Cattivi & cattivi: Roma a mano armata

Con una situazione di rapina a mano armata che anticipa addirittura il titolo di apertura, il cineasta Stefano Calvagna sembra quasi effettuare attraverso Cattivi & cattivi un ritorno ai tempi di Senza paura, suo esordio dietro la macchina da presa, datato 2000.

Perché, come in quel caso avevamo una banda di malviventi dediti a mettere a segno colpi ricorrendo a un taglierino, qui, con una capitale tricolore natalizia a fare da scenografia, è una spietata lotta tra due gang criminali a rappresentare il centro del soggetto.

Mentre sono i già collaudati volti calvagnani Massimo Bonetti e Claudio Vanni a ricoprire i ruoli di poliziotti in quasi ottanta minuti che, se da un lato vedono l’Andrea Autullo proveniente dall’horror Hyde’s secret nightmare e l’esordiente David Capoccetti destinati a rivelarsi due autentiche rivelazioni nell’incarnare una feroce coppia di malviventi dal grilletto facile, dall’altro pongono il regista stesso nei panni di un violento signore dello spaccio di droga affiancato dai due lottatori di MMA Fabio Russo e Michele Verginelli e dallo sceneggiatore del film Emanuele Cerman, preso a concedere anima e corpo ad una figura decisamente sopra le righe, perfino nel nome Caronte.

Del resto, non solo effettua la propria entrata in scena scimmiottando il David Patrick Kelly de I guerrieri della notte, ma sniffa cocaina cantando e non manca di andarsene in giro con gli occhi truccati, quasi come fosse una donna.

Un personaggio che accentua ulteriormente la tutt’altro che banale fattura delle diverse pedine tirate in ballo, cui si aggiungono, tra gli altri, un inedito Enzo Salvi armaiolo in chiave drammatica, un Gianluigi Del Forno ambiguo barista e, non ultima, la Ines Nobili de L’ultimo bacio impegnata ad interpretare – con tanto di calda scena di sesso – un avvocato con il debole per i delinquenti.

Pedine sulla cui progressiva presentazione finisce per poggiare buona parte dello script, non privo neppure di un momento con una coppia bruciata viva che tanto sembra rimandare alla spietatezza oggi dimenticata dei poliziotteschi e dei noir italiani sfornati negli anni Settanta e, soprattutto, fornito di divagazioni ironiche originali e tutt’altro che guastanti.

Tanto che, nel corso della veloce operazione concepita in sole due settimane usufruendo di pochi mezzi, la sequenza in cui, in maniera assurda, Calvagna e compagni di scorribande intonano inaspettatamente Nessuno di Mina non provvede altro che ad enfatizzare con efficacia la follia che attanaglia le loro menti lontane dalla sanità.

 

 

Francesco Lomuscio