Con “Radio Ciclone”, Clotilde affronta un tema attuale con uno sguardo positivo: imparare a non lasciarsi travolgere dai ritmi frenetici della vita e ritrovare uno spazio di libertà attraverso la musica. Un brano dal ritmo trascinante che unisce energia e spontaneità, raccontando come la leggerezza possa diventare una scelta consapevole. In questa intervista l’artista parla del significato della canzone, delle esperienze che hanno segnato il suo percorso e del desiderio di rimanere sempre fedele alla propria identità.
Il concetto di “ciclone” richiama qualcosa che travolge. Quali sono oggi i “cicloni” più difficili da affrontare per una giovane artista?
Credo che uno dei ‘cicloni’ più difficili sia imparare a gestire le aspettative, sia quelle che ci imponiamo da soli sia quelle che arrivano dall’esterno. Oggi tutto va molto veloce e a volte si ha la sensazione di dover dimostrare continuamente qualcosa. Per me è importante ricordarmi che ogni percorso ha i suoi tempi e che la costanza conta più della fretta.
Pensi che la leggerezza venga spesso confusa con superficialità?
Sì, a volte succede. Per me la leggerezza non significa prendere le cose con superficialità, ma scegliere di affrontarle con uno spirito diverso. È una conquista, perché spesso arriva dopo momenti difficili. Con ‘Radio Ciclone’ ho voluto raccontare proprio questo: trovare un modo per alleggerire il peso della quotidianità senza ignorare quello che si prova.
La tua musica racconta emozioni sincere. Quanto è importante rimanere autentici in un panorama musicale in continua evoluzione?
Per me è fondamentale. Sperimentare e crescere è importante, ma senza perdere la propria identità. Credo che le persone percepiscano quando una canzone nasce da un’emozione vera, ed è proprio questo il legame che cerco di creare con chi mi ascolta. L’autenticità è ciò che mi permette di riconoscermi nella mia musica.
Cosa ricordi con maggiore emozione delle esibizioni dal vivo durante la settimana del Festival di Sanremo?
Ricordo soprattutto l’energia che si respirava. Esibirmi durante quella settimana è stata un’emozione intensa, perché ho avuto la possibilità di condividere la mia musica con tante persone e di confrontarmi con altri artisti. Sono esperienze che ti fanno crescere, ti mettono alla prova e ti danno ancora più voglia di continuare questo percorso.
Quanto è cambiato il tuo modo di interpretare una canzone rispetto ai primi anni?
È cambiato tanto. All’inizio ero molto concentrata sulla tecnica e cercavo di fare tutto nel modo più preciso possibile. Oggi, invece, sento il bisogno di vivere ogni canzone e di raccontarla con maggiore libertà. Ho capito che interpretare significa soprattutto trasmettere un’emozione, ed è quello che cerco di fare ogni volta che canto.
Cosa speri che il pubblico scopra ascoltando per la prima volta “Radio Ciclone”?
Spero che scopra un brano capace di trasmettere energia e leggerezza, ma anche un messaggio sincero. Mi piacerebbe che chi lo ascolta si sentisse libero di lasciarsi andare, anche solo per pochi minuti, e che ritrovasse un po’ di sé in quelle parole. Se ‘Radio Ciclone’ riuscirà a regalare un sorriso o un momento di spensieratezza, allora avrà raggiunto il suo obiettivo.