Black Adam: l’antieroe DC di Dwayne Johnson

Prima di confluire nell’universo DC Comics a metà anni Settanta, fu sulle pagine delle avventure di Capitan Marvel che esordì il personaggio che, in fotogrammi in possesso dei connotati dell’ex wrestler Dwayne Johnson, convinto che la forza sia sempre necessaria troviamo al centro di Black Adam.

Il personaggio di Teth Adam, per la precisione, schiavo che, imprigionato dopo aver ricevuto nell’antica Kahndaq i poteri degli Dei, usati per portare avanti una vendetta, viene liberato cinquemila anni più tardi.

Un antieroe interessato ad esercitare il suo senso di giustizia sul mondo anche ai giorni nostri, rifiutando di arrendersi e trovandosi ad essere sfidato dalla squadra denominata Justice Society.

Infatti, tra piuttosto violenta entrata in scena dell’imponente antieroe protagonista e un gradito omaggio a Sergio Leone, le oltre due ore di visione ci consentono di vedere all’opera anche Hawkman, dotato di ali artificiali e bardatura in metallo che gli consente di volare, lo stregone Doctor Fate, Atom Smasher, in grado di ingigantirsi, e Cyclone, ovvero Aldis Hodge, Pierce Brosnan, Noah Centineo e Quintessa Swindell.

Tutti impegnati a cercare di riportarlo alla prigionia eterna in un terzo millennio che vede ancora Kahndaq paese privo di libertà e dove gli indigeni sono sottoposti alla dittatura militare dell’esercito mercenario Intergang, in cerca della corona di Sabbac, dai demoniaci poteri; mentre, affiancata dal giovanissimo figlio Amon alias Bodhi Sabongui, Adrianna, discendente dei ribelli originari interpretata da Sarah Shahi, tenta di fare in modo che il prezioso oggetto non finisca nelle pericolose mani dei malvagi soldati.

E, man mano che ci si chiede se un popolo abbia bisogno di un eroe o di essere libero, è il Jaume Collet-Serra che, già al servizio di Johnson per il mediocre Jungle cruise, vanta in curriculum i riusciti La maschera di cera (quello in cui Paris Hilton finiva infilzata) e Orphan a trovarsi al timone di regia di Black Adam.

Del resto, con incluso un attacco da parte di scheletrici esseri che appaiono quasi in qualità di moderna variante di una delle mitiche sequenze incluse nel cult fanta-mitologico Gli Argonauti di Don Chaffey, non risultano affatto assenti accenni di horror nell’operazione, culminante in un’ultima sorpresa posta durante i titoli di coda.

Operazione che, dispensatrice anche di un pirotecnico scontro sulle note della storica Paint it black dei Rolling stones, fa dell’azione e del movimento le proprie parole d’ordine, rischiando a lungo andare di ottenere l’effetto videogioco da grande schermo.

Rischio fortunatamente superato grazie ad una regia che gestisce a dovere il serrato ritmo narrativo e che, oltre a sfruttare quando necessaria l’indispensabile ironia, conferisce alle immagini e a determinate sovrapposizioni dal sapore retrò un più o meno avvertibile retrogusto da cinecomic anni Settanta. Consentendo a Black Adam di intrattenere alla grande e di essere annoverato tutt’altro che tra i meno riusciti film appartenenti all’universo cinematografico DC.

 

 

Francesco Lomuscio