Con il nuovo doppio singolo “NEWS” / “NEWS mi autogoverno”, Ilario Corona firma un progetto che non si limita a esplorare l’elettronica sperimentale, ma la usa come lente critica sul presente. È un lavoro che si muove su due livelli: da un lato il caos dell’informazione, dall’altro la risposta — fragile ma necessaria — dell’individuo che prova a rimettere ordine.

Ilario Corona doppio singolo

Il primo brano, “NEWS”, colpisce subito per la sua costruzione sonora stratificata e ipnotica. I campionamenti di figure pubbliche degli anni ’90 vengono manipolati fino a diventare quasi irriconoscibili, trasformandosi in un flusso indistinto che non restituisce più contenuto, ma rumore. È proprio in questa scelta che il pezzo trova la sua forza: non si tratta di nostalgia, ma di una constatazione amara. Le dinamiche mediatiche sembrano ripetersi, cambiano i volti ma non la sostanza, e il brano rende questa ciclicità quasi fisica, immersiva.

Sul piano musicale, “NEWS” si muove tra pulsazioni elettroniche e tensione costante, mantenendo una dimensione ballabile che però non concede leggerezza. È un invito al movimento che non distrae, ma accompagna dentro un certo disorientamento.

La seconda traccia, “NEWS mi autogoverno”, ribalta la prospettiva e rende esplicito il cuore concettuale del progetto. Se la prima parte è immersione nel rumore esterno, qui il discorso si sposta sull’interiorità. Il sound resta elettronico e sperimentale, ma più focalizzato, come se la densità del caos venisse incanalata in una struttura più consapevole. Non c’è una fuga dal rumore, ma un tentativo di conviverci attraverso regole personali, quasi una forma di autodisciplina emotiva.

È proprio questo passaggio a dare spessore al progetto: dall’analisi del sovraccarico informativo alla costruzione di una risposta soggettiva. Non una soluzione definitiva, ma una strategia di sopravvivenza mentale.

Nel complesso, il doppio singolo di Ilario Corona funziona come un piccolo laboratorio sonoro e concettuale: elettronica sperimentale che non si accontenta dell’estetica, ma punta a interrogare il presente. Un lavoro che alterna attrazione e disorientamento, lasciando l’ascoltatore in uno spazio sospeso tra ritmo e riflessione.

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