Arrivano i prof: sette prima degli esami

Quattro milioni di spettatori per un incasso di oltre trenta milioni di euro.

Sono i soddisfacenti numeri legati alla commedia francese Les profs di Pierre François Martin-Laval, ispirata nel 2013 a un comic book ma mai distribuita in Italia.

Commedia da cui, già cimentatosi nell’esperienza del remake tramite il gradevole 2night, Ivan Silvestrini deriva Arrivano i prof, prodotto dallo stesso Giannandrea Pecorelli che finanziò il successo brizziano Notte prima degli esami.

Un rifacimento che si svolge tra le pareti del liceo Alessandro Manzoni, in cui soltanto il 12% degli studenti è riuscito a conseguire il diploma, spingendo il preside Andrea”Suburra”Pennacchi ad accogliere la proposta del provveditore Francesco Procopio di mettere in atto un ultimo, estremo tentativo: reclutare i peggiori insegnanti selezionati dall’algoritmo ministeriale nella speranza che possano riuscire dove hanno fallito i migliori, con la speranza di avere almeno il 50% dei promossi.

Insegnanti spazianti da quello di matematica e informatica, dalle fattezze di un Claudio Bisio apparentemente pigro e appassionato di giochi elettronici, alla sexy Shalana Santana, che si occupa d’italiano, passando per un timido Lino Guanciale, convinto che sia possibile spiegare tutta la storia passando per Giulio Cesare, e l’artista marziale Alessio Sakara, cultore estremo dello sport dedito all’educazione fisica.

Fino ad arrivare ad un Maurizio Nichetti dedito a tanto assurdi quanto estremi esperimenti di chimica e ad una Nunzia Di Biase che, tirannica professoressa d’inglese intollerante ad ogni errore di pronuncia, chiude insieme ad un Pietro Ragusa costantemente confuso nel cercare di spiegare le teorie filosofiche un cast di decisamente sprecati volti noti.

  Perché, se l’evidente tentativo dell’operazione è quello di abbracciare una comicità di taglio internazionale e quasi demenziale (si pensi soltanto alla già citata Di Biase che arriva addirittura ad impugnare una motosega), non è difficile intuire quanto essa rischi di apparire piuttosto infantile e, soprattutto, inadeguata alla tipologia di spettacolo made in Italy da schermo, comprendente perfino un momento proto-videoclip improvvisato dal rapper Rocco Hunt, qui nei panni di studente protagonista.

Con la conseguenza che, fornita perfino di chiaramente ironico omaggio al fantascientifico Independence day nella colonna sonora di Michele Braga, la circa ora e quaranta di visione non riesce a rivelarsi coinvolgente neppure quando, in cerca di emozioni, si gioca la carta della nostalgia nei confronti dei banchi di scuola.

 

 

Francesco Lomuscio