Beny Conte – Il ferro e le muse

Un disco abbinato ad un libro (o viceversa), direi un progetto molto importante in un periodo storico frivolo per la musica italiana. Nasce prima il libro o prima ogni singola canzone che fa parte dell’omonimo “Il ferro e le muse”?

Un lavoro che ha avuto una lunga gestazione. La scrittura letteraria è andata in contemporanea con quella musicale. Pensieri, riflessioni, esperienze vissute nella mia terra, che hanno lasciato tracce indelebili, si sono intersecate tra di loro, a volte una pagina o una frase mi dava il via per un brano, a volte il testo di una canzone mi raccontava un capitolo.

Sì è indubbiamente un tempo di estrema povertà più che frivolezza, per la musica italiana. “Il ferro e le muse” è un progetto “controcorrente”, non di facile lettura e ascolto, una musica “non radiofonica” come mi risponderebbe un direttore di produzione di qualsiasi emittente commerciale. E avrebbe ragione…”Il ferro  e le muse” è  un concept album che tra letteratura e musica trova la sua migliore destinazione in teatro, più che in radio. Devo anche confessare la mia totale incapacità di fare compromessi con la musica o la scrittura, e d’altra parte c’è chi lo sa fare benissimo… la mia musica è altro, si deve scegliere di farne esperienza di ascolto, si deve voler fare un viaggio con la testa in Sicilia “umanità”, e dunque folclore a parte, dentro e intorno agli abissi in cui l’uomo si è perso…non è la musica che puoi ascoltare in macchina mentre vai al Centro Commerciale, o d’estate sotto l’ombrellone…

La Sicilia in primo piano, ma probabilmente è l’umanità che si vuole trasmettere che la fa da padrone?

Sì, voglio comunicare l’uomo, che ha scelto di inabissarsi oltre i confini del sud etico e morale. La Sicilia è nei miei cromosomi, nei miei occhi, nelle mie note, se non fossi nato, cresciuto e vissuto a Palermo, se non avessi visto il sangue scorrere per le strade della mia città, se non avessi ascoltato il silenzio, dopo l’esplosione che uccise Paolo Borsellino, (vivevo infatti a circa 500 mt. da via Mariano D’Amelio, i miei figli frequentavano una scuola materna che stava al piano terra del palazzo della strage sventrato dal tritolo), se non avessi visto una città militarizzata, al tempo del maxi processo, non avrei potuto realizzare questo progetto.

Sei fiero di aver cantato buona parte dei brani in siciliano?

Sono intellettualmente fiero di aver usato una lingua, e con essa un linguaggio musicale, che prende le distanze dalla “musica “rumoristica e indifferenziata” (E. Montale, E’ ancora possibile la poesia?, Stoccolma 1975)

 La qualità dei tuoi testi e delle musiche perché trova difficoltà nel mainstream nazionale?

Penso di aver risposto precedentemente…il mio è un lavoro che si rivolge al cuore, alla mente di chi vuol fare uno sforzo introspettivo, di chi vuol fare esperienza di lettura e di ascolto che richiede un po’ d’impegno, di astrazione, di fantasia. Ma in effetti sapevo ovviamente che sarebbe stato questo, una scrittura sia musicale sia letteraria non per tutti. Le difficoltà le ha il pubblico, non certo i miei testi o la mia musica, il pubblico di massa cerca sempre più una musica che fa parte di un “sistema generale dell’ industria culturale inteso come sistema di istupidimento progressivo” (Adorno, introduzione alla sociologia della musica, Einaudi), non voglio fare dell’inutile intellettualismo, credo che questo fenomeno sia sotto gli occhi di tutti.

Oltre al contenuto molto interessante del disco, notiamo anche una raffinatezza nelle grafiche, è farina del tuo sacco o sono suggerimenti esterni?

Anche le grafiche dovevano essere diverse, io ho spiegato il progetto a Carlo Spera, grafico dell’intero progetto e ci siamo subito trovati.

 

Riesci a trasmettere ai tuoi allievi di chitarra la cultura musicale o sono comunque assoggettati mentalmente alle logiche dei Talent?

I miei allievi oltre alla chitarra imparano la musica come fatto culturale, cerco di trasmettergli tutto quello che c’è dentro e attorno ad essa, oltre le scale, gli arpeggi, gli accordi e tutte le tecniche. Posso definire le mie lezioni come veri e propri laboratori di musica, in cui cerchiamo di scoprire le musiche che ogni allievo porta dentro di se, infatti molta parte la occupa l’esperienza di songwriting.

I Talent? I laboratori dell’industria culturale secondo il sociologo Adorno che ho già citato. Laboratori di, per usare le sue parole, istupidimento progressivo, in cui è da cui proviene la grande illusione della falsa equazione in cui Arte è sinonimo di Successo e Preparazione è sinonimo di Televisione. Un’equazione con una incognita il cui risultato è ovvio: L’omologazione verso il basso, in Italia. Nei Talent Americani ho invece potuto riscontrare una notevolissima qualità, dovuta al fatto che il Pop, il Rock, il Blues, hanno radici e tradizioni molto più importanti e direi fondative di certi generi.

Il Maestro Beny Conte con tantissimi progetti importanti alle spalle cosa ha in mente per il presente e il futuro?

Il progetto più imminente è quello di portare presto nei teatri “Il ferro e le Muse” con un quartetto di impronta jazz.

Dove è possibile trovare il tuo nuovo album?

L’album si può ordinare in tutti i portali On-Line dedicati alla musica, sul sito del distributore Discovermusic.net. Il Romanzo si può ordinare in tutte le migliori librerie oppure On-Line su La Feltrinelli, Hoepli, Mondadori.it, Libreria Universitaria. Oppure sia il Cd che il Romanzo contattandomi sul mio profilo Facebook – Beny Conte.

Aggiungi qualcosa che non ti è stato chiesto, ma che vorresti dire a chi ti legge.

La cosa che appare più banale da dire, e la dico soprattutto ai ragazzi: scegliete voi la musica che ascoltate, scegliete voi i libri che volete leggere, non permettete a nessuno che scelga per voi, compreso radio, televisioni e Majors dell’industria discografica di massa.

http://www.musicforce.it/catalogo-produzioni/1264-beny-conte