Autore, tra l’altro, dei lontani successi con Ficarra e Picone Il 7 e l’8 e La matassa, Giambattista Avellino torna al timone di regia per la commedia Benvenuti in campagna.
Una coppia sull’orlo di una crisi di nervi decide di mettere in discussione il proprio stile di vita metropolitano a vantaggio di un trasferimento in una zona rurale che li trasformi in perfetti contadini.

Il film pone il focus sui coniugi Gerry e Ilaria Fontana, ovvero Maurizio Lastrico e Giulia Bevilacqua, una coppia che simboleggia il mondo del precariato e quello dei lavori usuranti. L’uno incarna la figura di un ricercatore universitario che ambisce ad una cattedra, mentre l’altra, nel corpo della polizia municipale, è una donna oppressa dal caos cittadino; ed entrambi sono stritolati da un appartamento piccolo e scomodo in cui c’è anche Giulio, il loro figlio adolescente interpretato da Orlando Forte. Scritta da Michele Abatantuono e Lara Prando, la sceneggiatura di Benvenuti in campagna è semplice quanto poco credibile, muovendosi su una base di partenza già fragile di per sé. Moglie e marito che per scappare dalla città che li inghiotte si perdono nel sogno di una vita rurale mai affrontata prima, pensando addirittura di pagare un mutuo per l’acquisto di un casale con il ricavato di un futuro raccolto. Peggio ancora la banca che inverosimilmente glielo concede, anche se per questo sono dovuti ricorrere alla raccomandazione del fratello di Ilaria, impiegato di filiale, nemmeno fosse il direttore. La trama si concentra su sventure annunciate ed è tutto prevedibile, poiché la vita del contadino non è proprio la più serena, tantomeno quando ci si deve guadagnare per forza.

Per godersela appieno bisognerebbe essere ricchi, proprio come il loro vicino, incarnato da Luca Ravenna, star della Stand up comedy, che fa finta di spaccarsi la schiena sui campi; mentre a lavorare sono i suoi sottoposti e ai nuovi arrivati riporta le galline della defunta ex proprietaria del casale, che aveva continuato ad allevare in memoria di lei. Il plot denuncia una spiccata ingenuità paragonabile a quella delle prime cotte del liceo, come quella del giovane Giulio che si innamora a prima vista di una sua compagna di scuola. La comicità latita e la si ricerca usando le scorciatoie, prendendo in giro un eremita che puzza come uno stambecco, ovvero Andrea Pennacchi, un nugolo di api che insegue e riempie di pizzichi Gerry e Ilaria mentre ispezionano il magazzino, galline che non gli fanno nemmeno le uova e dulcis in fundo il buffo dialetto locale. Senza tralasciare sciagurate trivellazioni che inondano i coniugi Fontana di liquami ed escrementi, e nei dintorni non mancano nemmeno grossi cinghiali selvatici. Non potevano risultare assenti all’appello anche i genitori invadenti di lei, capitanati da Giorgio Colangeli, che si presenteranno al casale per essere loro ospiti a sorpresa. Un Giorgio Colangeli che nella natura ritrova quel vigore che aveva perduto in città, tanto da fare invidia alla più giovane coppia, che invece è più stressata che mai. Se un film decide di deludere, mantiene la coerenza fino in fondo, e Benvenuti in campagna non fa eccezione. Conferma infatti la sua vena ricolma di ingenuità anche in un epilogo frettoloso, poco sostenibile e non originale. Dispiace solo per il cast, che comunque fa il suo… e quel che ha a disposizione è davvero poco. Amen.
