Al panel “Dove finisce il film” all’Italian Pavilion di Venezia 83 il confronto sulla competitività della filiera. Usai: “Ci impegneremo a portare in Italia anche post-produzione ed effetti visivi a servizio delle produzioni internazionali”
VENEZIA, 9 SETTEMBRE 2026
La post-produzione non è più soltanto la fase conclusiva della realizzazione di un film, ma una componente strategica della filiera audiovisiva italiana, capace di generare innovazione, competenze e nuova competitività internazionale. È quanto emerso dal panel “Dove finisce il film. Post-produzione, digitale e creatività: l’infrastruttura strategica del cinema italiano”, organizzato dall’Unione Imprese Tecniche di ANICA all’Italian Pavilion di Venezia 83.
“Quella che chiamiamo post-produzione è in realtà molto di più – ha sottolineato il presidente ANICA Alessandro Usai – è un vero reparto di ricerca e sviluppo del nostro settore. E la ricerca e sviluppo richiede investimenti, qualche volta anche a fondo perduto, perché è la parte a più alto rischio. L’impegno di ANICA sarà quindi quello di supportare chi fa questo mestiere, affinché tutte le lavorazioni che arrivano in Italia abbiano un incentivo o un obbligo a investire non soltanto nello shooting, ma anche nella post-produzione e negli effetti visivi realizzati in Italia”.
“L’obiettivo – ha spiegato Usai – è aumentare i volumi di lavoro nel Paese, favorire nuovi investimenti e alimentare un processo virtuoso in grado di accrescere la qualità dell’intera filiera, con ricadute positive anche sulla produzione cinematografica nazionale”.
Per Piero Costantini, CEO di Mnemonica e vicepresidente delle Industrie Tecniche ANICA con delega alla post-produzione, “le imprese tecniche sono il laboratorio di ricerche e sviluppo di chi fa cinema. Come tale va supportato per permettere una competitività futura per tutti i produttori sul mercato internazionale”.
Sul tema della capacità delle imprese italiane di competere sui mercati internazionali è intervenuto Francesco Grisi, CEO di EDI Effetti Digitali Italiani: “Le possibilità di apertura verso il mercato estero sono limitate solo unicamente dalla sicurezza e dell’affidabilità degli incentivi italiani, quando saremo competitivi da questo punto di vista con paesi come l’Inghilterra e la Francia nulla ci stacca la esportare in modo massiccio il made in Italy”.