In questa intervista esclusiva, con Barbara Sirotti, esploriamo il viaggio di un’artista coraggiosa che ha scelto di utilizzare la sua voce e la sua creatività per lanciare un potente messaggio contro la violenza di genere. Durante il suo passaggio sul Red Carpet alla Mostra del Cinema di Venezia, ha colto l’occasione per attirare l’attenzione su questa tematica urgente e attualissima, indossando un abito iconico e portando con sé un messaggio scritto sulla mano: “Stop Violence”.
Attraverso i suoi cortometraggi “Aria” e “Libera”, l’artista esplora temi complessi come la sottomissione e la rinascita, lavorando con professionisti del calibro del regista Brace Beltempo e il musicista Enrico Merlin, per dare vita a narrazioni che mirano a sensibilizzare e ispirare il pubblico.
In questa conversazione, condividerà le sue esperienze e le sue sfide nel raccontare storie che toccano corde profonde e universali, e ci parlerà dei suoi progetti futuri, sperando di continuare a dare voce a chi non ce l’ha e di promuovere il cambiamento sociale attraverso l’arte.
Benvenuta Barbara su “Mondospettacolo”. Durante il suo passaggio sul Red Carpet alla Mostra del Cinema di Venezia, ha scelto di lanciare un messaggio forte contro la violenza di genere. Cosa l’ha spinta a compiere questo gesto così simbolico e “purtroppo” attualissimo?
Sicuramente l’urgenza di sottolineare la gravità della tematica, che sembra peggiorare a mio avviso soprattutto a livello culturale e sociale. Mi riferisco ad esempio alle due pagine fb di cui tutti abbiamo sentito parlare (e ce ne sono molte altre). Più di 32.000 utenti per una sola pagina. Foto rubate, violate e poi scambiate come carne da macello, roba di poco valore. Quella del Red Carpet, dopo aver presentato il giorno stesso i miei due corti “Aria” e “Libera” all’Italian Pavilion, è stata per me un’occasione unica. Indossavo un bellissimo abito di Eleonora Lastrucci, un pezzo unico di grande valore. Ed è proprio lo stesso valore che avrei voluto restituire a quelle donne, ho voluto “portarle con me”, farle sentire bellissime sotto gli scatti dei fotografi, che appena hanno letto “Stop Violence” scritto con un rossetto sulla mia mano, si sono letteralmente scatenati. Non era di certo “Murder” scritto al contrario del grandissimo “Shining” di Kubrick, ma in quei pochi minuti ha sortito l’effetto desiderato, insieme ad una gerbera rossa simbolo delle vittime di violenza, indossato come un “anello” di fidanzamento. Getty Images ha apprezzato molto, riportando davvero tantissimi scatti di quel momento. I fotografi non volevano lasciarmi andar via… è stato meraviglioso. Una rivincita per ogni donna, un invito di sorellanza a darsi valore e combattere la violenza.
Nei cortometraggi “Aria” e “Libera”, esplora temi complessi come la sottomissione e la rinascita. Qual è stata la sfida più grande nel raccontare queste storie attraverso il Suo lavoro di attrice e scrittrice?
La sfida è sempre quella di mettersi al servizio del racconto, cercando di renderlo più universale possibile. Si parte quasi sempre da qualcosa che ci riguarda, l’urgenza di un vissuto che poi si deve espandere o diventare strumento. Raccontare sì la storia di Barbara, ma poi cambiarla perché possa essere la storia di tutti. È sempre una sfida molto difficile, spero di esserci riuscita.
Ha lavorato con diversi professionisti, come il regista Brace Beltempo. Come hanno influenzato questi collaboratori il suo approccio alla narrazione di temi così delicati?
Quando ho contattato Brace avevo un breve materiale già girato, che amo definire “magico”. L’ho realizzato da sola, con una videocamera personale, posizionata contro una… mattonella di vetro cemento. Lo so, è così strano, ma ogni giorno vedevo quella fila di mattonelle e soprattutto l’immagine naturalmente distorta che riportavano. E l’ho girato proprio l’ultimo giorno in cui ho soggiornato nella casa del mio aggressore. Senza sapere come potesse risultare. Quel video è infatti rimasto chiuso nella videocamera per mesi, per poi bussare alla mia porta. Sembrava volesse essere visto e ascoltato. Ne ho creato un provino di grande effetto e l’ho girato a Brace per fargli capire cosa e come volessi procedere. Abbiamo tenuto l’effetto e l’idea della distorsione, ma la regia di Brace ha sicuramente aggiunto altri elementi di valore, che hanno portato i due cortometraggi ad essere apprezzati così tanto. Voglio però ricordare l’importanza della musica, delle voci e dell’audio. Enrico Merlin ha realizzato secondo me un piccolo capolavoro, distorcendo anche la melodia e la struttura armonica di due famosi standard jazz in “Aria” e “Libera”, talmente bene che di fatto risultano un componimento sperimentale nuovo. Ricordo le Voci importanti di Luca Ward, Francesco Pannofino, Benedetta Degli Innocenti e Alex Poli e la sonorizzazione, mix audio, dialoghi (e miracoli) del Tam Tam Studio.
Quali progetti futuri ha in mente per continuare a sensibilizzare il pubblico sulla violenza di genere e quali messaggi spera di trasmettere attraverso il suo lavoro artistico?
Quello che ci aspetta spero sia una serie per le piattaforme digitali, con trama completamente diversa e molto più articolata. In seguito alle due vittorie di Cannes ho presentato il progetto ad una produzione di Malta, interessata alla realizzazione del prossimo lavoro. Di più non posso dire, non tanto per scaramanzia, quanto per l’idea di realizzare un vero e proprio sogno, che possa smuovere le coscienze e chissà forse essere di aiuto a qualcuno o magari risvegliare le istituzioni a proseguire e fare ancora di più. Perché necessario, perché siamo tutti uno.
