Cinema e drink. Donnaiuolo, ispirato a Un turco napoletano

La creatività nel mondo dei drink travalica qualsiasi confine geografico, mentale e tematico. Drink ispirati a un amore, a un’emozione, ma anche a un oggetto, ai luoghi del cuore e a un film amato.

Abbiamo chiesto ad alcuni dei migliori barman e barlady romani di individuare un proprio, personale, film del cuore cui ispirarsi. Ne sono scaturite decine e decine di drink, ispirati a filmografie delle più disparate, dai classici Via col vento ai neo-classici firmati Quentin Tarantino.

Con tanti registi anche italiani al centro dell’ispirazione, da Giuseppe Tornatore a Gabriele Mainetti, passando per David Lynch e il suo Mulholland drive, dai film romantici a Mad Max, passando per i cinecomic e il recente Avengers: Endgame.

Film che hanno ispirato l’uso di tutti gli ingredienti presenti nel mercato, ricette coniugate con cognac, tequila, whisky scozzese, irlandese, bourbon americani del Kentucky, vermouth piemontese, gin inglesi, romani e toscani, amari e bitter, ma anche vodka, ginger beer e liquore Strega, per una nuova ‘geografia cinematografica del bere di qualità’. Preparazioni semplici e meno semplici, da gustare nei loro ingredienti di qualità, ricette create ad hoc da barman e barlady cinefili per sperimentare sé stessi dietro il bancone con un occhio al Grande Cinema.

Oggi è la volta di Donnaiuolo, ispirato a Un turco napoletano, diretto nel 1953 da Mario Mattoli.

BARMAN: Alessio Conte proprietario e head bartender del 1000 Misture di Casarano (Lecce)

INGREDIENTI:

2 cl whisky Laphroaig Select Barrel
3 cl Ferrochina Baliva
3 cl vermouth
2 dash bitter alla salsa barbecue

Bicchiere: tazza da the barocca

Garnish: arancia disidratata

PREPARAZIONE:
Versare in un mixing glass versare il whisky Laphroaig Select Barrel, la Ferrochina Baliva e il vermouth, aggiungere ghiaccio e mescolare, quindi versare in tazza da the barocca e aggiungere il bitter alla salsa barbecue. Decorare con un’arancia disidratata.

ISPIRAZIONE:
Nel film Un turco napoletano Totò interpreta Felice Sciosciammocca, un uomo forzuto ma dal cuore nobile, arrestato per essersi accollato la colpa di un delitto in realtà commesso da altri. In carcere familiarizza con un lestofante che si fa chiamare Faina e, quando viene a conoscenza della sua condanna a morte, Felice accetta la sua proposta di evasione, piegando senza problemi le sbarre della cella. Appena usciti di prigione, i due incontrano un forestiero turco che chiede indicazioni per la stazione, poiché deve recarsi a Sorrento per non specificati motivi di lavoro. Faina e Felice lo stordiscono e lo derubano e il primo convince il secondo ad andare a Sorrento con i documenti dello sconosciuto per assumerne posto di lavoro e identità. Felice scopre così che il turco avrebbe dovuto prestare servizio presso la bottega di Pasquale Catone, uomo ricco ma gelosissimo della seconda moglie Giulietta e della figlia di primo letto, Lisetta. Pasquale in effetti s’attende un lavoratore straniero e con un “difetto”, il quale può far comodo alle esigenze di Pasquale che lo mette ai servigi/guardia della moglie e della figlia, il resto del film è tutto un programma! Da qui l’uso della Ferrochina Baliva, l’infuso a base di corteccia di china arricchito dalle virtù del ferro, accostata al personaggio di Felice, l’uomo di ferro, ma dal cuore tenero per le donne. Quindi, il vermouth, morbido e intenso per tutte le donne che lo circondano per il suo carisma; il whisky scozzese Laphroaig Select, per le difficoltà che incontra nel suo cammino e il bitter alla salsa barbecue per l’astuzia e la furbizia di Felice.