Beautiful minds: un’amicizia oltre le barriere (architettoniche) mentali

Diretto dal francese Bernard Campan in coppia con lo svizzero Alexandre Jollien, Beautiful minds vede protagonisti gli stessi, rispettivamente nei panni di Louis e Igor.

E la menzione particolare va fatta proprio per Alexandre, il quale, più che interpretare un personaggio, si trova ad interpretare “se stesso”, infatti è un filosofo svizzero che vive da sempre con un handicap cerebrale e motorio causatogli da un problema con il cordone ombelicale al momento del parto.

Proprio da qui prende spunto il plot del film: Igor è un trentenne con handicap, appassionato di filosofia. Quotidianamente gira per la sua Losanna a bordo di un triciclo con cui consegna spesa bio a domicilio. Un giorno, proprio durante una di queste consegne, viene mandato fuori strada da un’autovettura. A guidarla e Louis, gestore di una impresa di pompe funebri. Il destino, quindi, coadiuvato dalla guida distratta dell’impresario, mette uno di fronte all’altro due realtà esistenziali completamente opposte. Un incontro che non resterà isolato e autoconclusivo perché Alexandre decide di far visita al suo investitore presso la sua agenzia e di ringraziarlo per averlo assistito in seguito all’incidente. Inizialmente Louis cerca con garbo di liquidare l’ospite inatteso, ma nulla può quando, in partenza per un viaggio di lavoro verso Montpellier, l’impresario si ritrova Alexandre sdraiato nel suo carro funebre: Losanna è ormai troppo lontana e il lavoro da terminare importante; Louis non può fare altro che portare il ragazzo con sé!

Parte con queste premesse Beautiful minds. Road movie atipico, un percorso stradale che, però, con lo scorrere dei fotogrammi, subisce una metamorfosi, tramutandosi in viaggio alla ricerca dell’essenza stessa della vita. Un “Two men show” che diventa One man show a tutti gli effetti quando ci si rende conto che la complementarietà dei due personaggi fa sì che diventino man mano un’unica entità concettuale. Alexandre, ricco mentalmente grazie alla immensa cultura filosofica trasmessagli dagli scritti dei Nietzsche di turno, conosce poco la vita più quotidiana, fatta di amicizie, feste, sesso e così via. Contrapposto a lui, Louis, uomo che fisicamente, nel mondo “terreno”, ha tutto ma vive con dei blocchi mentali dovuti ad un passato familiare poco chiaro e che si rivelerà passo dopo passo. La convivenza forzata smussa spigoli e imbarazzi iniziali, supera gli sguardi indiscreti dei passanti incerti, fino a divenire stimolo per comprendere il significato di solidarietà reciproca.

Il contesto funereo del carro funebre, con tanto di bara e urna cineraria a bordo, fa da sfondo ad una commedia che con profondità, soprattutto, e sottile irriverenza, perché no, si promuove ad essere un inno alla vita. Un viaggio verso la libertà interiore, la serenità raggiunta. Solo così Alexandre riuscirà ad avere un amico vero, da affiancare a quelli su carta, i soli avuti sino a quel momento. Specularmente, Louis riuscirà a privarsi della corazza dietro cui si nascondeva e dentro la quale faceva “finta di vivere”. La regia, che poggia su un’ottima sceneggiatura, fa di tutto per non portare il film ad essere pesante o banale. Gli equilibri sono già visti, ricordano quelli del connazionale Quasi amici, e il viaggio porta sostanzialmente ad un traguardo prevedibile, questo sì, ma a quel punto si è già rimasti affascinati dalla leggerezza con cui Beautiful minds vuole essenzialmente offrirci la visione di un’amicizia vera, pura, che funge da antidoto agli ostacoli interiori.

 

 

Alessandro Bonanni