Con Italo disco – The sounf of “spaghetti dance” rivive in dvd la disco music tricolore

Per la prima volta in dvd, in versione integrale ed estesa, è disponibile nella collana Home Movies Spot Italo disco – The sound of “spaghetti dance”, documentario riguardante l’avvento della disco music nostrana nei primi anni Ottanta.

Documentario della durata complessiva di circa un’ora e trentotto minuti attraverso cui Pierpaolo De Iulis, in due puntate, ci trascina in un viaggio alla (ri)scoperta della nascita e del tramonto di un fenomeno musicale che riuscì ampiamente a varcare i confini nazionali.

Un fenomeno che, infatti, secondo il Paolo Pelandi meglio conosciuto come P. Lion e autore di Happy children e Dream, è stato maggiormente compreso e celebrato al di fuori dell’Italia. Il Paolo Pelandi che ritiene anche la creatività fu l’elemento bello degli anni Ottanta; decennio cui, nei pensieri del produttore Roberto Turatti, oggi si rifanno in molti perché è assente la fantasia.

Il Roberto Turatti che, oltre a ricordare i suoi esordi nel rock e insieme ad Enrico Ruggeri, dispensa il divertente racconto del fatto che decise di diventare disc jockey per rimediare ragazze.

Mentre, tra interventi di suoi colleghi quali Oderso Rubini e Severo Lombardoni ed estratti video di hit del calibro di Hold the line di Chester, Lucky guy degli Styloo, Help me e Looking for love di Tom Hooker, prendono la parola anche il compositore Pierluigi Giombini, Albert One (pseudonimo di Alberto Carpani), Ciro Pagano dei Gaznevada, il duo Atelier Folie, ovvero Franco Rago e Gigi Farina, il giornalista Carlo Antonelli, Bruno Magnani e Davide Piatto dei N.O.I.A., di cui ascoltiamo Do you wanna dance?.

Un calderone di nomi importanti al cui interno non mancano neppure Alexander Robotnick alias Maurizio Dami, il Fred Ventura (all’anagrafe Federico Di Bonaventura) di Imagine, il quale osserva che dopo venticinque anni anche le cose trash diventano cool, il Roberto Zanetti noto come il Savage che ci ha regalato Goodbye, che ricorda l’arrivo della musica house e il conseguente rifiuto della melodia, e Gazebo.

Quest’ultimo impegnato a rivelare, tra una Masterpiece e una Tears for Galileo, come I like Chopin sia stato per lui sì un successo, ma, allo stesso tempo, una gabbia.

Se poi da un lato abbiamo lo Stefano Zandri che, divenuto popolare con il nome di Den Harrow, rievoca il passaggio dall’era reaganiana del sogno a quella in cui ha deciso di trasferirsi all’estero, dall’altro non poteva certo mancare il numero uno dei discografici Claudio Cecchetto, sfornatore di aneddoti relativi alla sua Gioca jouer, al Sandy Marton di People from Ibiza, al debutto canoro di Sabrina Salerno e alla nascita della Run to me di Tracy Spencer.

È proprio lui ad affermare che non è vero sia stata usa e getta come si diceva la musica che, appunto, Italo disco – The sound of “spaghetti dance” provvede nostalgicamente a riportare alla luce in fotogrammi.

 

Francesco Lomuscio