Bloodshot: il bionico Vin Diesel da cinecomic

Da un soggetto a firma del Jeff Wadlow regista di Kick-Ass 2 e Fantasy Island, Bloodshot (in prima visione per l’Italia su CHILI) altro non è che la trasposizione su grande schermo dell’omonimo fumetto Valiant ideato a inizio anni Novanta da Kevin Van Hook e disegnato da Don Perlin.

Trasposizione atta a dispensare botte da orbi e non pochi colpi d’arma da fuoco sparati fin dai suoi dieci minuti di apertura, nel corso dei quali facciamo conoscenza con il soldato Ray Garrison impegnato in una missione di salvataggio di ostaggi a Mombasa.

Soldato in possesso delle fattezze del Vin Diesel della serie Fast & furious e che, dopo aver visto uccidere la moglie Gina alias Talulah Riley dallo psicopatico Martin Axe interpretato da Toby Kebbell, finisce per avere la stessa sorte.

Se non fosse per il fatto che, grazie ad un intervento ampiamente incentrato su nanotecnologie voluto dall’equipe guidata dal dottor Emil Harting, ovvero Guy Pearce, privo di memoria viene trasformato nell’eroe bionico del titolo, capace di rigenerarsi e di cambiare forma, oltre che di connettersi in modalità wireless alle reti digitali.

Un aspetto futuristico che, quindi, provvede a rendere quanto raccontato in Bloodshot qualcosa di diverso rispetto all’ennesimo action movie proto-The punisher a base di vendetta e che si distacca anche dalle solite imitazioni del super classico verhoveniano Robocop.

Super classico di cui aveva già provveduto ad offrire un’interessante variante Leigh Whannell attraverso il suo Upgrade, evidente attacco in fotogrammi alla moderna tecnologia un po’ come, ricorrendo a tutt’altra tipologia di vicenda e di evoluzione del plot, si presenta questo debutto dietro la macchina da presa dello specialista in effetti visivi per videogiochi David S.F. Wilson.

Perché, man mano che non tardano a farsi vivi neppure diversi risvolti di script (non troppo inaspettati, a dire il vero), in mezzo a CGI e abbondanza di movimento infarcito di ralenti intende suggerire che ciò che eravamo non deve stabilire ciò che saremo Bloodshot, tra i cui momenti maggiormente memorabili rientra, senza alcun dubbio, lo scontro corpo a corpo che si consuma su un elevatore.

Soltanto uno dei molti che accompagnano una quasi ora e cinquanta di visione non eccelsa, ma caratterizzata da un ritmo forsennato che ne accentua, in fin dei conti, i connotati di non disprezzabile b-movie d’intrattenimento ad alto costo.

 

 

Francesco Lomuscio