Generale di Corpo d’Armata in pensione, autore di Nassiriyah – Dall’attentato alla ricerca della verità, Carmelo Burgio è il candidato sindaco di Milano per Futuro Nazionale. A Mondospettacolo risponde senza cercare il salotto. Gradi a parte, città a parte.

Generale, chi è Carmelo Burgio quando toglie i gradi e quando li tiene?

Penso di essere una persona assolutamente normale, pur avendo scelto una vita particolare. Sono in pensione: i gradi li ho quindi «tolti», nel senso che non ho alcuna autorità e non ne avverto la mancanza. Finché li ho indossati erano fonte di responsabilità, non di potere.

Da ufficiale di carriera a candidato sindaco di Milano per Futuro Nazionale. Perché qui, perché ora?

Ho preso questa decisione ritenendo di poter avere ancora qualcosa da dare, per i miei figli e i miei nipoti. Convinto che sia necessario difendere gli italiani e sbarrare il passo a quella che è una strisciante islamizzazione.

Il primo gesto da sindaco, lunedì mattina. Non il programma in dieci punti.

Il mio primo atto, una volta costituito lo staff, sarebbe riunirmi con i collaboratori e valutare le priorità da affrontare.

Milano è ancora «la città che funziona»?

Milano è una città piena di contraddizioni, con un elevatissimo tasso di criminalità, che inficia le tante cose buone che la caratterizzano.

Cosa dice a chi, dopo uno spettacolo, ha paura di tornare a casa?

Chi ha paura ha sempre ragione. È lo Stato che deve rassicurare.

Immigrazione irregolare e quartieri: la ricetta.

Gli immigrati irregolari vanno allontanati dal territorio nazionale, senza eccezioni, e prima di tutti quelli fra loro che delinquono o soffrono di pericolosi disagi mentali. Occorre ottenere il massimo supporto dalle autorità nazionali preposte, e il Comune ha il dovere di collaborare appieno, evitando le critiche di maniera — quelle sì buoniste a oltranza — che hanno caratterizzato le ultime legislature.

Un generale in Comune spaventa moda, Scala, Fuorisalone?

Non vedo perché un generale debba spaventare quel mondo della moda. Se poi il mondo della cultura e dello spettacolo ha dei pregiudizi verso chi ha indossato un’uniforme e ha operato — lo testimoniano i fatti — con disciplina, onore e onestà, mi spiace: sono questioni che non mi riguardano. Non sono pagato per essere simpatico a tutti.

Quel pregiudizio l’ha già sentito?

So bene che la nostra formazione politica è osteggiata da ambo gli schieramenti, e l’ho percepito da tempo.

Scala, teatri off, club, cinema indipendenti: taglia, tiene, o chiede di meritarlo?

Ritengo che l’arte debba meritarsi quello che guadagna. Il grande artista, il genio, vive dell’arte che realizza e ha diritto a guadagnare anche cifre da capogiro. Ma se un operaio non riceve sovvenzioni, se un artigiano o un commerciante vivono del proprio lavoro, non vedo perché qualcuno, in nome di un’arte che non trova spettatori, debba vivere alle spalle del contribuente.

Tre artisti a Palazzo Marino, anche in disaccordo con lei.

Se dovessi invitare tre artisti sceglierei Francesco De Gregori e i Pooh.

Perché Futuro Nazionale e non un altro simbolo del centrodestra?

Potrei rispondere che altre formazioni non mi hanno mai cercato. Invece voglio sottolineare che ho scelto Futuro Nazionale alla luce dell’attacco concentrico che subisce, con interventi mediatici tendenti a far essere e far dire a Roberto Vannacci e a chi lavora con lui ciò che in realtà non si è e non si dice. Alterando sfacciatamente concetti e idee. Da sempre non amo le ingiustizie. E dopo la sequenza di assoluzioni, archiviazioni e proscioglimenti inviterei a considerare come mai un leader definito «razzista, omofobo, anti-femminista» nel corso della sua carriera non abbia mai esternato tali comportamenti. Inutile dire che le accurate ricerche di cronisti e avversari a nulla siano approdate al riguardo.

Vannacci a Milano è un vantaggio o un fardello, nei salotti che contano?

Se i «salotti che contano» avranno la capacità di leggere e documentarsi, forse modificherebbero il preconcetto su Vannacci.

Meloni governa. Alleato o scomodo?

Un sindaco deve rispettare il Presidente del Consiglio e rappresentare le esigenze della sua città. E comunque, se guardiamo bene, le linee guida di FN e FdI non sono molto dissimili.

A chi dice: «Qui Vannacci non prende un voto»?

Direi di attendere sempre la prova delle urne.

Comandare uomini in missione e comandare un Comune: la differenza che ha già messo in conto?

I tuoi uomini non ti sparano alle spalle, e con loro esiste un legame che pochi possono capire. Una comunione che chiamo «fratellanza d’armi». Non può esistere in altri rapporti di lavoro o umani, semplicemente perché basati su presupposti differenti.

Un errore della politica milanese che da sindaco non ripeterebbe.

Fornirei appoggio assoluto alle autorità dello Stato preposte al mantenimento dell’ordine e della sicurezza pubblica, e non mi preoccuperei di accontentare i miei elettori con continue, inopportune e sovente tecnicamente errate critiche a tutto ciò che dovessero fare per svolgere la loro opera.

Milano è ancora locomotiva?

Milano può ancora trainare, e lo fa. Esistono peraltro altre realtà in Italia che stanno apprendendo a fare la loro parte, e questo è comunque un bene.

Tre parole per la Milano che vuole.

Sicurezza da ricercare e favorire. Impegno assoluto al servizio della collettività. Milano città che non vessa i propri cittadini e non li esclude da nessuna sua parte, come accade con l’attuale policy del traffico.

Un messaggio a chi voterà Futuro Nazionale.

Avere fiducia. Si possono cambiare le situazioni che hanno reso di difficile vivibilità una parte della città.

Un posto di Milano dove va quando vuole ricordarsi perché si è candidato.

La Stazione Centrale resta per me simbolica. La sintesi dell’accoglienza mal riuscita, condotta anche in malafede. Accettando tutti pur sapendo di non poter offrire alloggio e lavoro, e lasciando una folla di derelitti, sovente pericolosi, a se stessi. Pronti a disturbare e mettere in pericolo la pacifica convivenza.

https://www.instagram.com/burgiosindaco.milano2027

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