Rimandato drasticamente dalla Warner Bros per la distribuzione nelle sale, in quanto allora mirata a favorire il megasuccesso annunciato di Barbie, vede finalmente la luce del grande schermo Coyote vs. ACME, diretto nel 2023 dal Dave Green in precedenza autore soltanto di Tartarughe ninja: Fuori dall’ombra.
Ispirato ad una serie di racconti umoristici creati da Ian Frazier nel 1990, il film vede ala produzione James Gunn, rientrante anche tra coloro che ne firmano il soggetto, e punta ad aggiornare il mix di cinema live action e cartoon che individua alcuni dei suoi maggiormente popolari esempi in Chi ha incastrato Roger Rabbit di Robert Zemeckis e nel dittico costituito da Space Jam e Looney Tunes: back in action.
L’ambientazione si colloca nella particolare cittadina di Albuquerque, in Nuovo Messico, dove umani e cartoni animati della Looney Tunes convivono senza problemi e dove svolge la propria attività in uno studio di poco conto l’avvocato Kevin Avery interpretato da Will Forte, il quale, di punto in bianco, si trova ad aver a che fare con un caso alquanto scottante per il posto. Reduce da una serie di fallimenti per catturare lo struzzo Beep Beep, infatti, il noto Willy il coyote intende far causa alla ACME, società responsabile dei gingilli difettosi utilizzati per la creazione delle trappole ideate contro il pennuto corridore, chiudendo così per sempre un capitolo triste della drastica esistenza. Resosi conto della pericolosità del caso, considerando l’influente potenza della ACME, Kevin pian piano si affeziona alla causa di Willy e intende andare fino in fondo, cercando di battersi contro gente corrotta e personalità piuttosto pericolose. Come il difensore legale Buddy Crane alias John Cena, che lavora per la AMCE stessa.

E, vista la riuscita dell’operazione, ci si chiede per quale motivo Coyote vs. ACME abbia rischiato l’oblio; ma, d’altra parte, la politica distributiva cinematografica di questi anni Venti non sembra godere di grande lucidità artistica nei riguardi delle grandi masse, soggiogate da blockbuster senza logica e blasonati titoli da festival privi di anima. Coyote vs. ACME convince riuscendo ad amalgamare l’ironia slapstick dell’universo dei cartoni animati – resi alla perfezione da effetti speciali sempre funzionali, certo non più avanguardistici – con una trama che mira al genere cospirazionista, godendo quindi di una scrittura fine a cura di Samy Burch. Perché, nonostante la trama parli di una causa al di la dell’assurdo, quello che viene specificato tra le righe è che i potenti prevalgono sempre sulle masse e, nel far interagire il protagonista Forte e un divertente Cena con i Looney Tunes, Coyote vs. ACME si rivela un sentito e, a suo modo, commovente elogio al mondo dei perdenti. Un elogio che Green dirige con mano sicura, lasciando nel mezzo diverse chiavi di lettura per ciò che metaforicamente si intende raccontare in questa ingegnosa commedia fantastica.