BELITA: dal Brasile alla Massive Art di Milano

La bellezza che piano trova la contaminazione che cerca. Il suono che piano codifica il gusto del main stream attraverso derive tribali assai interessanti. E non c’è solo questo, sia chiaro. Italo Brasiliana, lei che all’anagrafe si firma Isabella Dall’Agnese ma che in campo discografico conosciamo come BELITA. Cantante, ballerina, cantautrice a voler mettere essere corretti e precisi. L’incontro con la Massive Art di Milano, il mondo latino e quel certo gusto che diviene col tempo assai personale e ricco di carattere. Un disco di non solo didascalico raggaeton o di quel mood dance da ballare che unisce tutto in un unico calderone industriale. Dai video girati in Brasile all’ultimo singolo “Comando” realizzato in Italia… e poi si… c’è da confessarlo… la bellezza in questi casi è la vera chiave di lettura per questo romanzo troppo spesso riassunto male. Il nuovo disco di BELITA si intitola “Agora Ou Nunca” e, oltrepassando lo sfacciato eros delle immagini, l’ascolto si fa ricco di preziosi spunti…

Noi parliamo spesso di estetica. E in pochi casi come questo possiamo affiancare al concetto di estetica anche quello di arte e musica. Che significato ha per Belita la parola bellezza?
Per me “bellezza” è tutto ciò che stimola i cinque sensi. La bellezza estetica, anticipa i valori e la morale che ogni essere umano dovrebbe avere e dimostrare attraverso le sue azioni. Per me la bellezza della musica, riesce ad attingere l’anima, il cuore e i ricordi di chi ascolta, in un modo molto speciale.

Nella tua musica attuale la bellezza gioca un ruolo fondamentale soprattutto nei videoclip. Perché in questo genere di musica si ricorre molto all’immagine della bellezza? È quasi divenuta un’associazione ovvia per questa musica dai forti tratti latini… il lato sexy è indiscutibile…
La musica latina ritmata ha questa caratteristica naturale di richiamare la sensualità, che si esprime da sempre nei vari stili di danza.
Credo che sia una tendenza portare al mondo attuale la sensualità, la libertà e l’allegria del popolo latino.
Non esiste un “perché” nell’essere sensuale, lo si è e basta. Siamo nel 2019, secondo me è un po’ eccessivo che esistano ancora stereotipi, non credi?

Non hai paura che la bellezza sfacciata del tuo corpo distolga l’attenzione e porti lontano dal valore in se dell’opera d’arte?
Non sempre è facile essere una donna ed essere autentica, perché dobbiamo seguire dei canoni di bellezza che la società in cui viviamo ci impone, i quali non sempre sono compatibili con la nostra realtà. Io non ho paura che la mia bellezza esteriore distragga chi mi segue, perché tutto dipende dal proprio gusto personale. Le persone guardano i video musicali per distrarsi, rilassarsi e perché no, ammirare ciò che è bello?
Inoltre, quando si ascolta musica in radio, o nei digital store, non si vede l’immagine dell’artista, quindi si potrà solamente giudicarne la qualità musicale.

Domanda piccante e assai diretta, ti invito a rispondere come meglio credi: se fossi stata esteticamente poco aderente al cliché, detto così senza troppi filtri, pensi che avresti sposato a pieno il genere di musica che stai vivendo?
C’è un detto che recita: “Non è bello ciò che è bello, ma è bello ciò che piace!” e con ciò affermo che non voglio limitare la mia arte a causa della mia apparenza estetica. Al contrario, la sensualità è molto espressiva e vincente nella musica, a seconda del genere musicale.
Se io fossi diversa, avrei si continuato con questo mio stile, e liberamente ballerei, canterei e divertirei il pubblico.

E per chiudere: spesso in questi dischi si parla proprio di emancipazione, di sicurezza, si mette in scena quel bisogno di restituire un rispetto e un valore alla donna. Come in “Belita” o “Comando”. Sei d’accordo? E secondo te perché?
Si, sono d’accordo. Oltre all’emancipazione psicologica, mi piacerebbe che ci fosse più unione tra noi donne, perchè secondo me non dobbiamo giudicarci, bensì aggregarci; ogni donna dovrebbe avere libero arbitrio di essere come vorrebbe.