Cobra non è: la mia banda suona il pulp

Il titolo Cobra non è rimanda chiaramente alla strofa principale di Kobra, successo musicale della Donatela Rettore dei primi anni Ottanta, ma la crime comedy messa in piedi da Mauro Russo, proveniente dal mondo dei videoclip, non ha nulla a che vedere con quel decennio pop.

È infatti molto più facile avvertire più o meno vaghe influenze provenienti dal pulp post-tarantiniano degli anni Novanta dal momento in cui abbiamo il rapper Cobra e il suo manager Sonny, interpretati da Gianluca Di Gennaro e Federico Rosati, che, chiesto un prestito di denaro all’amico d’infanzia detto l’Americano, si trovano in cambio a dover consegnare per conto di quest’ultimo una valigetta.

Un Americano cui concede anima e corpo l’infallibile Nicola Nocella e che si rende oltretutto protagonista di una feroce sequenza di tortura a base di pinza fustellatrice che, diretta dal Ruggero Deodato autore del supercult Cannibal holocaust, non sarà inclusa nella versione del film disponibile su Amazon Prime dal 30 Aprile 2020.

Perché Russo è cresciuto a pane e celluloide di genere, dagli incubi dell’artigliato Freddy Krueger alla invasione demenzial-trash di Killer klowns from outer space, è quindi lecito individuare in Cobra non è più o meno voluti riferimenti a quella tipologia di spettacoli in fotogrammi; a cominciare dalle surreali dominanti rosse e verdi di cui fa ampio sfoggio la fotografia a cura di Simone Zampagni.

Dominanti indispensabili al fine di enfatizzare l’universo notturno in cui s’immergono Cobra e Sonny, cresciuti nel degrado di periferia e ai quali l’ingente somma chiesta all’Americano occorre per concretizzare una collaborazione con uno dei DJ producer maggiormente richiesti.

Universo notturno che fa ovviamente da teatro alla serie di equivoci e peripezie destinati a presentarsi sulla loro strada, ma, soprattutto, da scenografia alla varietà di grotteschi personaggi che popolano il lungometraggio.

Man mano che la tutt’altro che classica struttura narrativa viene giocata su più di un salto temporale e che, con abbondanza di situazioni in interni, la progressiva entrata in scena di popolari volti delle note quali Clementino, Tonino Carotone e Max Pezzali contribuisce a conferire al tutto lo status di bizzarro oggetto del desiderio da schermo.

Come pure un momento animato altamente splatter che, se da un lato accentua il respiro da fumetto che caratterizza Cobra non è, dall’altro ci spinge a pensare sia un abile stratagemma attraverso cui rendere soft l’eccesso di violenza mostrato e, allo stesso tempo, sfruttare nel migliore dei modi i pochi mezzi a disposizione.

 

 

Francesco Lomuscio