Intervista esclusiva di Alessandro Cunsolo per MondoSpettacolo

Benedetta Ornella Fontana, docente di lettere e giornalista professionista, è una voce raffinata e profonda nel panorama digitale. Con il suo profilo Instagram (@benedetta_ornella_fontana), porta sui social un progetto letterario unico, ispirato al mantra dostoevskiano “La bellezza salverà il mondo”. Per lei la bellezza non è solo estetica, ma armonia tra interiorità ed espressione, fatta di eleganza, gentilezza, sensibilità e profondità – valori che richiama dall’antica Grecia, dall’amor cortese e dal Dolce Stil Novo. In un’epoca di consumo rapido, Benedetta crea uno spazio sospeso tra poesia e realtà, dove le parole accarezzano, scuotono e fanno sognare. In questa intervista esclusiva, condivide la sua visione della bellezza trasformativa, il ruolo della letteratura nei social e il potere della gentilezza come resistenza.

“La bellezza salverà il mondo”: quando è diventata il tuo mantra?

La frase di Dostoevskij è entrata nella mia vita molto prima di diventare un mantra dichiarato. L’ho incontrata davvero quando ho compreso che la bellezza non è un ornamento ma una forza morale. Non è la bellezza che consola o decora, ma quella che obbliga a guardarci dentro, ad assumerci delle responsabilità, a trasformarci. Nel “L’idiota” questa idea vibra con una potenza unica: la bellezza è compassione, capacità di vedere l’altro fino in fondo, energia trasformativa. Ho capito allora che la bellezza non è fuga, ma lavoro interiore; non è evasione, ma resistenza gentile. Da lì è nata l’esigenza di portarla ovunque: nelle mie lezioni a scuola, nella scrittura, sui social, ma soprattutto nella vita quotidiana, nell’incontro con gli altri.

Cosa significa per te bellezza come armonia interiore-esteriore?

Nasce da un incontro: tra gli studi classici che amo e la mia vita quotidiana. I Greci non separavano corpo e anima: kalós kai agathós –καλὸς κἀγαθός – ovvero bellezza e valore, forma e verità. È una lezione modernissima: la bellezza è armonia fra ciò che siamo e il modo in cui ci mostriamo al mondo. Il mio percorso di docente, giornalista e divulgatrice mi ha insegnato che: le parole plasmano l’interiorità, i gesti raccontano la nostra etica quotidiana, la cura di sé non è narcisismo, ma rispetto per ciò che custodiamo dentro. Così è nata la mia idea di bellezza: non si compra e non si indossa. Si pratica, ogni giorno.

Eleganza come postura dell’anima: cosa significa concretamente oggi?

Per me l’eleganza non è mai stata solo uno stile o un abito: è uno sguardo sul mondo, una posizione interiore. È molto vicina al Dolce Stil Novo del primo Dante: custodire l’intensità senza ostentarla, desiderare senza possedere, restare nel mondo senza indurirsi. Abitare il mondo con eleganza per me significa: non cedere al rumore di fondo, saper dire “no” senza ferire, “sì” senza annullarsi, scegliere parole e immagini che non urlano. Sentirsi liberi di esprimersi ma rispettando sempre gli altri. È una disciplina dello sguardo. E, profondamente, una forma di gentilezza.

Come concili insegnamento e progetto letterario sui social?

In realtà non li concilio: sono lo stesso movimento. A scuola semino amore per le parole. Sui social raccolgo i segni di quelle parole. Il mio profilo non vuole semplificare la letteratura: vuole portarla in luoghi dove spesso non arriva o arriva in modo superficiale, dentro feed veloci e vite frenetiche. Per me i social sono uno spazio di comunità. Non rincorro numeri né algoritmi: rincorro la qualità dello sguardo di chi legge. Instagram è stato per me uno dei luoghi più liberi per sperimentare nuovi linguaggi e nuove forme di condivisione.

Quando hai capito che i social potevano ospitare profondità?

Quando sono arrivati i messaggi lunghi, privati, confidenziali. Non emoji, non “like”, ma: riflessioni, ferite raccontate, gratitudini. Ho capito che dietro ogni account esiste una vita vera in attesa di parole che non banalizzino. Ho scoperto che si può parlare di dolore senza esibirlo, coltivare il silenzio in mezzo al frastuono, trasformare dubbi e timori in poesia quotidiana. Da allora ho deciso che il mio spazio avrebbe custodito ciò che non grida. E io lo chiamo infatti: “parlare in sottovoce”.

I messaggi che ti hanno emozionata di più?

Quelli che dicono: “Ho ricominciato a leggere.” “Mi sono iscritta a Lettere.” “Nella mia tesi ho parlato di ciò di cui scrivevi.” O ancora: “Mi hai fatto sentire meno sola.” Cerco risonanze nei contatti umani. E quando arrivano, so che le parole sono arrivate nel posto giusto. Mi emozionano profondamente anche le donne che riscoprono la loro forza gentile e smontano il mito che le vuole in competizione: nel mio profilo ho visto nascere vere amicizie.

Come scegli citazioni e contenuti?

Non seguo uno schema (non fanno per me), seguo solo ciò che mi attraversa. Che sento risuonare. O che “riconosco”. La vita quotidiana è la mia biblioteca aperta: un cielo grigio mi porta a Buzzati, certi silenzi a Pavese, la leggerezza degli alberi a Calvino. La letteratura non è altrove: è intorno a noi sempre, abita la nostra giornata.

Un episodio di “bellezza che trasforma”?

Penso alla Divina Commedia. È per me “il libro dei libri”: circolare, totale, umano. La trasformazione più grande è sempre interiore: lo sguardo cambia, il resto segue. La bellezza che salva potrebbe essere chi torna a studiare, chi ritrova dignità, tenerezza, chi si riscopre nella sua autenticità. Chi accetta luce e abisso in armonia. Non è miracolo: è un lavoro dell’anima.

Come promuovi gentilezza e profondità nel mondo veloce?

Cerco fermezza gentile, dolce. Scelgo tempi lenti, parole dense, cura delle immagini, atmosfere che accolgono. Mi interessa l’unità tra testo e visivo: la cromia, la luce, il dettaglio che accompagna il pensiero. La Gentilezza per me è un atto culturale. Una presa di posizione. Uno sguardo sul mondo.

Obiettivi futuri?

Continuare a far crescere questa comunità fatta di confronto, anime. E poi ho diversi progetti in cantiere: collaborazioni culturali, percorsi divulgativi, e un libro che intrecci letteratura, psicologia, bellezza, eleganza interiore. Vorrei che il mio lavoro fosse sempre più un incontro fra: scrittura, estetica, cura, profondità e gentilezza. Quindi se riuscirò ad aiutare anche solo una persona a scegliere la profondità invece della superficie, sentirò di aver compiuto ancora un passo. Importante.

Fonte: Esclusiva Benedetta Ornella Fontana per MondoSpettacolo.com
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