Crawl – Intrappolati: i pericolosi alligatori di Alexandre Aja e Sam Raimi

Se l’australiano Kimble Rendall aveva inscenato nel 2012 un supermercato travolto da uno tsunami e terrorizzato da un affamatissimo squalo in agguato nel suo Shark 3D, il parigino Alexandre Aja cambia tipologia di fauna ma sfrutta un plot simile in Crawl – Intrappolati, prodotto dal Sam Raimi che, prima di portare l’Uomo ragno Marvel sul grande schermo, divenne riconosciuto maestro dello splatter, negli anni Ottanta, grazie a La casa.

Una volta conosciuta la giovane protagonista Haley interpretata da Kaya Scodelario, infatti, abbiamo un colossale uragano che colpisce la sua città natale in Florida, facendola ritrovare assediata da un branco di pericolosissimi alligatori nell’intercapedine della propria casa, dove si trova bloccato il padre Dave, ovvero Barry Pepper.

Una situazione d’assedio destinata a dilatarsi per la quasi ora e mezza di visione; man mano che il livello dell’acqua sale fotogramma dopo fotogramma al fine di far aumentare la tensione e la sensazione di pericolo e che il cineasta francese, di conseguenza, si trova a dover gestire un eco-vengeance (film incentrato su animali assassini), a nove anni dal sanguinolento Piranha 3D.

Un eco-vengeance che, inevitabilmente, va ad aggiungersi alla sfilza di pellicole a base di coccodrilli sbrana-uomini, le quali, se escludiamo il cult movie Alligator di Lewis Teague, tra il mediocre sequel di quest’ultimo e il tutt’altro che esaltante dittico italiano Killer crocodile non hanno certo regalato memorabili esempi al filone.

Kaya Scodelario stars in CRAWL from Paramount Pictures. Photo Credit: Sergej Radović.

E, seppur tecnicamente concepito in maniera ineccepibile, non sembra in grado di elevarsi al di sopra della sufficienza neppure Crawl – Intrappolati, tanto ricco di movimento quanto, paradossalmente, noioso e privo di reale capacità di coinvolgimento.

Sarà probabilmente a causa del fatto che le diverse uccisioni appaiano decisamente prive di fantasia e non certo in possesso dei necessari requisiti per poter rimanere incastonate nella memoria dello spettatore, ma, in ogni caso, dall’incontro tra il geniale autore di Darkman e colui che ci regalò l’ottimo Alta tensione e il bel remake de Le colline hanno gli occhi ci si aspettava molto più che un esile survival horror che sembra essere interessato più allo sviluppo del non facile rapporto tra padre e figlia che al lato dell’intrattenimento da brivido… fino ad un finale anche troppo aperto, prima dei titoli di coda commentati dalla sempreverde See you later alligator di Bill Haley & his Comets.

 

 

Francesco Lomuscio