Dopo aver diretto nel 2018 l’interessante American animals, film ispirato ad una storia vera riguardante una peculiare rapina avvenuta alla Transylvania University di Lexington nel 2004, il regista e sceneggiatore britannico Burt Layton torna dietro alla macchina da presa per girare Crime 101 – La strada del crimine, basato sull’omonimo romanzo di Don Winslow.
Incarnato da Chris Hemsworth, Davis è un ladro freddo e calcolatore, e le sue rapine sono talmente perfette da lasciare la polizia a secco di indizi.

Stufo di un’esistenza pericolosa e vissuta nell’ombra, sta organizzando il colpo più grosso della sua carriera, nonché quello più ambizioso, che gli può consentire di ritirarsi dal giro. Il cammino verso la libertà è però costellato da incontri imprevisti. Quello con Sharon, un’assicuratrice disillusa per una carriera priva dei riconoscimenti che merita e che possiede le fattezze di Halle Barry, diviene il frutto di una forzata collaborazione per interessi comuni. Quello invece con Orman, portato in scena da Barry Keoghan, è uno scontro vero e proprio con un rivale dai metodi molto più rozzi e pericolosi. Nel frattempo, mentre i destini si intrecciano, la polizia, nella persona del tenente Lubesnik alias Mark Ruffalo, raccoglie gli indizi mancanti che lo avvicinano a Davis. Burt Layton imita Michael Mann, e i riferimenti sopratutto a Heat – La sfida sono evidenti. Crime 101 – La strada del crimine, però, non è esente da difetti. Basato sull’omonimo romanzo di Don Winslow, il thriller poliziesco ha una sceneggiatura debole.

Scritta dal regista insieme all’autore stesso del libro, fa registrare nel complesso, a parte rare eccezioni, dialoghi banali e a tratti scialbi, e infonde sia poco ritmo che poca suspense. Probabilmente, il momento migliore del film riguarda la sfida giocata sulla tensione nervosa tra Davis e il tenente Lubesnik. I due non si sono mai incontrati prima, ma le indagini hanno portato il poliziotto a contatto con il ladro. La sequenza del loro confronto, che si svolge in auto con al volante il criminale, rammenta un Collateral a ruoli invertiti (per restare in ambito Michael Mann). In quel momento, però, l’aspetto più interessante è il confine sempre più sottile che si crea tra cacciatore e preda, poiché inizia una schermaglia molto interssante. I due citano Steve McQueen, in maniera mai casuale, con riferimento ai film Bullit di Peter Yates e Il caso Thomas Crown di Norman Jewison. Proprio quest’ultimo riguardava un abile e argutissimo ladro, la citazione infatti è una frecciatina del tenente Lubesnik, tesa a far comprendere a Davis di aver scoperto la sua identità.

Crime 101 – La strada del crimine vorrebbe inoltre ricalcare gli inseguimenti spettacolari a tutto gas del film di Yates, e nei limiti del possibile non sfigura. Latita totalmente invece sulla classe del secondo, anche per un Chris Hemsworth il cui paragone con McQueen è insostenibile. La sua prova manca di quella drammatica intensità che potrebbe dare spessore al personaggio. La trama ha poca consistenza e il lungometraggio conferisce l’impressione di non decollare mai davvero. Tra i personaggi meritava un approfondimento Orman, autentica mina vagante, ma resta una figura bidimensionale che avrebbe potuto incarnare invece meglio l’alter ego malvagio di Davis. La considerazione finale è che i personaggi siano poco interessanti, così come l’intreccio che li unisce. Tra l’altro, nel già ricco cast figura anche Nick Nolte, ma passa quasi inosservato. Crime 101 – La strada del crimine gode dunque di qualche buon momento action legato agli inseguimenti tra auto e moto per le strade di Los Anegeles, ma nel complesso soffre di tempi dilatati in scene visibilmente inutili. Compreso un finale discutibile anche sul piano della tensione, emblema di un film che promette ma non mantiene.
