Belle & Sebastien – Next generation: animal e Coré

Nato in una raccolta di scritti di Cécile Aubry e portato per la prima volta sullo schermo in una serie televisiva francese risalente al 1965 (ma in Italia venne trasmessa due anni più tardi), l’enorme cane dei Pirenei Belle, ingiustamente accusato di terribili misfatti e destinato a diventare l’inseparabile amico del piccolo Sebastien, torna al cinema in Belle & Sebastien – Next generation, diretto dal Pierre Coré regista de Il fantastico viaggio di Margot e Marguerite.

Più che un quarto capitolo della saga cinematografica iniziata nel 2013 da Nicolas Vanier con Belle & Sebastien e proseguita fino al 2017 tramite Belle & Sebastien – L’avventura continua di Christian Duguay e Belle & Sebastien – Amici per sempre di Clovis Cornillac, una sorta di reboot.

In quanto, mentre i tre citati lungometraggi si svolgevano negli anni Quaranta, questo quarto tassello sceglie un’ambientazione contemporanea; cambiando, di conseguenza, anche il giovanissimo attore calato nel ruolo del protagonista: non più Félix Bossuet, bensì l’esordiente Robinson Mensah Rouanet.

Protagonista di dieci anni che, abituato alla vita di città, si trova a malincuore a trascorrere le vacanze in montagna insieme alla nonna e alla zia, dando una mano nell’ovile senza manifestare rande entusiasmo; fino al giorno in cui, appunto, incontra il cagnolone bianco, che scopre essere ingiustamente maltrattato dal proprio padrone.

E ad accentuare il tentativo di distaccarsi da quella che era stata una vera e propria trilogia – oltretutto succeduta al popolarissimo cartoon sfornato negli anni Ottanta dalla MK Company – provvede anche un dialogo in cui, fugacemente, viene osservato metacinematograficamente che Belle è stato chiamato in questo modo per emulare l’analogo personaggio animale dei film.

Ma, sebbene risulti quindi inutile effettuare paragoni con quel trittico partito concentrandosi in maniera quasi autoriale sul rapporto intimo progressivamente instaurato tra il bambino e il cane e proseguito privilegiando sempre più un look da intrattenimento a stelle e strisce per ragazzi approdando a risultati sempre meno convincenti, è impossibile non avvertire come Belle & Sebastien – Next generation sia un’operazione unicamente dettata dalle leggi di mercato e priva di fantasia.

Del resto, mentre si sguazza in mezzo a confronti con lupi e agnellini pronti a venire al mondo, la fiacchezza generale della oltre ora e mezza di visione emerge di fotogramma in fotogramma a causa di una banale sceneggiatura – concepita dal regista stesso insieme ad Alexandre Coffre – palesemente caratterizzata da una forte assenza di idee.

Se poi aggiungiamo facilonerie di regia per risolvere determinate situazioni (si pensi solo al passaggio dal momento pre-epilogo in cui Sebastien sta dando segni di cedimento all’improvviso finale), non rimane che lasciarsi meravigliare dalle splendide scenografie naturali, tra verdi montagne e un lago segreto.

Solo per amanti irriducibili degli amici a quattro zampe… con inevitabile messaggio animalista-ecologista annesso.

 

 

Francesco Lomuscio