Agosto è spesso il mese in cui si riesce finalmente a leggere senza guardare continuamente l’orologio. Le giornate cambiano ritmo, gli impegni si allentano e anche chi resta in città cerca qualcosa che lo porti altrove almeno per qualche ora. “Brutti sogni” di Milka Gozzer è uno di quei romanzi che si adattano bene a questo periodo, perché non chiede al lettore di entrare in una storia complicata, ma lo accompagna poco alla volta dentro un paese, una famiglia e un passato che nessuno è riuscito davvero a lasciare alle spalle.

La vicenda si svolge a Capriata, tra le montagne del Trentino, dove Stefano Mattivi vive con la figlia Betty e con Viola, una pecora del Camerun dalle orecchie sbilenche. Stefano gestisce un bar frequentato dagli abitanti del paese, un luogo dove si parla, si osserva e si viene a sapere quasi tutto, spesso prima ancora che una notizia sia davvero confermata. La sua vita sembra semplice, scandita dal lavoro, dagli affetti e dalle abitudini di una piccola comunità, ma dietro quella normalità continua a pesare la scomparsa di Erica, sua moglie, avvenuta vent’anni prima.

Da allora Stefano è andato avanti come ha potuto. Ha cresciuto Betty, ha mantenuto in piedi il bar e ha costruito intorno a sé una quotidianità abbastanza solida da permettergli di non tornare ogni giorno su ciò che ha perduto. Di notte, però, il passato riappare sotto forma di sogni confusi. Al risveglio non ricorda immagini precise, ma resta una sensazione di vuoto che non riesce a scrollarsi di dosso. È come se qualcosa cercasse di riemergere senza trovare ancora il modo di farsi riconoscere.

La situazione cambia quando un amico pastore gli racconta della morte inspiegabile di alcune capre al Maso Ueller. In un posto come Capriata un fatto simile non rimane isolato a lungo. La voce si sparge, i paesani iniziano a parlarne e quella che all’inizio sembra soltanto una notizia insolita comincia ad assumere un significato diverso. Per Stefano, soprattutto, quell’episodio apre una porta che avrebbe preferito lasciare chiusa.

Quasi nello stesso momento, Pamela Gigli, giornalista locale, decide di riportare in prima pagina l’assassinio di Aldina Renzi, una ragazza di tredici anni uccisa anni prima. Il caso non è mai stato risolto e nessuno è stato condannato. Bastano poche righe sul giornale per rimettere in circolo vecchi sospetti e domande che il paese aveva imparato a evitare.

Da quel momento la storia prende una direzione più inquieta. La scomparsa di Erica, il delitto di Aldina e le morti al Maso Ueller sembrano avvicinarsi, mentre Stefano si ritrova coinvolto in qualcosa che non riguarda soltanto il passato degli altri. Ogni nuova informazione tocca da vicino la sua vita e rende più difficile continuare a fingere che certe ferite siano ormai chiuse.

A indagare è il maresciallo Bortolotti, conosciuto da tutti come Sergente Garcia. Il soprannome gli dà un’aria familiare, quasi bonaria, ma la sua presenza diventa sempre più importante man mano che i fatti si complicano. Bortolotti conosce Stefano e conosce bene le dinamiche del paese. Sa che nelle piccole comunità le persone possono proteggersi, giudicarsi e nascondersi dietro il silenzio per anni. Sa anche che spesso la verità non arriva da una grande rivelazione, ma da dettagli che nessuno aveva ritenuto importanti.

Il punto forte del romanzo sta proprio qui. Il mistero non vive separato dai personaggi, ma entra nelle loro case, nei rapporti familiari e nelle abitudini di tutti i giorni. Stefano non è un investigatore e non affronta ciò che accade con freddezza. È un uomo segnato da un’assenza che non ha mai saputo spiegare, un padre che teme di perdere l’equilibrio costruito per sé e per sua figlia. Per lui scoprire la verità non significa soltanto risolvere un enigma, ma rischiare di cambiare il modo in cui ha guardato gli ultimi vent’anni della sua vita.

Anche l’ambientazione ha un ruolo importante. Capriata non appare come un semplice sfondo montano, ma come un luogo abitato, con il bar di Stefano, i paesani, gli animali, i rapporti stretti e quella rapidità con cui le voci passano da una persona all’altra. È proprio la vicinanza tra gli abitanti a rendere tutto più teso. Quando tutti si conoscono, ogni segreto pesa di più e ogni sospetto finisce inevitabilmente per coinvolgere qualcuno di vicino.

Per questo “Brutti sogni” è una lettura che funziona bene anche ad agosto. Chi parte per il mare troverà nelle montagne del Trentino un’ambientazione completamente diversa da quella che ha davanti, e proprio questo contrasto può rendere la lettura ancora più piacevole. Tra una giornata in spiaggia e una serata più tranquilla, entrare nella vita di Stefano significa cambiare paesaggio e respirare un’atmosfera più raccolta, fatta di silenzi, boschi, masi e strade di paese.

Chi trascorre le vacanze in montagna, invece, sentirà la storia più vicina. Il paesaggio, gli animali e la vita di una comunità piccola si inseriscono con naturalezza in una trama dove nulla resta davvero isolato. La calma dei luoghi non coincide con la calma delle persone, e il contrasto tra la bellezza dell’ambiente e ciò che riemerge dal passato dà al romanzo una tensione costante.

Il libro è adatto anche a chi resta in città. Agosto, quando le strade si svuotano e i ritmi diventano meno frenetici, può trasformarsi nel momento migliore per dedicarsi a una storia senza interruzioni. Capriata diventa allora una destinazione raggiungibile dal divano, dal balcone o da una panchina al parco. Non servono partenze per sentirsi lontani, quando un romanzo riesce a creare un luogo riconoscibile e a far venire voglia di restarci ancora qualche pagina.

“Brutti sogni” non punta soltanto sulla curiosità di sapere chi sia il colpevole. Al centro rimane Stefano, con la paura di scoprire qualcosa che potrebbe distruggerlo e, nello stesso tempo, con il bisogno di smettere di vivere dentro una domanda rimasta aperta per troppo tempo. È questa tensione a rendere la storia più vicina al lettore. La verità non viene presentata come una soluzione comoda, ma come qualcosa che può liberare e ferire nello stesso momento.

Milka Gozzer costruisce così un romanzo in cui il mistero nasce dal passato, ma continua a vivere nel presente. I sogni di Stefano, le morti delle capre, l’articolo di Pamela e l’indagine del maresciallo Bortolotti diventano parti di una vicenda che tocca la memoria, il dolore e il modo in cui le persone imparano a convivere con ciò che non comprendono.

“Brutti sogni” è il libro da portare in valigia, da leggere sotto l’ombrellone, in una casa di montagna o durante un agosto trascorso in città. Non perché sia una lettura leggera nel senso più banale del termine, ma perché riesce a coinvolgere senza appesantire, lasciando che il mistero cresca insieme ai personaggi. E quando una storia riesce a far dimenticare per un po’ il luogo in cui ci si trova, allora la vacanza è già cominciata.

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