Beppe Dettori & Raoul Moretti: l’incanto e la bellezza del tempo

Prolifica la carriera di Beppe Dettori che ad ogni passo recupera dal vento (per citare un maestro) risposte di grandissima grazia e bellezza al senso dell’esistenza. E lui come artista, al fianco di un grandissimo arpista, musicista e compositore, Raoul Moretti, torna in scena a stretto giro con un nuovo lavoro questa volta interamente dedito alla figura storica di Maria Carta. Artista a tutto tondo di una Sardegna che, forse più di tante altre volte, ha contaminato il resto del nostro bel paese. Un disco come questo, dal titolo “(IN)Canto Rituale” celebra le canzoni della Carta ma anche la sua poesia con un brano, “Ombre” che i nostri musicano sull’eponimo testo poetico edito dalla Coines Edizioni di Roma nel 1975 nel suo primo lavoro dal titolo “Canto Rituale”. Colpisce l’anima ed il cuore, il sentire come la contemplazione. La sperimentazione non si ferma neanche al cospetto dei rigori storici. Il suono non diviene sghembo ed altero, non cambia forme e mai si allontana senza aver chiare le origini e le radici. Un disco delizioso, prezioso, grato alla storia di un’artista che troppo spesso abbiamo dimenticato.

Ritroviamo Beppe Dettori e Raoul Moretti. Li ritroviamo e la bellezza di cui siamo soliti parlare ora si riversa nella celebrazione di una grandissima artista quale è stata Maria Carta. Perché? Una direzione precisa e voluta da entrambi?

Assolutamente si! Già nel progetto precedente “S’INCANTU ‘E SAS CORDAS”, ricordiamo Maria Carta in qualche brano, come il “Trittico in omaggio a Maria Carta”. Il progetto uscì l’anno scorso mentre ricorreva i 25esimo della sua scomparsa. Ci sembrava troppo poco! Abbiamo pensato che rileggere e pensare a un album concept su Maria Carta sarebbe stato il giusto tributo. E così abbiamo coinvolto la FONDAZIONE MARIA CARTA,che ci ha fornito materiale e immagini per andare più in profondità nel conoscere questa grandissima Artista.

La Sardegna dimostra ancora una volta di non essere una regione chiusa a se stessa. Di colpo, mi si permetta la similitudine, rivivo la “dolce vita” romana… non è così?
La chiusura forse si,è una caratteristica del DNA sardo, che dilaga in diffidenza (dopo secoli e secoli di Invasioni da tutti i popoli e civiltà sfido chiunque a non diventare un “riccio”). Ci sono risvolti positivi, però, da tutto questo “contaminare” di culture e civiltà. Cioè un arricchimento importante linguistico e culturale, riversato, poi, nella tradizione musicale e non solo.

Il “canto” diviene “Incanto” ed è una parola che torna spesso nelle vostre produzioni o sbaglio?
È un caso, ma il caso non esiste e di questo ne siamo consapevoli. Incosciamente, direi che si vuole andare oltre alla manifestazione vocale del CANTO, che molte volte si tramuta in egocentrismo malato. Pertanto è nostro desiderio andare più a fondo della bellezza del canto… perciò IN CANTO, o S’INCANTU.

Un disco di grandissimi omaggi ma soprattutto un lavoro che celebra il concetto alto di canzone d’autore. Oggi dovremmo ritrovare questa tradizione secondo voi? Oppure è una canzone che resterà per ovvie ragioni patrimonio della storia?
È una domanda in cui intravedo conseguenze di economia e politica, ahimè irreversibili ormani. Dovremmo ritrovare SI, questa tradizione, sapendo che è, e resterà patrimonio della storia, perciò andrebbe tutelata, perpetuata e tramandata.

L’arpa e i suoni assai trasgressivi sia per quell’epoca che per quelle forme. Ma anche un certo modo di cantare, certa elettronica… come avete scelto i suoni e gli arrangiamenti? Che filosofia c’è stata dietro?
Desiderio e necessità di uscire da omologazione sonora e standardizzata, miscelare e frullare col minipimer e con l’estrattore, poi, una serie di ingredienti e stili musicali, ovviamente di nostro gusto e piacimento e assistere curiosi al miracolo prodotto, bello o brutto, indie o mainstream, catalogabile o incatalogabile. Le conseguenze erano: in quale scaffale trovo questa musica da comprare alla bottega del disco? Ma la bottega ha fallito, per ragioni …egoistiche e ipercommerciali e non artistiche ed educative. Altra conseguenza, appunto, positiva dal mix è un evento nuovo, con un po’ di antico e un po’ di nuovo assieme. A noi piace e soddisfa,soprattutto nei live, che sarebbe il nostro fine, cioè suonare in più stages possibili.

A quando un video che possa dare omaggio a questo lavoro?
È già in rotazione il videoclip di “BALLU”, su you tube nel canale dell’Etichetta UNDAS edizioni musicali, di Giovannino Porcheddu, che assieme a noi 2 ha prodotto questo lavoro nuovo. Abbiamo registrato audio e video l’intera performance in studio per realizzare dei videoclip e magari anche qualcos’altro di più di video ufficiali.