James Cameron torna dietro alla macchina da presa per dirigere Avatar – Fuoco e cenere, terzo capitolo della saga iniziata da lui stesso nel 2009.
Si torna quindi su Pandora, ove il marine Jake Sully, impersonato da Sam Worthington, diventato leader dei Na’vi insieme a Neytiri alias Zoe Saldana e ai loro figli è ospite del clan acquatico dei Metkayna.

Con essi c’è anche il giovane Spider incarnato da Jack Champion, di cui si prende cura la famiglia Sully come già visto nel precedente Avatar – La via dell’acqua, ma in realtà è figlio del colonello Quaritch, cui presta il volto Stephen Lang. L’avatar di quest’ultimo è di nuovo operativo e si mette alla caccia di Jake, considerato un disertore, ma allo stesso tempo cerca Spider, mosso da un desiderio che oscilla tra l’amore paterno e un fine misterioso. L’ex marine, quindi, consapevole del rischio a cui sottopone i Metkayna, decide di allontanarsi da essi insieme alla famiglia. Il tragitto, però, presenta imprevisti e ostacoli pericolosi, come lo scontro con lo spietato clan del fuoco, i Mangkwan, capeggiati da Varang, portata in scena da Oona Chaplin, nota per la sua proverbiale crudeltà. E Pandora finisce di nuovo al centro di battaglie all’ultimo sangue.

Avatar – Fuoco e cenere eccelle per gli innovativi effetti visivi e per un’alta qualità del 3D, che fornisce un forte impatto scenografico. Riprende la storia direttamente dal secondo capitolo, approfondendo però i legami dei Sully e introducendo il nuovo personaggio di Varang, sicuramente la nota più rilevante della pellicola. Il villain in questione funziona, sebbene la scena venga rubata a tratti dalla vicenda che riguarda il colonnello Quaritch e suo figlio Spider. Una trama parallela che non riserva in verità alcun pathos e, anzi, fa registrare una certa superficialità, poiché non vi è nessun coinvolgimento emotivo ragguardevole e gli accadimenti sono fagocitati dalla spettacolarità delle immagini e dagli effetti tridimensionali. Il plot è dispersivo e rappresenta il vulnus del film, che si dilunga in tanti avvenimenti frammentari, in una carambola di colpi di scena che non sorprendono e non destano scalpore, restando assolutamente impalpabili a fronte di una durata di ben tre ore e quindici minuti.

Durata che non fa altro che disorientare lo spettatore, il quale viene distratto dall’impatto visivo che fa comunque sospirare: tanto rumore per nulla. Se non vi fosse infatti la componente tecnologica a supportare Avatar – Fuoco e cenere rimarrebbe ben poco, giusto le tematiche della la famiglia, della connessione con la natura e il suo etico rispetto, da cui deriva un sentimento spirituale in puro stile new age. Tutto ciò non rappresenta comunque una novità per il franchise, che già nel titolo rilancia inneggiando al fuoco e alla cenere, alludendo con il primo ai cicli di distruzione in un’interpretazione simbolica ed esprimendo spiritualmente tramite la seconda il nutrimento per una nuova vita. Avatar – Fuoco e cenere ha in ogni caso una continuità anche per quel che riguarda la componente visiva sempre più di alto livello, con un 3D/IMAX spettacolare che offre uno scenario degno di un’esperienza immersiva, ergendosi a marchio di fabbrica dell’intera serie.
