I Niente da fare presentano “Chocosexual”, un singolo che mescola satira sociale e ritmo coinvolgente per mettere in discussione etichette e paure contemporanee, tra energia rock e un messaggio diretto che invita a riflettere senza perdere leggerezza.

“Chocosexual” è un titolo provocatorio e ironico: quanto vi interessa giocare con il linguaggio per smontare le etichette?
Ci interessa moltissimo. Usare l’ironia e la provocazione attraverso il linguaggio è per noi un modo efficace per scardinare i cliché e spingere chi ascolta a guardare oltre le definizioni preconfezionate. Tuttavia, non lo facciamo mai fine a se stesso: in questo progetto il gioco linguistico è al servizio di un concept album più ampio, dove la nostra priorità è stata quella di costruire una forte continuità narrativa e tematica tra tutti i brani.
Nel testo dite “sono kenofobico” e parlate della paura del vuoto: è una metafora più personale o generazionale?
Siamo convinti che questa paura vada ben oltre la sfera puramente personale e che parli a nome di un’intera generazione. Viviamo in un’epoca in cui la freneticità quotidiana e la ripetitività delle nostre azioni ci portano spesso a inserire una sorta di “pilota automatico”. Questo automatismo finisce per distaccarci da noi stessi, generando un senso di vuoto interiore collettivo con cui molti ragazzi oggi si trovano a dover fare i conti.
Il groove del brano è molto coinvolgente e quasi tribale, ma in alcuni passaggi resta volutamente ripetitivo: è una scelta per creare ipnosi o per rafforzare il messaggio?
È assolutamente una scelta mirata. Quei passaggi più ciclici e ipnotici, affidati in particolare alla chitarra solista, nascono proprio con l’intento di catturare l’ascoltatore, creando un’atmosfera quasi ossessiva che permette al messaggio del brano di radicarsi più a fondo nella mente.
Guardando alla vostra discografia, questo singolo rappresenta un’evoluzione rispetto a “Per Caso Alieno” e “Stanze Mentali” oppure è una naturale continuità?
Ogni nostra pubblicazione fa parte di un percorso in divenire, e questo singolo non fa eccezione. Lo consideriamo un tassello fondamentale che unisce il passato e il presente della band: da un lato raccoglie l’eredità concettuale e stilistica di “Per Caso Alieno”, elevandola verso una nuova maturità, e dall’altro funziona come una sintesi perfetta delle atmosfere già esplorate nell’album “Stanze Mentali”. È la dimostrazione di come si possa evolvere e cambiare pelle senza mai perdere quel filo conduttore che definisce la nostra identità artistica.
