Bad boys for life: Lowrey della vendetta

Will Smith e Martin Lawrence tornano a vestire i panni di Mike Lowrey e Marcus Burnett in Bad boys for life. Ma chi sono Lowrey e Burnett?

Investigatori di Miami impegnati a recuperare cento milioni di dollari di eroina della mafia sequestrata, li abbiamo visti per la prima volta sullo schermo in Bad boys, che, diretto a metà anni Novanta dall’allora esordiente Michael Bay, non si rivelò altro che un guardabile tentativo di rispolverare il filone dei buddy movie, segnato nel decennio precedente da saghe di successo quali 48 ore e Arma letale.

Tentativo che differiva dai citati modelli soprattutto perché sostituì la coppia mista formata da un bianco e un nero con due protagonisti entrambi di colore; i quali, alle prese con i diffusori di una nuova droga, sono tornati poi all’opera in Bad boys II, firmato nel 2003 dallo stesso Bay e che, essendo successivo alla moda della bullet time lanciata da Matrix, non poté fare altro che aumentare la spettacolarità già presente nel capostipite ricorrendo ad ampio sfoggio di ralenti e di esagerazioni “esplosive”.

Un sequel che, in un certo senso, con la sua abbondante distruzione di veicoli ha anticipato alcuni aspetti del franchise Fast & furious, mantenendo, inoltre, le spruzzate d’ironia tutt’altro che assenti anche in Bad boys for life, destinato a trasportare Lowrey e Burnett, a diciassette anni di distanza, nell’era dei social network.

Un terzo capitolo che, pur prendendo avvio con la nascita del nipotino del secondo dei due, qui in pensione, non risparmia violenza fin dai primissimi minuti di visione, incentrati stavolta sul massacro attuato progressivamente da Isabel Aretas e dal figlio Armando, ovvero Kate del Castillo e Jacob Scipio, impegnati a portare a compimento una personale vendetta.

Massacro che prevede anche l’eliminazione di Lowrey (e il motivo lo si apprende con l’avanzare dei fotogrammi); man mano che, rimpiazzato l’autore della serie Transformers, qui curiosamente presente in una fugace apparizione come attore, i nuovi arrivati dietro la macchina da presa Adil El Arbi e Bilall Fallah provvedono a regalare quello che è, probabilmente, il miglior capitolo del trittico.

Perché, ulteriormente complice un’inaspettata dipartita, non solo lo script appare decisamente più interessante e meno banale di quelli su cui erano stati costruiti i primi due film, ma viene anche evitato il consueto guazzabuglio di gratuiti virtuosismi tecnici senza lesinare affatto sull’azione.

Del resto, se da un lato in Bad boys for life non manca neppure un frenetico inseguimento tra motociclette e sidecar ad incalzare il ritmo, dall’altro, in maniera curiosa, non si può fare a meno di avvertire un retrogusto horror tutt’altro che fuori luogo. Un retrogusto riscontrabile sia nel plot che nelle inaspettate immagini splatter (compreso un impressionante infilzamento) e nei toni cupi atti ad avvolgere il pirotecnico scontro conclusivo, piuttosto vicino agli action movie di Hong Kong.

 

 

Francesco Lomuscio