Distribuito nelle sale cinematografiche italiane a metà Ottobre 2025, approda in blu-ray grazie a Universal e Plaion pictures Black phone 2, sequel del Black phone diretto nel 2021 dallo Scott Derrickson che ritroviamo anche qui dietro alla macchina da presa.

Sequel che, prima di spostarsi nella North Denver d’inizio anni Ottanta, apre nel mezzo di un paesaggio di montagna innevato mostrando una ragazza all’interno di una cabina telefonica nel Colorado del 1957.

La North Denver in cui si svolse, appunto, il primo capitolo, tratto da un racconto scritto dal Joe Hill che, all’anagrafe Joseph Hillström King, altri non è che il figlio del re dell’horror su carta Stephen King e che vide Mason Thames nei panni del tredicenne Finney Shaw, bullizzato a scuola e destinato a finire rinchiuso in un seminterrato da un sadico assassino mascherato denominato il Rapace.

Il Finney Shaw che, ora diciassettenne, si trova ad avere a che fare con il fatto che la sorella più piccola di due anni Gwen, ovvero Madeleine McGraw, comincia a ricevere nei sogni chiamate dal telefono nero suggerito dal titolo e ad essere in preda ad inquietanti visioni di tre ragazzi perseguitati in un campo invernale noto come Alpine Lake.

Una Gwen i cui sogni vengono rappresentati attraverso una qualità visiva sgranata da vecchia pellicola; man mano che, con inclusi nel mucchio immancabili jump scare e un minimo di splatter, emergono legami tra il mostro e la sua famiglia.

Mostro interpretato per la seconda volta sotto la maschera dal candidato al premio Oscar Ethan Hawke e qui trasformato in sorta di clone ultraterreno di Freddy krueger, tanto che le aggressioni oniriche ai danni della giovane non possono fare a meno di ricordare quelle viste nel primo Nightmare.

Del resto, come in Black phone furono facilmente avvertibili influenze assortite dalla Settima arte dell’orrore spazianti dal telefono collegato con l’aldilà di Poltergeist II – L’altra dimensione alla tipica situazione claustrofobica proto-Saw, senza dimenticare echi del Sinister firmato dallo stesso Scott Derrickson e con protagonista dal citato Hawke, anche in Black phone 2 non risultano affatto assenti citazioni e omaggi.

A cominciare proprio da Alpine Lake, il cui nome appare immediatamente quale richiamo in versione alpina del Crystal Lake scenografia di Venerdì 13, rievocato anche nel look degli alloggi dove, determinata a risolvere il mistero e a porre fine all’incubo per sé e per suo fratello, Gwen si reca insieme a lui durante una tempesta di neve.

Spettri di ragazzi decisamente inquietanti e una fredda ambientazione che garantisce un’atmosfera funzionale alla vicenda portata in scena fanno il resto nella oltre ora e cinquanta di visione accompagnata in questo supporto in alta definizione da diversi contenuti speciali (purtroppo privi di sottotitoli in italiano).

Da sette scene eliminate al commento audio del regista, passando per dieci minuti riguardanti il cast, quasi undici di featurette A story carved in ice e dieci di Frozen in time.

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