Beppe Pellegrino presenta “Camper”, un singolo nato da un ricordo familiare che diventa racconto universale, tra libertà, condivisione e immagini semplici capaci di arrivare dritte all’ascoltatore.

Nel singolo” Camper” si respira una sensazione di libertà molto autentica: quanto è stato importante trasformare un momento familiare così intimo in una canzone condivisibile da tutti?

È stato importante proprio perché è nato da qualcosa di reale.  All’alba del 26 dicembre ero ancora nel camper con la mia famiglia, dopo la notte di Natale. C’era quel silenzio calmo, la stanchezza buona, il desiderio di un buon caffè e poi uscire fuori a respirare l’aria buona del bosco. Ma non volevo tenere quel momento solo per me. Quando una sensazione è autentica, funziona anche per chi non c’era. Ho scritto “Camper” per fissarla e per darla a chiunque abbia voglia di rallentare e ricordare cos’è la libertà semplice.

Nel testo i colori “giallo, rosso, verde e azzurro” creano immagini molto vive: quanto lavori sulle immagini visive quando scrivi?

Lavoro molto per immagini. Se non vedo la scena, non mi viene la canzone. E quella mattina mi sono svegliato già con la melodia in testa. Nel camper i colori erano ovunque: le luci dell’albero, i riflessi fuori dal finestrino, il cielo che iniziava a schiarire, l’alba quel giorno era bellissima e le parole sono arrivate da sole “Giallo, rosso, verde e azzurro” sono i colori che mi sono rimasti addosso. Li ho messi nel testo per far entrare l’ascoltatore dentro la scena, senza dover spiegare troppo.

Musicalmente il brano ha un andamento molto solare e immediato, anche se in alcuni passaggi sembra rimanere su una struttura abbastanza lineare: è stata una scelta per mantenere leggerezza o è venuto così in modo naturale?

È venuto naturale e l’ho lasciato così.  L’alba del 26 dicembre non ha fretta, e la canzone doveva avere lo stesso ritmo. Ho evitato giri armonici complicati e arrangiamenti pesanti perché volevo mantenere la leggerezza di quel momento. Una struttura lineare aiuta a far respirare il testo e a far cantare subito chi ascolta.

Pensi che “Camper” rappresenti anche una sorta di ritorno all’essenziale nel tuo percorso artistico, oppure è un episodio più legato a quell’esperienza specifica?

È entrambe le cose.  Nasce da quell’alba precisa nel camper con la mia famiglia, ma mi ha fatto capire una cosa più grande: che più tolgo, più la canzone funziona.  Negli ultimi tempi avevo cercato suoni più pieni e costruiti. Con “Camper” ho ritrovato il valore dell’essenziale. È nato da un episodio specifico, ma ha cambiato il modo in cui voglio scrivere da qui in avanti.

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