Babysitter: la visione femminista di Monia Chokri

In esclusiva su MUBI dal 19 Agosto 2022, Babysitter è un film di Monia Chokri, con Patrick Hivon, Steve Laplante, Nadia Tereszkiewicz e la stessa regista come protagonisti.

Il film, prodotto da Amérique Films e Phase 4 Productions, presentato  in anteprima nella sezione Midnight del Sundance Film Festival, è l’adattamento cinematografico dell’opera teatrale firmata da Catherine Lèger e si presenta a cavallo tra la commedia e il tentativo di horror. Tentativo perché, a parte qualche velata inquietudine, il film non si può definire certamente spaventoso.

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Il video in cui da ubriaco importuna una giornalista televisiva diventa virale e Cédric viene sospeso dal lavoro, ritrovandosi di conseguenza bloccato a casa con la moglie esausta Nadine e la figlia neonata. Entra allora in scena la babysitter Amy, una giovane e affascinante donna che sconvolge le loro vite e li costringe a confrontarsi con le proprie ansie sessuali.

Il film, attraverso soprattutto alcuni passaggi come quello iniziale, vuole essere una critica al machismo e al maschilismo stereotipato, contrapposto con l’inadeguatezza verso il ruolo sociale di madre che le donne hanno e ancora sperimentano su loro stesse. Non a caso, Cèdric viene “presentato” e perseguitato come un classico maiale sessista con una moglie che langue nella depressione post-partum e nell’odio fisico per se stessa.

Babysitter è quindi un film di denuncia, di protesta sociale, attraverso la magnificazione degli archetipi e degli stereotipi. Chokri, tuttavia, decide di esporre le sue critiche passando per il macchiettistico e ahimè condanna il messaggio ad arrivare sbiadito e confuso. Chi guarda il lungometraggio sarà molto più attratto dalle stranezze, dal paradossale e dalle atmosfere che dallo spunto riflessivo che la regista vuole innescare.

In Babysitter, in pratica, la liberazione femminile sembra essere più una malizia intima, e l’empowerment tanto ricercato si appiattisce ad un mero tentativo di rubare i riflettori abbastanza a lungo. L’errore di Chokri è quindi il “crogiolarsi” in una eccessivamente stilizzata e decisamente poco didattica rimozione del pensiero patriarcale, che inquadra come impotente e onnipotente senza però realmente contestualizzarlo nel presente.

 

 

Dario Bettati