“Conosciamoli Meglio”: Ghyblj intervista Enrico Beruschi!

Amici di Mondospettacolo, oggi il vostro Ghyblj è andato ad intervistare il grandissimo Enrico Beruschi!

Per 15 anni hai fatto il ragioniere e poi il grande salto nel mondo del cabaret. Ma come si effettua il salto da una professione così seria e impostata alla professione del comico?

Tante cose succedono per caso. Un ragioniere del ’60 per primo impiego va in banca ( su 34 offerte di impiego), poi si sente un po’ legato ed accetta una ditta del papà di un amico, fa il servizio di leva come ufficiale, torna vuole cambiare di nuovo ( Helene Curtis: capo vendite, ma era troppo presto ), un paio d’anni venditore e poi vince un posto da giovane capoufficio alla Galbusera Biscotti, dopo 5 anni è vice direttore commerciale, ma Walter Valdi lo butta sulla pedana del Derby: quella sera cominciò l’avventura e dopo 2 anni decisi di dimettermi per una piccolissima occasione televisiva. Semplice, no?!?

Dal Derby di Milano, (storico locale che ha visto nascere tanti comici) alla televisione, tante tue partecipazioni a svariate trasmissioni e poi la consacrazione popolare a Drive In, che ricordi hai di quella esperienza di gran successo?

Dopo altri due anni, in cui crescevo come cabarettista, Pippo Baudo convinse la RAI a far nascere NON STOP (regia di Enzo Trapani): un successo clamoroso e non preventivato; io sono il più anziano di età, ma il più giovane di palcoscenico, siamo nel ‘77; di seguito arriva La Sberla ( regia di Giancarlo Nicotra ) e poi nel ‘79 Luna Park ( sabato sera di RAI Uno ), ma all’inizio anno, nella mia follia, partecipo in gara  al Festival di Sanremo e rischio il podio ( ero terzo, ma il mondo non era ancora preparato; ho aperto la strada a molti e sono stato il primo “ non cantante “ ad andare in finale). Sempre nel ‘79, a novembre comincio a lavorare in teatro, cioè da attore nella commedia musicale “L’Angelo Azzurro” di Amendola e Corbucci.

Interpretavi sempre la parte del personaggio goffo e un po’ sfigato che ti fa sfondare letteralmente il cuore dei telespettatori, amato perché in qualche modo si rivedevano in te?

E’ stata un’idea giusta, in effetti ero timidissimo e ridevo soprattutto di me stesso, naturalmente esasperando la semplicità. Mi ricordo quando nel ‘74, prima ancora di essere in cartellone, mi regalarono una trasferta a Sassuolo, una serata promossa da Cochi e Renato per diffondere il cabaret; io ero solo un oggetto misterioso; Valdi e Boris Makaresko vennero in ufficio a prendermi (in effetti io misi la macchina, la benzina, la guida e l’autostrada, ma ero felice). Al Derby ero meno dell’ultima ruota del carro e loro arrivarono gaudenti: me li ricordo ancora spauriti di fronte alla mia scrivania da capo, con la più bella segretaria, a cui dettavo una lettera. Capirono che non erano frottole quello che raccontavo alla sera.

La Differenza tra la tua storica “moglie” Margherita e la Show Girl Lory del Santo?

Margherita Fumero è una signora attrice comica (e non solo), che ho conosciuto nella trasmissione ‘Angelo Azzurro ( Beruschi, Minoprio e Fumero), è nata una grande stima ed amicizia e quando nell’ ‘81, in Rai Due, abbiamo fatto “ Tutto Compreso “ ( ancora Nicotra ) , l’ho voluta al mio fianco per interpretare la moglie rompiscatole, gelosa, ossessiva, ma alla fine innamorata e ricambiata con santa sopportazione. La Lory giovane, molto carina, si faceva largo nel mare della popolarità, recitava il suo personaggio e andava tutto bene. Solo una volta sono dovuto intervenire a mettere pace tra le due.

Dalla Tv al Palco di Sanremo dove Nell’anno 1979 ti classifichi al quinto posto con il tormentone dei tormentoni: “Sarà un Fiore” brano che ancor oggi viene canticchiato nei Karaoke d’Italia… quindi Enrico Beruschi è anche cantante?

Cantante no, anche se sarebbe la mia passione, rovinato a 6 anni dal cattivo maestro di canto, che mi ha cacciato in un angolo, bollandomi come stonato assoluto; sono più di 70 anni che sono lì con le lacrime agli occhi, con la paura ad aprire bocca. E pensare che la mia passione è la lirica e quando faccio una regia, mi adopero per aiutare i giovani cantanti a muoversi in scena, lo faccio con affetto perché li ammiro: loro hanno le note ed io no.

Dal Derby di Milano alla TV, dalla TV al canto, dal canto al grande cinema, fino alla regia teatrale, quali tra tutte queste esperienze artistiche ami di più?

Detto così, mi disorienta: ma io so fare tutte quelle cose lì??? Diciamo che sono un buon apprendista. Mi piace tutto quello che ho fatto e godo nel ripetere e migliorare le esperienze, dal cabaret, al teatro, alla lirica, ecc. ecc. Poi mi dedico molto alle letture di Giovannino Guareschi, che ritengo importante ed educativo per i giovani.

Chi è oggi Enrico Beruschi?

Un signore, con la barba bianca, che tra un mese compie 78 anni. Mi devo convincere che devo rallentare il ritmo del quarantenne e studiare la “mia” carta d’identità.

Un anno fa era sorta sui social una polemica in merito ad una tua dichiarazione dove raccontavi che la tua pensione di 2000 euro mensili non riusciva a sostenerti, ma ci stavi burlando anche in quell’occasione?

Stupidaggini da “social “, io non ho mai detto quella cosa lì! Mi hanno chiamato dalla D’Urso e sono caduto nella trappola in buona fede: Gianfranco D’Angelo era stato tirato in mezzo, ma anche lui non l’aveva detto. L’unica cosa che ho tentato di precisare, è che la somma è misera, se proporzionata ai nostri versamenti negli anni. Ma non ho più voglia di fare il contabile.

Secondo Enrico Beruschi, cosa manca oggi alla televisione Italiana?

Un po’ di umorismo, tutti si sentono comici e sparano la prima cosa che gli autori mettono loro in bocca. I bravi ci sono, ma ci vuole una scrematura. Poi a me non piace il turpiloquio e le volgarità che abbondano: arriva la parolaccia, tutti ridono e allora si credono comici. Manca la satira: ho proposto di fare una puntata di “Chi l’ha visto? “.

In tantissimi anni di onorata carriera hai conosciuto tante star di casa nostra, ma c’è un personaggio maschile o femminile che ti ha fatto un torto e che mai gli hai perdonato?

Domanda strana: io ho tentato sempre di aiutare tutti e credo di non aver fatto torti a nessuno; a me ne hanno fatti, ma non porto rancore, non posso perdonare, perché ho dimenticato in contemporanea, quindi come posso perdonare ciò che non esiste?

In questi giorni star di “La Sai L’Ultima”, ma gli Italiani oggigiorno hanno ancora voglia di ridere? La medicina per rallegrare gli animi?

Ho fatto una piccola apparizione, credevo che mi chiamassero per raccontare una barzelletta, invece era solo un allegro richiamo. La gente ha sempre, tuttora la voglia di ridere. Io punto al sorriso, facciamo un esempio: entri in un bar e sono tutti seri, se mi riconoscono, partono i sorrisi dei ricordi, altrimenti mi diverto io: dico delle cose stravaganti per cambiare un po’ l’umore del momento.

 

Enrico Beruschi da grande vorrà diventare…?

Ci sto meditando, perché penso che sia ora di mettere la testa a posto, ho tanti progetti, ma temo di non avere più di 20 anni a disposizione per realizzarli. Lirica: mi piacerebbe poter fare una bella regia, ma posso dare fastidio: faccio spendere poco e non voglio che accanto a me si rubi, come nel costume. Letture di Guareschi: spero di portarle nelle scuole (anche qui vado contro corrente). Da un paio d’anni scrivo per Il Giorno e per Il Candido e temo di ascoltare dei facinorosi che mi invitano a continuare, io che so appena leggere e scrivere; il cinema . . .il teatro . . .e il cabaret? Il primo amore non si scorda mai, dicono: Io mi ricordo solo il cabaret.

Ghyblj

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