Interpretata da Angelina Jolie, Maxine Walker è in Couture una regista che sta andando a Parigi per girare il suo nuovo film horror, ambientato durante la Paris Fashion week.
Dal volto di Anyier Anei, invece, Ada è una giovanissima modella scappata dalla guerra, sogna di fare altro nella vita, non gli interessa la moda e non ha mai camminato sui tacchi, ma non vuole perdere l’occasione che potrebbe cambiarle l’esistenza.

Poi c’è Angèle, ovvero Ella Rumpf, truccatrice ma che sogna di diventare una scrittrice. Proprio mentre la macchina produttiva del film si mette in moto, Maxine scopre di avere un tumore. Lei è una donna abituata a mettete il lavoro davanti a tutto e la diagnosi la costringe a fare i conti con se stessa. Vorrebbe rimandare, negare, continuare come se nulla fosse, finché non capisce che ignorare la propria salute significherebbe far soffrire anche chi le sta intorno. La sua famiglia rischia di perderla per davvero. Al suo fianco Anton, incarnato da Louis Garrel, il direttore della fotografia; è proprio lui a far scoprire a Maxine che esiste ancora una possibilità di futuro, ma sta a lei saperla cogliere. Una linea narrativa sobria, forse fin troppo defilata, ma funziona. C’è un film dentro Couture ed era buono, peccato si sia perso dentro le varie trame intrecciate, la storia si è annacquata e quello che poteva essere un intenso ritratto è diventato un pasticcio.

Peccato perché la regista Alice Winocour ci aveva abituati a molto meglio, in quanto sua fu la sceneggiatura di Mustang, film scelto per rappresentare la Francia agli Oscar del 2016. In quel caso la Winocour era riuscita a dosare bene tutte le storie, mentre in Couture le tre raccontate non sempre sono interessanti e sembrano collegate a forza: non aggiungono, anzi, tolgono al film. Volendo raccontare tre aspetti diversi della femminilità, la regista non riesce a dare il giusto peso e finisce per indebolire la parte migliore, quella di Maxine. La Jolie porta in scena questa fragilità con misura, ma non è un caso, in quanto l’attrice ha vissuto in prima persona un’esperienza simile ed è lei la prima promotrice del progetto. Si sente, nel lungometraggio, quanto le stesse a cuore. Couture nasce proprio per questo sincero coinvolgimento personale di Angelina Jolie e ciò si vede in ogni inquadratura che riguarda il suo personaggio. Purtroppo le buone intenzioni non bastano però a reggere una struttura corale che non ha il coraggio di scegliere. Un’occasione sprecata.