Corinne Cléry, Lisa Gastoni e Stefania Sandrelli regine dell’eros in dvd

Tra gli anni Settanta e Ottanta sono state, senza alcun dubbio, tre delle principali icone femminili nell’ambito dell’eros su celluloide.

Stiamo parlando di Corinne Cléry, Lisa Gastoni e Stefania Sandrelli, di cui vengono ora riscoperti su supporto dvd tre curiosi titoli appartenenti alle rispettive filmografie: Kleinhoff Hotel, L’immoralità – Quando l’eros diventa scandalo e La sposa americana.

 

Kleinhoff Hotel (1977)

In collaborazione con CG Entertainment, Minerva pictures recupera dal ricco curriculum dietro la macchina da presa del maestro Carlo Lizzani questo curioso oggetto cinefilo del desiderio la cui frase di lancio parla chiaro: “L’esplosione dei sensi di un uomo e una donna in una stanza del Kleinhoff Hotel”. Perché la oltre ora e mezza di visione è quasi interamente all’interno della stanza d’albergo berlinese in questione che si svolge. Albergo dove, perduto l’aereo, una Corinne Cléry moglie borghese di un architetto si trova costretta a trascorrere la notte senza immaginare di fare la conoscenza con un Bruce Robinson che è, in realtà, un giovane invischiato in faccende di terrorismo politico. Giovane con cui consuma una passione destinata a regalare allo spettatore calde sequenze di sesso che rappresentano, però, l’altra faccia di una pellicola ad alto tasso di erotismo dalle mire decisamente più alte. In quanto l’intenzione dell’autore di Banditi a Milano e Roma bene, che coinvolge in un piccolo ruolo anche Michele Placido, è quella di analizzare l’aspetto della solitudine e dell’isolamento dalla società in quelli che furono i cosiddetti “anni di piombo”. Autore di cui, tra l’altro, troviamo un’intervista di tredici minuti nella sezione extra del disco.

 

L’immoralità – Quando l’eros diventa scandalo (1978)

Sono sempre CG entertainment e Minerva pictures ad offrire su disco digitale un titolo che, diretto dal Massimo Pirri cui dobbiamo, tra l’altro, Italia: ultimo atto?, sarebbe totalmente impensabile nella sempre più politicamente corretta Italia del XXI secolo. Partiamo, infatti, da un Howard Ross (all’anagrafe Renato Rossini) maniaco che, in fuga in mezzo alla campagna dopo aver sepolto il corpo di una giovanissima donna che ha ucciso, finisce nei pressi di una solitaria villa di proprietà di un ricco Mel Ferrer, da tempo immobilizzato sulla sedia a rotelle. Ricco la cui figlia undicenne Karin Trentephol s’imbatte proprio nel criminale ferito e lo fa nascondere; fino al momento in cui la madre Lisa Gastoni, che usa concedersi sessualmente agli uomini locali, si accorge della sua presenza, arrivando addirittura ad intrecciare con lui una relazione. Ma, al di là della sensuale protagonista di Grazie zia che, sebbene scatenatissima sotto le coperte, appare più casta del solito davanti all’obiettivo di ripresa, a colpire è l’azzardatissima sequenza dell’amplesso pedofilo tra Ross e una Karin Trentephol controfigurata che si lascia comunque inquadrare nuda nonostante sia una bambina. Una sequenza se vogliamo piuttosto gratuita e disturbante in un contesto (immorale, appunto) riempito in maniera esclusiva di personaggi negativi, nell’evidente fine di concretizzare una feroce critica in fotogrammi nei confronti delle controversie dell’apparentemente lindo universo borghese.

 

La sposa americana (1986)

Dopo averla diretta nella serie televisiva I racconti del maresciallo e nell’erotico L’attenzione, Giovanni Soldati riporta sul set la compagna Stefania Sandrelli per farle interpretare un’ora e mezza circa di visione – qui sotto marchio Mustang Entertainment (www.cgentertainment.it) – derivata da un romanzo scritto dal padre Mario Soldati. Quattro anni più tardi del successo brassiano La chiave, che l’ha trasformata in un vero e proprio sex symbol, la bella protagonista di Divorzio all’italiana veste i panni (pochi) di colei che, sposata con Harvey Keitel, diviene l’amante del cognato di lui Thommy Berggren, docente universitario negli Stati Uniti appena sposatosi con l’impiegata di banca Trudie Styler. È infatti già durante il viaggio di nozze a Venezia di quest’ultima che la passione comincia a scoppiare tra i due infedeli, che arrivano a regalare allo spettatore una lunga sequenza di sesso patinato in puro eighties style culminante in maniera piuttosto calda sotto la doccia. Man mano che, con una malinconica colonna sonora di Gino Paoli a fare da accompagnamento, si approda ad un’inaspettata rivelazione finale che quasi trascina l’insieme dalle parti dei cosiddetti lacrima movie (il filone di cui fanno parte L’ultima neve di primavera e Il venditore di palloncini, per intenderci).

 

Francesco Lomuscio