderna è possibile clonare l’umile ragioniere usando una ciocca dei capelli conservati dalla moglie Pina, e, una volta rimesso al mondo, Fantozzi riprende l’esistenza di sempre, servendo a tutti i costi l’erede rampollo di Balaban, che di essere una carogna non ne vuole sapere proprio.

In seguito, il buon Ugo deve occuparsi dei primi bollori adolescenziali della nipotina Uga (interpretata da Dodi Conti), di una presunta megavincita al lotto da sperperare con la signorina Silvani e di una festa di Capodanno dagli esiti disastrosi, con tanto di arrivo degli alieni sul pianeta Terra.

Ultimo e definitivo capitolo dedicato al ragioniere più sventurato della Settima arte, questo decimo appuntamento vede al timone di regia l’esordiente Domenico Saverni (sceneggiatore dell’intera saga dal quinto capitolo in poi), che già conosceva il materiale, giocando una carta fatta di gag e battute a profusione cara al modus operandi del precedente Parenti.

Quindi, la pellicola tramite cui Villaggio chiude una volta per tutte la sua escursione cinematografica fantozziana, portando a termine ogni discorso con l’arrivo, casuale, di un nuovo secolo, se non proprio di un nuovo millennio, segno che i tempi andavano ormai cavalcati e che bisognava lasciare questa sagoma del costume italiano ad un’eredità indimenticabile, capace ancora oggi di strappare risate.

Nel supporto digitale del film è possibile trovare come extra un’intervista al regista Saverni, della durata di tredici minuti.

 

Mirko Lomuscio