Autore di alcuni film horror di successo quali The exorcism of Emily Rose, Sinister e Liberaci dal male, oltre che del marveliano Doctor Strange, Scott Derrickson torna alla regia con Black Phone 2, dopo aver diretto il primo capitolo nel 2021, adattamento di un racconto del 2004 di Joe Hill (figlio di Stephen King).

Siamo nel 1982 e il giovane Finney alias Mason Thames, quattro anni dopo aver ucciso il “Rapace”, il rapitore di bambini dal quale era stato segregato in uno scantinato incarnato da Ethan Hawke, conduce un’adolescenza tormentata.

A diciassette anni lotta per superare il trauma che continua a perseguitarlo, poiché il suo aguzzino misteriosamente trascende la morte, e il telefono che nella stanza buia lo metteva in contatto con le anime dei bambini precedentemente rapiti e uccisi continua a squillare. Il “Rapace” brama vendetta e minaccia Gwen, sorella quindicenne di Finney, portata in scena da Madeleine McGraw, la quale inizia ad avere incubi inquietanti in cui sogna di ricevere chiamate dal telefono nero che diventano richieste d’aiuto di tre ragazzi perseguitati e uccisi in un campo invernale noto come Alpine Lake. Determinata a risolvere il caso, convince Finney a recarsi con lei al campo durante una tempesta di neve. Giunti sul posto scopriranno un atroce legame che unisce il “Rapace” alla storia della loro famiglia, e insieme dovranno affrontare un nemico che nella morte è diventato ancora più malvagio e potente.

Black Phone 2 offre la continuità e l’esperienza di un film di formazione che seguirà i protagonisti negli anni del liceo, e rispetto al suo predecessore, che di influenze cinematografiche aveva fatto incetta, sembra voler continuare a percorrere questa strada con ispirazioni e similitudini, alcune delle quali sono proprie della filmografia del regista (come per esempio con Sinister, che in questo sequel è ancora più accentuata). Il riferimento più esplicito e maggiormente di impatto però è quello con Nightmare – Dal profondo della notte, il capolavoro del 1984 firmato da Wes Craven, che viene rievocato in maniera decisamente smaccata. I bambini sepolti seguono le tracce di Echi mortali di David Koepp e l’assassino di fanciulli, con la tematica delle anime in cerca di pace, passa anche per Amabili resti di Peter Jackson. Però rispetto l suo predecessore Black Phone 2 gode di un’atmosfera che alimenta la suspense e la tensione grazie alla location di montagna, con cupissime tempeste di neve che offrono suggestioni destinate ad esaltare l’horror in alcune sequenze ben realizzate.

Efficaci anche i momenti in cui Gwen è preda dei suoi incubi, tutte realizzate con effetto sgranato della pellicola, restituendo al meglio la sensazione opprimente che la narrazione imprime al racconto. In modo da coinvolgere lo spettatore in una bolla sospesa tra il mondo dei vivi e quello dei morti soprattutto nelle situazioni notturne all’aperto, in cui la neve e il ghiaccio si stagliano come un ghigno maligno nell’oscurità. Pur non essendo molto originale, il lungometraggio di Scott Derrickson fra luci e ombre garantisce un discreto intrattenimento che non farà storcere il naso agli amanti di questo franchise, poiché del “Rapace” si conosceranno particolari che lo legano alla famiglia di Finney e Gwen, insieme al loro padre, che come al solito ha le fattezze di Jeremy Davies. L’unica perplessità è che i nuovi elementi apportati non siano ancora sufficienti per dare spessore alla figura dell’uomo nero incarnato da Ethan Hawke, in cerca della sua vendetta oltre la morte. Tra le musiche che compongono la colonna sonora di Black Phone 2 ancora una volta emergono i Pink Floyd, che esaltavano le vibrazioni seventies nel primo episodio con On the run e che sono qui presenti con il brano iconico Another brick in the wall – Part I, rappresentando a dovere l’atmosfera di fine anni Settanta e primi anni Ottanta.

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