Alla sua quarta prova da regista in solitaria dopo Bene ma non benissimo, Appena un minuto e Notti in bianco e baci a colazione, Francesco Mandelli prende ispirazione dalla canzone Cena di classe dei Pinguini Tattici Nucleari per mettere in piedi l’omonimo lungometraggio.

Quarta prova che apre alla maniera di una telecronaca sfruttando abbondanza di macchina da presa in movimento per presentare all’interno di una scuola i diversi personaggi che popolano la oltre ora e quaranta di visione.

Una combriccola di studenti destinati a ritrovarsi diciassette anni dopo gli esami di maturità in occasione del funerale di un ex compagno che, interpretato dallo stesso Mandelli, li filmava al liceo mentre parlavano di futuro, convinti di cambiare il mondo. Dunque abbiamo una Beatrice Arnera avvocata, un Andrea Pisani addetto alle pompe funebri che si presenta alla cena suggerita dal titolo direttamente con automobile aziendale (un carro funebre!), un Roberto Lipari rimasto legato fin dai tempi degli studi ad Annandrea Vitrano, un Francesco Russo poliziotto, una Giulia Vecchio cassiera in un supermercato che è da sempre la più bella del gruppo, un Herbert Ballerina (all’anagrafe Luigi Luciano) particolarmente avvezzo alle droghe e mantenuto da un padre ricco e, infine, un Nicola Nocella che, un tempo affascinante, è ingrassato e divenuto quasi irriconoscibile. Una figura che sembra più o meno vagamente strizzare l’occhio al Fabris alias Giampiero Traversa di Compagni di scuola, soprattutto se consideriamo il fatto che la situazione di partenza di Cena di classe non può fare a meno di richiamare alla memoria quella alla base del capolavoro verdoniano.

Ma le cose cambiano dal momento in cui, complice un Giovanni Esposito bidello, gli otto penetrano nel complesso scolastico in cui si diplomarono e, in seguito ad una nottata di eccessi e giochi assurdi, si risvegliano al mattino senza ricordare cosa sia accaduto e dove si trovi la bara, a quanto pare scomparsa. Una circostanza che suggerisce immediatamente affinità con Una notte da leoni di Todd Phillips ma che, tirando inspiegabilmente in ballo anche un ovino, rimanda ancor di più alla co-produzione tra Australia e Regno Unito Tre uomini e una pecora di Stephan Elliott. E, man mano che al cast si aggiunge anche Ninni Bruschetta nei panni del preside, è dunque da questo momento che comincia a manifestarsi nello spettatore il desiderio di scoprire quale retroscena si nasconda dietro all’accaduto. Però, sebbene qualche battuta affidata al citato Ballerina riesca nell’impresa di strappare risate, non si fatica nell’avvertire una certa debolezza nella sceneggiatura scritta da Pisani, Lipari e Mandelli insieme a Tiziana Martini e Ignazio Rosato. Di conseguenza, con incluso un confronto generazionale tra i protagonisti e i nuovi studenti della scuola, se Cena di classe – approdante ad un’ultima sequenza posta durante lo scorrimento dei titoli di coda – intende essere la più ambiziosa opera mandelliana dobbiamo purtroppo constatare che non riesca a conquistare… oltre a risultare piuttosto confusa, proprio come gli ex maturandi che la popolano.

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