Di Alessandro Cunsolo, Direttore di MondoSpettacolo.com

Carmen Cascone, scrittrice, musicoterapeuta e spiritual coach, si racconta in esclusiva per MondoSpettacolo. Da anni accompagna le persone in percorsi di consapevolezza sull’aldilà, unendo esperienza, intuizione e conoscenza. Ospite di podcast, conferenze e interviste, ha approfondito il rapporto tra spirito e materia. Autrice di articoli per testate giornalistiche, il suo stile unico fonde razionalità e introspezione. In uscita il libro Cronache tra spirito e materia, che ha dato il titolo alla conferenza di Napoli del 23 settembre con Piero Calvi Parisetti. Collaboratrice di Gianmarco Landi, Carmen apre varchi tra visibile e invisibile. In questa intervista, rivela ispirazioni, progetti e messaggi per l’esistenza.

Carmen, musicoterapeuta e spiritual coach: come è nata la tua passione per la ricerca sull’aldilà, e qual è stato il “momento” che ti ha fatto capire che questa era la tua missione?

È accaduto quando mio padre ha varcato la soglia dell’Oltre, il 31 dicembre del 2021. Quel giorno, il dolore ha risvegliato la mia parte più autentica. Da bambina percepivo presenze, suoni, intuizioni, come accade a molti bambini, ma dopo la sua partenza tutto si è fatto limpido, reale, tangibile. Ho compreso che la mia connessione con il mondo spirituale non è solo una capacità preziosa, ma una responsabilità. Da allora vivo in ascolto costante: ogni giorno è un dialogo tra due dimensioni che si cercano, si riconoscono e si uniscono. La mia missione è trasformare il dolore in conoscenza e la mancanza in continuità.

Il rapporto tra spirito e materia: qual è la riflessione più profonda che hai condiviso in podcast o conferenze, e come ha cambiato la vita di qualcuno che ti ha ascoltato?

Credo che spirito e materia non siano due mondi separati, ma due vibrazioni della stessa sostanza. La materia è lo spirito che si fa tangibile per permetterci di riconoscerlo. Quando lo comprendi, il dolore smette di essere nemico: diventa maestro. Ricordo una donna che attraversava un periodo di profonda oscurità. Aveva perso suo padre e, nello stesso tempo, viveva la fine di un amore che l’aveva consumata. Mi cercò distrutta, convinta di non avere più un posto nel mondo. La guidai a guardare oltre la superficie del dolore, accompagnandola nella ricerca dell’essenziale. Le insegnai che nulla accade per caso, che ogni perdita è un linguaggio, e che non siamo mai veramente soli: esiste un mondo sottile che ci sfiora, che ci abita e che ci sostiene, anche quando non lo percepiamo. Oggi quella donna è rinata. Mi ha detto che ha imparato a vivere come se ogni cosa fosse un segno d’amore dell’invisibile. Non ho fatto nulla di straordinario: ho solo ricordato a un’anima ferita la sua luce. È questo, per me, il senso più profondo del mio percorso.

Il tuo stile di scrittura unisce razionalità e intuizione: qual è l’articolo o il capitolo che ti ha reso più orgogliosa, e cosa ti ha ispirato a scriverlo?

Amo tutti i miei articoli e testi, perché nascono sempre dall’ascolto. Il mio è un sentire particolare: io sento con il cuore. Ogni parola arriva come un respiro d’altrove, e il mio compito è solo quello di tradurla in linguaggio umano. Scrivere, per me, è un atto sacro: non invento, ma ricevo. Le mie parole sono come fili di luce che cercano di tessere un ponte tra due mondi e di risvegliare le anime assopite. E quando qualcuno mi dice che leggendo si è sentito toccato nel profondo, allora so che la voce che parla attraverso di me ha raggiunto la sua destinazione.

Cronache tra spirito e materia: com’è nato il libro, e qual è il messaggio centrale che vuoi trasmettere ai lettori in un mondo così materiale?

Quel libro non l’ho scritto: l’ho ascoltato. È arrivato come un sussurro continuo, come una dettatura gentile proveniente da un’altra dimensione. Ogni pagina è nata dalla connessione con il mondo delle anime e con mio padre, che da allora è diventato la mia guida. Io ho solo trascritto ciò che mi veniva mostrato, con rispetto e stupore. Il messaggio è semplice e profondo: nulla finisce. “Cronache tra spirito e materia” vuole ricordare che la vita non si oppone alla morte, la include. Ogni respiro umano è un atto divino: materia e spirito sono due voci della stessa eternità.

La conferenza di Napoli con Piero Calvi Parisetti: qual è l’aneddoto più emozionante da quel giorno, e come la scienza ha dialogato con la spiritualità?

Durante la conferenza, il professor Parisetti parlava con precisione scientifica della continuità della coscienza dopo la morte. Io dissi una frase che mi arrivò dal profondo: “La scienza osserva, lo spirito riconosce.” In quel momento la sala si fermò. Si percepì una presenza collettiva, come se tutti avessimo smesso di ascoltare con le orecchie per iniziare ad ascoltare con l’anima. Fu lì che compresi che il vero dialogo tra scienza e spiritualità non è confronto, ma fusione. La prima studia il mistero, la seconda lo abbraccia. E insieme creano una verità che commuove, perché unisce mente e cuore.

Collaborazioni come con Gianmarco Landi: qual è il “momento” di connessione più forte che hai vissuto con un altro esperto, e cosa ti ha insegnato?

La conoscenza con Gianmarco Landi è avvenuta in un momento storico in cui ci avevano tolto tutto: la libertà, alcuni dei diritti fondamentali, la fiducia. Durante l’ultima conferenza, le nostre parole si sono allineate come onde in risonanza. Quell’esperienza mi ha insegnato che le collaborazioni autentiche non nascono per sommare competenze, ma per espandere vibrazioni.

Musicoterapia come ponte tra visibile e invisibile: qual è la melodia o il suono che usi per accompagnare le persone verso la consapevolezza, e perché?

La musicoterapia è il linguaggio più puro del sacro, il ponte più diretto tra il visibile e l’invisibile. Il suono attraversa la materia e risveglia ciò che dorme nello spirito. Utilizzo diverse frequenze per aiutare le persone a riconnettersi con la loro parte più autentica: tra queste, la 432 Hz, chiamata la “frequenza di Dio” perché armonizza corpo, mente e anima, riportando tutto a uno stato naturale di coerenza. Ma non solo: ne uso anche altre come la 528 Hz, la frequenza dell’amore e della trasformazione, e talvolta i diapason e la voce stessa, che è lo strumento più potente. Spesso invito chi partecipa ai miei percorsi a chiudere gli occhi e ad ascoltare il proprio battito cardiaco o il ritmo del respiro. In quei suoni primordiali, ogni essere umano ritrova la sua origine. È lì che avviene il miracolo: quando la persona comprende che il suono che cercava fuori era già dentro di sé, e vibra da sempre.

Ospite di eventi e dirette online: qual è il feedback più toccante che hai ricevuto da un partecipante, e come gestisci l’empatia in questi spazi?

Una donna mi scrisse: “Non so se ho parlato con te o con mia figlia che ti ha suggerito le parole che mi hai detto, ma da quella sera ho smesso di piangere.” Ecco, quelle parole mi hanno toccato più di qualsiasi riconoscimento. L’empatia, per me, è il linguaggio dell’anima: non è assorbire il dolore, ma trasmutarlo in amore. Quando entro in uno spazio di condivisione, sento di aprire un campo vibrazionale dove l’energia di chi partecipa si riunisce e si risana da sola. Io non faccio nulla: ascolto, accolgo e mi lascio attraversare. È l’amore che fa il resto.

Per chi cerca risposte sull’esistenza: qual è il consiglio per iniziare un percorso di consapevolezza, e come superare il dubbio iniziale?

Direi: osservate i segni e cercate le evidenze. La scienza offre evidenze, la sensibilità le interpreta con il cuore. Il dubbio non va eliminato, va onorato, perché è la porta della verità. Ogni cammino di consapevolezza inizia da una frattura: il punto in cui non sappiamo più chi siamo. Ma è proprio lì che la luce trova il varco. La verità non si raggiunge, si ricorda.

Ultima, da un direttore a una guida spirituale: se dovessi scegliere una tua “frase” da “incorniciare” per sempre – una che dice tutto di te – quale sarebbe, e cosa sussurrerebbe a chi la legge?

“Raccolgo frammenti di eternità tra le crepe del quotidiano.” Questa frase mi rappresenta. Osservo, ascolto, accolgo: spirito e materia non sono mondi separati, sono due facce della stessa realtà. Ogni respiro, ogni silenzio, ogni gesto porta con sé segnali di continuità, fili sottili che ci legano a ciò che persiste oltre la nostra percezione. Quando ci fermiamo davvero, percepiamo la presenza di chi ci ha lasciato: non è un’ombra, non è un ricordo, ma un’energia viva che ci attraversa, che si mescola al nostro respiro, che plasma ogni gesto, ogni pensiero, ogni emozione. La scienza osserva, lo spirito riconosce, e insieme raccontano una verità chiara e potente: ciò che amiamo non scompare, continua a muoversi, a vibrare, a essere parte del mondo. E allora, in quell’istante perfetto, tutto si trasforma in meraviglia: sentiamo i legami che non si spezzano, le vite che non finiscono, le presenze che ci accompagnano in ogni scelta. Siamo attraversati dall’infinito, consapevoli di essere ponte e memoria, custodi e testimoni. Ogni frammento di chi ci ha lasciato pulsa ancora dentro di noi, straordinario e indistruttibile. E in quel respiro sospeso, sentiamo l’eterno sfiorarci, e noi diventiamo parte di ciò che continua, vivi in ogni gesto, in ogni ricordo, in ogni battito.

Per interviste e collaborazioni: contattateci! Fonte: Esclusiva Carmen Cascone.

https://www.instagram.com/carmen_cascone1

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