Nel 2023 il regista toscano Mattia Sarao decide di girare un film che omaggia, già dalla locandina, il fantastico filone del teen movie anni Ottanta, Book of the Dead, dove, ovviamente, l’ispirazione a La Casa di Sam Raimi ed al suo Necronomicon è evidente. Prodotto dall’ormai consolidata coppia Luca Boni – Marco Ristori, con la loro Extreme Video, Book of the Dead è distribuito dalla piattaforma V Channels.

Autunno 1988: Bailey, Quinn, Keith e Mac sono quattro studenti che si ritrovano casualmente insieme perché devono svolgere una ricerca. Per poterlo fare con calma e nella più assoluta tranquillità Mac ha trovato una bella villa in affitto nelle campagne toscane. Una volta giunti sul posto i ragazzi si rendono conto che la villa è molto mal messa, ed ancora di più lo è il suo proprietario, un anziano farneticante che, dopo essersi fatto pagare, li mette in guardia di non andare in soffitta a mettere il naso nelle sue cose. Ovviamente i quattro, annoiati, faranno esattamente l’esatto contrario, e il ritrovamento, in un antico baule, di un vecchio libro rilegato in quella che sembra pelle umana, cambierà completamente la prospettiva di questo sonnecchioso week end di studio, facendoli entrare in contatto con un’entità demoniaca non certamente simpatica né tantomeno benevola.

Il film si rivela fin da subito estremamente fumettoso, coi titoli dei vari “capitoli” che rimandano al classico Creepshow, mentre il libro dei morti, protagonista fin dal titolo, è ispirato, senza alcuna volontà di nasconderlo, a quel Necronomicon lovecraftiano che tanto ci ha spaventato e fatto ridere negli anni Ottanta nel capolavoro di Sam Raimi La Casa, nel quale, proprio come qui, un gruppo di amici affittava una casetta nel bosco per un week end e si ritrovava invece tra le mani un libro maledetto evocatore di forze oscure. Oltre a Raimi ed a Romero non manca il doveroso omaggio al grande classico di Tobe Hooper Non Aprite Quella Porta: anche qui, infatti, i ragazzi vanno in giro su un pulmino molto simile, e Keith, il nerd del gruppo, cita la sua “Tobe Hooper Theory” per affermare che quando un gruppo di giovani va in giro ed uno si ferma per fare pipì succederà di sicuro qualcosa di brutto.

Ovviamente tutti questi riferimenti a stelle e strisce il nostro Sarao li trasporta nella sua bella Toscana: le campagne e le colline da cartolina della provincia di Lucca sono uno splendido scenario in cui ambientare le vicende dei quattro giovani, così come la splendida villa, già vista in svariati film, è perfetta per mettere in contrasto il suo aspetto austero ed elegante con ciò che ci sarà all’interno, proprietario sudicio compreso! La regia del giovane Sarao, molto geometrica e millimetricamente precisa, ci fa entrare subito in una sorta di godimento visivo, rendendo la pellicola fin dall’inizio decisamente gradevole e curata, mai sciatta, come spesso capita, ahimè, nel cinema indipendente, soprattutto di genere.

A dare vita a Sawyer, sgradevole proprietario della villa, troviamo l’attore David White, immancabile nelle pellicole che, in un modo o nell’altro, abbiano a che fare con Boni e Ristori. La sua interpretazione, coadiuvata dalle belle riprese del regista, è assolutamente convincente, e grazie al suo personaggio borderline riesce subito a far crescere il clima di tensione e di suspense intorno alla gigantesca villa, che ha ereditato dopo la morte della moglie. Anche il resto del cast è perfettamente adatto alla narrazione: Mac (Luca Pedrini), è il bullo del gruppo, quello che si sente un po’ il boss ma non accetta critiche dagli altri, lo spavaldo, che mette chiunque nel suo acido e sarcastico mirino; Quinn, detto anche Sporty (Matteo Avanzati), è lo sportivo del gruppo, il classico bel ragazzo, ma dal cuore d’oro e dai modi gentili, che poco sopporta le prevaricazioni di Mac sui più deboli; Keith (Matteo Accardi) è il nerd, con gli occhiali e la citazione sempre pronta, tra cinema, fumetti, televisione e letteratura, che si stupisce quando gli altri dimostrano di non conoscere Lovecraft e tenta un pallido approccio con l’altro sesso offrendo in lettura i suoi fumetti di Spiderman; ed infine c’è lei, Bailey (Bianca Mazzei, quella che si dice una fuoriclasse!), unica donna e vera protagonista dell’opera, colei intorno alla quale girerà buona parte della vicenda, sicuramente il personaggio più caratterizzato ed intenso.

Il regista ci riporta negli anni Ottanta con tante piccole trovate carinissime che noi, che quegli anni magici li abbiamo vissuti, non possiamo che apprezzare, dal walkman di Bailey allo stereo a musicassette di Sporty, dove vengono suonati pezzi originali di Colt Cobra, Jackson Hide e Thurman Slone. Ed anche nella struttura che dà alla sua opera, Mattia Sarao dimostra di conoscere bene il cinema eighties: dopo un inizio inquietante e propriamente horror, infatti, si introduce l’elemento fortemente ironico, tipico soprattutto dei teen movie dell’epoca. Esattamente come accadeva negli slasher di quel periodo, anche qui i dialoghi tra i giovani cadono presto nell’imbarazzante, e le situazioni divengono grottesche, ai limiti del ridicolo, salvo poi risollevarsi un po’ nelle scene legate al personaggio di Bailey. Quando i quattro si armano di tutto punto con ciò che trovano nella soffitta di Sawyer, per fronteggiare il demone evocato dal libro, pare quasi di essere stati catapultati nei Goonies o in It, tanto che il regista intitola questo “capitolo” del film The Loosers, come, appunto, i Perdenti di kinghiana memoria.

Oltre ai pezzi musicali suddetti, anche il tappeto sonoro del film è decisamente anni Ottanta, ed i giovani attori, credibilissimi anche nella recitazione in inglese e mai fuori parte, si rifanno bene alle logiche dello slasher, anche con la ormai immancabile frase “sarebbe meglio restare insieme”, salvo poi dividersi un secondo dopo! Ho adorato il personaggio di Keith e le sue continue citazioni, e quando ha aperto la porta della soffitta citando MagGyver non posso negare che quasi mi sia scesa una lacrimuccia! Ma, come già accennato, la figura più profonda del film, sebbene tutti e quattro siano fortemente caratterizzati e dotati di un ottimo background, è quella di Bailey, che, come negli anni Ottanta, è destinata quasi da subito a divenire l’eroina del film: la storia del padre, soldato in Vietnam, è piuttosto toccante, rendendola un personaggio non comune nello slasher, ben diversa dalle final girl urlanti a cui questo genere ci ha abituati. Bianca Mazzei ci regala una sentita interpretazione che nulla ha a che vedere con le scream queen, ma la sua Bailey è più vicina, invece, alle eroine di Tarantino, una vera e propria virago che, facendo leva sul proprio dolore, prende in mano la situazione e mette tutti ai suoi piedi, maschietti, demoni e libri parlanti! Più canonici i bellocci del gruppo Mec e Sporty, che Pedrini e Avanzati riescono comunque a caratterizzare e rendere personali.

Si continua a vivere il fumettone grazie alle luci colorate usate soprattutto nella parte finale del film, quando viene introdotto in scena il mostro, creatura accattivante, anche se non completamente convincente, realizzata dalle sapienti mani di Carlo Diamantini, anch’egli presenza fissa nei film girati o prodotti da Boni e Ristori. Il tocco personale del grande effettista, erede a tutti gli effetti di Sergio Stivaletti, si riconosce dalla vaga somiglianza tra questo suo Ritornante e il Guron protagonista di The Well di Federico Zampaglione (2024). Ad interpretare il mostro, cosa che capita spesso nel cinema indipendente, e che io personalmente adoro, perché mi fa pensare alla grande collaborazione che c’è su questo tipo di set, troviamo ben tre persone diverse: lo stesso regista, il regista Tommaso Beneforti, che qui è anche assistente alla regia, e persino una ragazza, Maddalena Pasquarelli. In un piccolo cammeo onirico, nel ruolo del padre di Bailey, fa la sua comparsa in scena anche Marco Ristori, mentre David White presterà la sua voce al terribile Necronomicon. Il finale, toccante ma con una squisita vena ironica, è assolutamente delizioso, ed ho apprezzato molto la strizzatina d’occhio ad una delle mie serie preferite di questi ultimi anni, The Walking Dead: Sporty infatti battezzerà la sua mazza ferrata, con cui ha combattuto il demone, Lucy, che non può non far pensare alla famosa Lucille del crudele quanto ipnotico ed affascinante Negan!

Quindi, opera prima e film squisitamente indipendente, questo Book of the Dead va guardato con lo spirito leggero con cui ci si pone nei confronti degli slasher ottantiani, ed allora sono certa che non ci si potrà non divertire, perché dà tutto quello che promette dalla locandina, ed anche, forse, qualcosina in più. Manca a tratti un po’ di ritmo, ed un tantino più di horror non avrebbe guastato, ma tant’è, un’opera prima priva di limiti e di qualche pecca io devo ancora trovarla, soprattutto nel difficile territorio del cinema di genere indipendente italiano, su cui pochissimi puntano ed investono, e Luca Boni e Marco Ristori sono tra i pochi a farlo. Quindi lasciatevi intrattenere piacevolmente da questo simpatico slasher, contemporaneo ma molto retrò, del giovanissimo Mattia Sarao, al quale auguro, visto l’esordio, una lunga carriera dove il suo estro e la sua creatività possano essere sempre maggiormente valorizzati e messi in luce.

Il film è attualmente disponibile sulle piattaforme YouTube, Vimeo On Demand ed Amazon Prime Video.

https://www.imdb.com/it/title/tt31146704

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