Baci rubati – Amori omosessuali nell’Italia fascista: un Ventennio di discriminazione

Disponibile su CG Digital, iTunes, Google Play e Chili a partire dal 14 Febbraio 2021, giorno di San Valentino, festa di tutti gli innamorati, Baci rubati – Amori omosessuali nell’Italia fascista è un documentario di Fabrizio Laurenti (Il corpo del duce) e Gabriella Romano (Ricordare), prodotto e distribuito da Istituto Luce-Cinecittà.

Una recensione da dedicare a molti amici e parenti che ancora nascondono la loro omosessualità e, al contempo, ai tantissimi che non hanno mai nascosto il loro “segreto”, ma, anzi, non hanno mai fatto “pesare” la differenza del proprio orientamento sessuale, dimostrando una volta per tutte che siamo tutti uguali.

Davvero gradevole e interessante Baci rubati – Amori omosessuali nell’Italia fascista, che ci svela un lato dell’Italia che solo da pochi decenni (e in gran ritardo) si è liberata di stereotipi e pregiudizi che non esistevano nell’Antica Roma. Mentre, complice in parte anche la  religione cattolica, l’orientamento sessuale è stato esasperato, in modo particolare durante il regime fascista, e venne sfruttato per ricattare o isolare. E dobbiamo purtroppo sottolineare come ancora oggi troviamo traccia di questi tristi episodi.

Il documentario, quindi, assume un grande valore nell’analizzare come le persecuzioni di gay e lesbiche siano state amplificate e sfruttate dal regime che, in un certo senso, ne lascio l’eredità ben più pesante delle libertà negate.

“Chiunque (…) compie atti di libidine su persona dello stesso sesso, ovvero si presta a tali atti, è punito, se dal fatto derivi pubblico scandalo, con la reclusione da sei mesi a tre anni”. Così enunciava nel 1927, in prima stesura, l’articolo 528 del nuovo codice penale Rocco riguardo la repressione dell’omosessualità, che veniva in tal modo per la prima volta contemporaneamente riconosciuta e sanzionata. Sul sanzionarla tutti d’accordo, ma sulla necessità di riconoscere che in Italia fosse diffuso il “turpe vizio” – come veniva allora definita una relazione non eterosessuale – mai e poi mai! Sarebbe stata messa in discussione la virilità stessa del maschio italiano.

Il documentario ci presenta così inediti ritratti con tante testimonianze, lettere e ricordi, tra cui spiccano anche i nomi di scrittori come Aldo Palazzeschi, de Pisis, Sandro Penna, eRadclyffe Hall.

Con tanti filmati d’epoca e la guida di un’interpretazione da manuale di Luca Ward, che restituisce tramite sottigliezza sulfurea la prosa scientifica sul “problema” degli omosessuali, troviamo anche le voci partecipi e coinvolgenti diValentina Cervi, Sabrina Impacciatore e Neri Marcorè, le quali ci riportano le testimonianze lontane di amori perduti e proibiti.

Il Fascismo non poteva accettare l’omosessualità, in particolare quella maschile, e le reazioni del regime costarono a tanti l’arresto, l’internamento in manicomio, il confino. La definizione di pederasta era il termine dispregiativo con cui si bollavano questi uomini, a cui si legava poi lo stereotipo dell’uomo “effeminato”. Per le donne, invece, si accentuava la parte “mascolina”, anche se venne sempre sanzionata in modo pesante l’omosessualità maschile al contrario di quella femminile, considerata meno “pericolosa” e  maggiormente tollerata.

In conclusione, un’opera decisamente speciale dedicata al coraggio e alla libertà di tutti gli amori.

 

 

Roberto Leofrigio