Firmato da Giovanni Piscaglia, Caravaggio a Roma. Il viaggio del Giubileo è il documentario dedicato ad uno degli artisti italiani più grandi di sempre.
Se di fronte all’ennesimo lavoro focalizzato sulla straordinaria, finanche controversa parabola umana e artistica di Michelangelo Merisi, qualcuno dovesse avvertire il rischio di un soggetto ormai inflazionato, pur essendoci in tale affermazione un fondo di verità non tarderanno a manifestarsi, nel corso della visione, i tratti specifici di questa peraltro elegantissima e curatissima produzione audiovisiva.

Ad entrare nel merito della questione è stato proprio, durante l’anteprima romana, l’autore del soggetto Didi Gnocchi, reduce assieme al produttore Franco Di Sarro (CEO di Nexo Studios) da un incontro con Papa Leone XIV in Vaticano: “Vi accenno un po’ a come è nato questo film. Allora, devo dire che il qui presente Franco Di Sarro, col quale collaboriamo ormai da diversi anni, un giorno mi si è rivolto così, dicendo che ‘riguardo a questa mostra meravigliosa che c’è a Roma, su Caravaggio, varrebbe forse la pena di riflettere sull’idea di dedicarle un documentario’. A questo punto voi direte ‘ancora un documentario su Caravaggio, l’ennesimo documentario su Caravaggio, con tutti i libri e i film che esistono”. Però io penso ci sia sempre un modo per raccontarlo, in più con 3D Produzioni stiamo cercando già da qualche anno un modo diverso di raccontare la grande Arte, soprattutto quella da cui ci separano svariati secoli; e di quell’arte, che in genere ha alla base valori universali, provare a capire oggi, con lo sguardo contemporaneo, che cosa riesca ancora a trasmetterci”.

Partiamo proprio da questo intervento. Non sono mancate in effetti negli ultimi anni opere anche valide che esplorassero da una propria angolazione l’universo caravaggesco. Su tutte, nel 2018, Caravaggio – L’anima e il sangue del messicano Jesus Garces Lambert, rispetto al quale il regista tra le altre cose ci disse, in un’intervista: “L’esperienza cinematografica è molto diversa da quella museale, per creare un racconto cinematografico devo assolutamente creare dei momenti di tensione, di distensione dove spesso l’immagine diventa racconto, uno strumento che ti trasporta dentro all’universo di Caravaggio. Raccontare ogni singola pennellata fatta dal Merisi va al di là del pittorico, si converte in un elemento espressivo e narrativo fondamentale. Ma non tutti i quadri sono eguali, ognuno presenta delle caratteristiche diverse, Caravaggio ha nel dipingere un cambio di tecnica e di forma visibile man mano che la sua vita va avanti, quindi ho dovuto far sì che i movimenti di camera e l’illuminazione dei quadri crescesse insieme a lui”.

Molteplici possono essere quindi le chiavi interpretative di un soggetto talmente ricco. Cosa ci ha colpito allora di Caravaggio a Roma – Il viaggio del Giubileo? Intanto la plasticità delle riprese e la qualità dei commenti artistici e storiografici, tra i quali va citato almeno quello di un grande storico, Franco Cardini, il quale non è nuovo a “comparsate” in ambito cinematografico: di recente lo abbiamo ascoltato anche con estremo interesse in Marcho – L’ultima bandiera, avvincente docu-film di Marco Fabbro con al centro la figura del condottiero Marco di Moruzzo, l’uomo che per un po’ riuscì ad opporsi all’invasione delle terre friulane da parte della Serenissima. Ma ancora più originale, volendo, è quella sorta di “montaggio alternato” su cui idealmente poggia il film, allorché da un lato vengono ricostruite le diverse fasi della vita e della creazione pittorica di Michelangelo Merisi detto il Caravaggio, dall’altro si butta un occhio sulla tradizione del Giubileo e sul suo significato per la fede cristiana, tracciando poi un ulteriore parallelo tra le sue origini storiche, risalenti al pontificato di Bonifacio VIII, e come lo si sta vivendo oggi, nel 2025, in una Roma dalla quotidianità sempre più caotica, distratta e frenetica. Evidente trait d’union il notevole peso specifico del Giubileo datato 1600 nella tumultuosa biografia del Caravaggio. Fede e Arte. “Delitto e castigo”. Possibile sublimazione delle colpe terrene attraverso la ricerca spirituale e l’esperienza artistica. Questi sono solo alcuni dei nuclei tematici presenti nel documentario di Giovanni Piscaglia, che ha saputo poi esplorarli tenendo sempre alto il ritmo della narrazione e regalando al pubblico immagini di commovente bellezza.
Testo a cura di Stefano Coccia
