Barbara Sirotti: “Trasformare il dolore in arte e impegno sociale”

Barbara Sirotti, attrice e autrice, ha saputo trasformare il dolore del suo passato in una potente forza creativa attraverso i suoi cortometraggi “Aria” e “Libera”. Presentati all’Italian Pavilion durante l’ultima Mostra del Cinema di Venezia, questi lavori esplorano il viaggio dalla vittimizzazione alla rinascita, affrontando il tema della violenza di genere con sensibilità e determinazione.

Riconosciuta per il suo impegno artistico e sociale, Sirotti è stata premiata con il riconoscimento di Ambasciatrice d’Onore durante la Giornata Internazionale per l’Eliminazione della Violenza sulle Donne presso la Camera dei Deputati. Questo importante riconoscimento, insieme ai numerosi premi ottenuti dai suoi cortometraggi, sottolinea il valore del suo contributo nella lotta contro la violenza di genere e l’importanza dell’educazione sentimentale come strumento di prevenzione. Sirotti continua a ispirare e a richiamare l’attenzione su una piaga sociale che richiede azioni concrete e durature.

Barbara, nei Suoi cortometraggi “Aria” e “Libera”, esplora il tema della trasformazione da vittima a donna libera. Come è stato per Lei trasformare la sua storia personale in arte e in che modo spera che il Suo lavoro possa ispirare altre persone che si trovano in situazioni simili?

Per me è stato un percorso molto difficile, ma liberatorio. Attraverso i corti “Aria” e “Libera” spero di essere riuscita a trasformare in risorsa artistica un passato traumatico. Naturalmente non mi sono fermata alla mia storia personale, anche perchè non è questo lo scopo dell’arte. La mia vita è stata il punto di partenza, poi ho cercato di abbracciare la realtà di tante donne che hanno vissuto o stavano vivendo un simile inferno. E da qui è nato il mio lavoro, con elementi personali mescolati ad alcuni fatti di cronaca che ormai si presentano ai nostri occhi puntali quasi ogni giorno. Ho voluto inserire un messaggio di speranza perchè così come ne sono uscita io, possono liberarsi da violenza e situazioni tossiche molte altre donne. Anche uomini, certo, lo dico subito. La violenza è sempre da condannare in ogni sua forma, ma i dati parlano chiaro e la differenza sostanziale è che la violenza contro le donne è di tipo “sistemico”, di donna in quanto tale, non particolare circostanza.

Lei ha sottolineato l’importanza dell’educazione sentimentale nelle scuole. Può condividere come crede che un’educazione di questo tipo possa influenzare positivamente le future generazioni e contribuire a ridurre la violenza di genere?

Credo che la scuola possa avere un ruolo importantissimo per la prevenzione. La famiglia certamente fornisce tanti elementi utili, ma è nelle scuole che i ragazzi passano la maggior parte del “tempo sociale”, cioè quello a contatto diretto con altri ragazzi e ragazze. E’ lì che si comincia a vedere l’altro, diverso da noi, a notare le differenze sessuali, emotive e soprattutto dare un nome e una forma ai propri sentimenti. A scuola si diventa Uomini e Donne, poi è nel mondo del lavoro che si passa alla specializzazione. Invece ciò che sta succedendo è che stiamo crescendo professionisti perfetti ed estremamente titolati dal punto di vista tecnico-professionale, ma che non sanno gestire sè stessi o non si sono mai guardati dentro. Nessuno ha mai insegnato loro ad esempio a gestire la rabbia o l’empatia, non hanno strumenti per fare chiarezza su ciò che è assolutamente umano e normale, ma va saputo accogliere e controllare. Così facendo escono da tante scuole un’infinità di “personcine per bene”…..quelle che nessuno potrebbe mai indicare come responsabili di abusi, ma che invece nascondono delle problematiche a volte anche importanti. Vi ricorda qualcosa questa mia riflessione?


Ha ricevuto il premio di Ambasciatrice d’onore e il Premio Internazionale nel 2023. In che modo questo riconoscimento ha influito sul Suo lavoro futuro e quale responsabilità sente di avere nei confronti della società?

Indubbiamente sento una grande responsabilità, che cercherò di mettere a frutto nel migliore dei modi e nel limite delle mie possibilità. Il premio Donna Sapiens è stato creato, prodotto e organizzato da Gianfranco Gori, che ringrazio per la sua sensibilità al problema della violenza di genere, ormai diventata una vera emergenza sociale. Quest’anno abbiamo avuto il privilegio di svolgere la manifestazione proprio nelle sale di Montecitorio, dove si spera che qualcuno possa dar seguito alle parole delle partecipanti, provenienti da diversi Paesi del Mondo. Per ora la risposta sembra essere buona, soprattutto da parte di alcune Onorevoli, molto vicine alla causa. Speriamo si continui così, perché abbiamo davvero un grande compito da portare a termine per il futuro dei nostri figli e anche per il presente di tutti noi.


Ha menzionato il rischio di minimizzare la violenza di genere attribuendola a fattori genetici. Quali passi concreti pensa che la società e le istituzioni dovrebbero intraprendere per affrontare seriamente questo problema e cambiare la narrazione attuale?

L’affermazione che in fondo in fondo l’attitudine alla violenza possa far parte del DNA degli uomini (per fortuna passata in sordina dopo qualche giorno) trovo sia estremamente fuori luogo e soprattutto pericolosa. In primis perché la violenza non è mai una questione genetica, ma culturale e sociale. E’ un problema che va risolto a mio modesto avviso non solo con l’inasprimento delle pene, ma soprattutto con la prevenzione e quindi l’educazione sentimentale nelle scuole. La trovo inoltre piuttosto offensiva nei confronti di uomini che invece non hanno mai avuto comportamenti abusanti e credo sia estremamente pericolosa, perché se davvero fosse così…. beh, allora ogni violenza potrebbe essere in qualche modo giustificata, riconducendola ad un fattore genetico!! E allora… si aprirebbe l’inferno per noi e per le generazioni future. Dovremmo invece cercare di educare al rispetto, all’empatia, all’ascolto dell’altro e di sè stessi per futuro che possa essere finalmente libero dalla violenza in ogni sua forma. Dopotutto qualcuno ha detto: siamo tutti uno.

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