Copia originale: un fake da Oscar

Can you ever forgive me? recita in patria il titolo di Copia originale Potremo mai perdonare la scrittrice  Lee Israel per essere diventata una falsaria semplicemente geniale? 

Siamo a New York all’inizio degli anni Novanta e, da dotata giornalista e scrittrice di successo di alcune biografie, Lee Israel si ritrova ormai con pochi soldi senza uno straccio di lavoro, a causa del pessimo carattere e dell’amore per l’alcool, mentre il suo agente letterario non vuole più saperne di lei.

Da vera misantropa, la donna, compiuti i cinquant’anni, vive insieme al suo amato gatto in una casa infestata dalle mosche a causa della scarsa pulizia, dedita esclusivamente a bere in sordidi bar.

A prima vista, non sembra davvero il film da consigliare a chi è in cerca di un momento di svago e di intrattenimento, ma, come il suo titolo, la storia originale vale il prezzo del biglietto.

L’interpretazione di Melissa McCarthy (candidata giustamente all’Oscar) nei panni di Lee Israel, supportata da  Richard E. Grant in quelli del gay Jack Hock, si pone al servizio di una storia vera che sarebbe giusto definire biopic, considerando che si basa sull’omonimo romanzo scritto dalla stessa Lee Israel. E, proprio come il libro, quella che, a prima vista, potrebbe sembrare una stucchevole e tragica storia, grazie anche alla regia di Marielle Heller (Diario di una teenager) diventa un’operazione a dir poco entusiasmante, con tanti momenti divertenti e ironici.

Copia Originale

Il tema affrontato è il poter raggiungere l’agognato sogno americano, anche in modo truffaldino. Ma la storia di Lee Israel non è quella di una banale falsaria, bensì di una persona dotata e geniale che, per cercare di sbarcare il lunario in una società che ormai la rifiuta, crea dal nulla lettere di attori e scrittori famosi. Dei falsi talmente perfetti che nessuno dubita sulla loro autenticità.

Falsi che fa in modo ingegnoso, con fatica, comprando vecchie macchine da scrivere per imitare il carattere dell’epoca, replicare le firme e i loghi grazie alla complicità di tipografo, invecchiando la carta dentro al forno, usando il suo strampalato amico omosessuale quando diviene complicato vendere ai tanti negozi di antiquariato o quando, ormai, l’FBI è sulle sue tracce.

Copia Originale

In un’annata cinematografica che ha visto Clint Eastwood trasportare droga e Redford rapinare le banche, entrambi anziani, è curioso trovare un’altra eroina Anche la  nostra eroina avviata verso la vecchiaia e cui la vita non riserva molt. Anzi, è forse questo il vero paradosso del sogno americano, il leit motiv del lungometraggio, ovvero quello di ingannare, truffare in modo abile, scegliere un genere che nessuno sarebbe in grado di fare, se non lei capace scrittrice, che si documenta minuziosamente su come realizzare il falso.

All’uscita del best seller da cui il film attinge, la critica letteraria scrisse: “Un libro che racconta una storia sordida, ma stramaledettamente bello !”… giudizio che vale anche per la trasposizione Copia originale.

 

 

Roberto Leofrigio