Comedians: comici in cerca di un Salvatores

Il rapporto tra il cineasta Gabriele Salvatores e l’opera Comedians di Trevor Griffiths è iniziato nel 1985, quando, semi-esordiente e qualche anno prima di conquistare il premio Oscar grazie al suo Mediterraneo, il cineasta napoletano la portò in scena al Teatro dell’Elfo di Milano.

Adattata per il grande schermo in modo da non fermare il lavoro durante l’emergenza del 2020 dovuta al Coronavirus, Comedians non vede più protagonisti Paolo Rossi, Silvio Orlando, Claudio Bisio, Bebo Storti e Renato Sarti, ma tira in ballo Marco Bonadei, Vincenzo Zampa, Walter Leonardi, Giulio Pranno, Ale e Franz per calarli nei panni di sei aspiranti comici.

Sei aspiranti comici che, stanchi della mediocrità delle loro vite, una volta giunti al termine di un corso serale di standup comedy si preparano ad affrontare la prima esibizione in un club, sul cui palco si trovano combattuti tra il rispettare gli insegnamenti del proprio maestro interpretato da Natalino Balasso, devoto a una comicità intelligente e senza compromessi, cercare una strada di assoluta originalità o stravolgere il loro numero per assecondare il gusto molto meno raffinato di un esaminatore, il quale ne sceglierà uno nel mucchio da portare in una trasmissione televisiva.

Esaminatore dal volto di un Christian De Sica in uno dei suoi rari coinvolgimenti in produzioni non destinate al pubblico cinematografico natalizio e che fa la propria entrata in scena a circa metà dei novantasei minuti di visione.

Novantasei minuti che, dal retrogusto grottesco fin dall’avvio, intendono fornire una riflessione proprio sul senso della comicità, affrontando temi di assoluta attualità e ricordando che, se non tutto ciò che è vero è divertente, non tutto ciò che è divertente è vero. Oltre al fatto che il comico è uno che osa e che la risata è il mezzo, non il fine.

Man mano che, tra una prima parte incentrata sulla preparazione e una seconda occupata per lo più dall’esibizione, supportato dalla fotografia del fido Italo Petriccione Salvatores ambienta l’operazione quasi completamente in interni, rispecchiando in pieno la sua genesi teatrale.

Un’operazione destinata a valorizzare non poco le performance sfoderate dal cast e che, tutt’altro che mirata alla facile risata e indirizzata a facili palati, trova la sua migliore sintesi, con ogni probabilità, nelle parole dello stesso Salvatores: “Certo, il testo di Comedians è un’indagine sul concetto di comicità e non mancano i momenti divertenti, ma, probabilmente condizionato dai tempi che stiamo vivendo, ho visto emergere dalle parole di Griffiths delle persone sull’orlo del fallimento, pronte a tradire un’amicizia o un maestro, un’umanità minima che cerca in tutti i modi di sopravvivere, lottando senza sosta contro un destino avaro”.

 

 

Francesco Lomuscio