Black Widow : Scarlett Johansson come James Bond

Di veicoli distrutti ne abbiamo già durante il movimentato avvio ambientato nell’Ohio del 1995; prima che, una volta superati i titoli di testa accompagnati dalla nirvaniana Smells like teen spirit riletta da Think Up Anger e Malia J, Black widow si sposti a ventuno anni più tardi, collocandosi, dunque, dopo gli eventi inscenati in Captain America: Civil war, diretto nel 2016 da Anthony e Joe Russo.

Dando quindi inizio ad una nuova avventura cinematografica dei supereroi Avengers che – ispirata alla serie a fumetti Marvel che esordì nel 1964 – fa però a meno di Hulk e compagni di giustizia, in quanto, come è intuibile, interamente concentrata sulla Natasha Romanoff che abbiamo imparato a conoscere come Black Widow, ovvero Vedova Nera.

Una Natasha Romanoff incarnata per l’ottava volta dalla sexy Scarlett Johansson e che si trova in questo caso a dover affrontare il lato più oscuro del suo passato da spia e le relazioni che ha lasciato dietro di sé prima di entrare a far parte della squadra dei Vendicatori.

Al servizio di un plot che il co-produttore di Black Widow Brian Chapek sintetizza così: “Natasha ha infranto gli Accordi di Sokovia e tradito il Segretario Ross, mentre gli Avengers si sono sciolti. All’inizio del film Natasha tenta disperatamente di fuggire da Ross e abbandonare il suolo statunitense. Quando ha l’opportunità di ricominciare da capo, si rende rapidamente conto che ci sono forze più oscure che minacciano il mondo e questo la spinge a tornare in azione”.

Mentre la vediamo affiancata dall’Alexei che altro non è che il super soldato Red Guardian, risposta della Stanza Rossa a Captain America, dalla spia altamente addestrata Melina Vostokoff e dalla giovane Yelena Belova, rispettivamente interpretati da David Harbour, Rachel Weisz e Florence Pugh, insieme a i quali costituisce quella che si può definire una vera e propria famiglia.

E sono chiaramente mirate proprio ad introdurre per il futuro del fortunato franchise il personaggio della Belova le oltre due ore e dieci di visione; nel corso delle quali uno dei principali villain è rappresentato dal misterioso Taskmaster, assassino mascherato che si occupa di missioni letali per conto della Stanza Rossa e che è dotato dell’abilità di replicare ogni mossa dei suoi avversari.

Man mano che viene osservato che il vero potere proviene da un’influenza invisibile e che, a differenza di Thor e colleghi, essendo Black Widow un’eroina tutt’altro che fornita di super facoltà, una volta tanto lo svolgimento dell’operazione sfrutta l’elaborata effettistica digitale soltanto quando realmente necessario, puntando, per lo più, in mezzo a serrati inseguimenti tra auto e motociclette, a scontri corpo a corpo in vecchio stile.

Un po’ come accade nelle imprese in fotogrammi di James Bond, delle quali, non a caso, viene omaggiata sia televisivamente che nell’altamente spettacolare fase conclusiva dell’insieme Agente 007: Moonraker – Operazione spazio di Lewis Gilbert.

Aspetti che rendono Black Widow un tassello che, attraversato da un chiaro sottotesto antimaschilista e fornito di ultima sorpresa posta al termine dei titoli di coda, non rientra affatto tra i meno riusciti della saga marveliana… oltretutto gestito dalla regista Cate Shortland – autrice di Berlin syndrome – In ostaggio – alternando in maniera discreta i momenti di dialogo e quelli di coinvolgente azione.

 

 

Francesco Lomuscio