Cercando Valentina – Il mondo di Guido Crepax: un documentario sull’universo dei fumetti colmo di echi e controechi

Reduce dal docu-film Diabolik sono io, in grado di trovare un punto di equilibrio tra i coefficienti d’intellegibilità e l’explicit epigrammatico connesso ai canoni dell’ars oratoria per scoprire l’arcano sulla scomparsa del primo disegnatore dell’immortale icona, Giancarlo Soldi alza ancor più il tiro con Cercando Valentina – Il mondo di Guido Crepax.

Un’opera che pone in risalto lo schietto principio ispirativo del versatile regista lombardo, intento ad anteporre alla scoperta dell’alterità, legata all’ampio margine d’enigma precedente, una dimensione maggiormente familiare ed ergo molto sentita. Sebbene dapprincipio la prova di Riccardo Vianello nei panni del tenebroso Philip Rembrandt convinca meno rispetto all’intenso Luciano Scarpa, che impersona Diabolik sulla scorta dell’aguzzo sguardo, evidenziato ad hoc dall’accorta tecnica luministica, il peso informativo svolge un ruolo topico.

La testimonianza dei vari studiosi pencolerebbe verso i timbri programmatici degli extra dei dvd se il crescendo espositivo, forte dell’arguzia del match-cut, non sciorinasse una miniera di aneddoti alieni alle banalità scintillanti. Il parametro contrappuntistico dell’immaginario critico d’arte che si diletta nelle investigazioni, ma dà il benservito ai diktat del Tempo, riesce ad andare oltre l’ovvio riverbero esornativo. La rievocazione degli anni Sessanta, col bar milanese snobbato dai reietti, eppure divenuto meta d’approdo e isola felice d’individui in possesso di un probo carattere d’ingegno creativo ed entusiasti, quindi, di confrontarsi sul terreno tanto dell’arguzia quanto dell’affetto intimo, palesa cauzioni di commerciabilità estranee, di norma, al solo circuito d’essai. Ai richiami noir, con la sciarpa rossa giustapposta al bianco e nero, corrisponde la densità lessicale delle parole piene. La figura di Valentina, ispirata sia alla diva Louise Brooks, sia alla moglie Luisa, apre lo scrigno all’armadio dei ricordi del fumettista defunto Guido Crepax. Un convitato di pietra dai modi timidi, le ali ai piedi e la magia nelle mani con la matita in pugno.

Quando il papà di Nuovo cinema Paradiso, Peppuccio Tornatore, fornisce lumi sull’interazione della fabbrica dei sogni con lo charme da lettura alternativa delle nuvolette stilizzate, l’elegia romantica permea l’elemento analitico. L’insita egemonia del cuore sul cervello tocca l’acme nel raddoppio dell’ombra all’interno della saletta cinefila, dove Crepax era solito sognare con il taccuino tra le dita e la sigaretta in bocca. Il ricorso alla geografia emozionale, coi luoghi meneghini trasformati nel teatro degli scontri in nome della fantasia al potere e del diritto al merito, funge infine da fulgido collante. Come i valori visivi promossi a sagaci avvisi introspettivi grazie all’attitudine ad accordare le scene di Cercando Valentina – Il mondo di Guido Crepax all’analogia dell’azione.

Il riflesso degli stati d’animo dell’inesausto Philip, frutto del rapporto di coalescenza con una veste inedita della città vissuta alla stregua dell’approdo nascosto ed empatico dell’estro, trascende così l’impressione d’inadeguatezza dell’inizio. A scongiurarlo provvede la telefonata di Rembrandt allo studioso in materia per ribadire l’autonomia inventiva dell’alacre Crepax che seppe ingrandire certe emblematiche componenti reali in concomitanza con Blow Up di Antonioni. L’incisione della sensuale eroina prende vita allora sublimando nell’epico l’audacia viceversa d’impicciolire, in controtendenza, gli spazi delle rappresentazioni grafiche. Abbinate ai soldatini napoleonici disposti nel gioco da tavola in famiglia per replicare all’infinito la battaglia di Waterloo. L’effigie finale della musa di Georg Wilhelm Pabst chiude il cerchio in Cercando Valentina – Il mondo di Guido Crepax e mette d’accordo, una tantum, esperti commossi ed elettrizzati neofiti.

 

 

Massimiliano Serriello