Belle d’amore e Ultimo domicilio conosciuto riscoperti in home video da Mustang Entertainment

Due nuovi titoli risalenti ai mitici anni Settanta entrano a far parte del ricco catalogo dvd di Mustang Entertainment (www.mustangentertaiment.it), sempre più attenta alla riscoperta del nostro (e non solo) cinema italiano che fu: Belle d’amore e Ultimo domicilio conosciuto.

Diretto nel 1971 dal Fabio De Agostini che si era in precedenza occupato soltanto di Lauta mancia e che sarebbe poi tornato dietro la macchina da presa sei anni più tardi esclusivamente per firmare il nazi erotico Le lunghe notti della Gestapo, il primo – accompagnato dal trailer nella sezione extra – cala Bruno Garcin e Paola Tedesco nei panni di due studenti universitari che, sentimentalmente legati, portano avanti uno studio riguardante la prostituzione al fine di concretizzare la loro tesi di laurea.

Aiutati anche da un commissario di polizia, infatti, i due s’intrufolano negli ambienti delle cosiddette “belle d’amore” suggerite dal titolo, nel corso di circa un’ora e mezza di visione destinata a suggerire – complice di sicuro la rivoluzionaria anni di ribellione in cui il film venne girato – che la libertà sessuale è il miglior rimedio all’amore a pagamento e alla vendita del corpo.

Man mano che, nel rivelare che anche le donne mondane possiedono una vita privata e nel far luce sugli aspetti criminali e l’uso delle droghe nella poco onorevole attività affrontata da Belle d’amore, il tutto, assemblato attraverso un frenetico montaggio che conferisce un certo sapore pop insieme alla varietà cromatica di costumi e scenografie, si concretizza in qualcosa di decisamente atipico.

Perché, sebbene si tratti di un’opera di finzione recitata da attori, da un lato appare evidente il tentativo d’inchiesta in fotogrammi che sfiora i toni del documentario, dall’altro non risultano affatto assenti spruzzate d’ironia.

Siamo nell’ambito di tutt’altro genere, invece, con Ultimo domicilio conosciuto, del 1970, co-produzione tra Italia e Francia rientrante senza alcun dubbio tra i migliori lavori realizzati da José Giovanni, autore, tra gli altri, de Il clan dei marsigliesi e Lo zingaro.

Un polar dai toni amari e disperati derivato da un romanzo di Joseph Harrington e di cui è protagonista un eccellente Lino Ventura nel ruolo di un commissario caduto in disgrazia e ormai prossimo alla pensione, nonché impegnato a rintracciare un importante testimone per un processo contro esponenti della malavita.

Una ricerca in cui viene affiancato da una giovane ausiliaria incarnata da Marlène Jobert – aggiudicatasi per la parte un David speciale – e che, delineando un racconto su celluloide totalmente costruito sulle indagini, proprio per la maniera in cui queste vengono seguite sembra anticipare Il braccio violento della legge di William Friedkin, concepito l’anno successivo.

Come pure qualcosa ci lascia intuire che possano aver subito una certa influenza da Ultimo domicilio conosciuto sia lo Steno de La polizia ringrazia che il Fernando Di Leo dei noir (a cominciare dalla travolgente colonna sonora di François de Roubaix che tanto ricorda quella di Milano calibro 9).

Mentre la lunga sequenza del pestaggio in strada si rivela una delle migliori di quella che è, in fin dei conti, una critica da grande schermo rivolta sia al sistema poliziesco che al principio secondo cui il fine giustifica i mezzi, perfettamente sintetizzata nella frase del poeta e scrittore Mihai Eminescu: “La vita è un bene perduto se non è vissuta come avresti voluto”.

Con inizio e fine della versione cinematografica italiana quali contenuti speciali.

 

Francesco Lomuscio